La comunicazione energetica

Esplorare l’uso consapevole dell’energia, attraverso la scoperta della nostra capacità di essere creatori e molto altro ancora…

Rossella Panigatti

 

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30.ERNIA INGUINALE: UN SINTOMO CHE DENOTA CHE NON ABBIAMO ASCOLTATO IL NOSTRO CORPO

Cari ricercatori,

abbiamo visto che, non ascoltando le indicazioni del Secondo Chakra, ci perdiamo informazioni importanti che riguardano gli aspetti della sessualità, dell’ascolto delle emozioni e del rapporto con il cibo.

Ma cosa accade quando le tensioni non si risolvono e procedono, fino a arrivare al fisico?

Le parti del corpo o i sistemi che sono presieduti dal Secondo Chakra sono quelli che riguardano l’addome:sistema di riproduzione, (ovaie, utero e testicoli); sistema d’assimilazione (intestino tenue e intestino crasso); linguain quanto organo del gusto.

Prendiamo, per esempio, una patologia tipica che denota tensione a questo livello: l’ernia inguinale. Dal punto di vista della medicina l’ernia inguinale è determinata da un’ansa intestinale che fuoriesce per un rilassamento della parete addominale, spingendo sulla cute e causando la comparsa di una più o meno evidente tumefazione a livello dell’inguine.

Poiché è una patologia che riguarda l’addome, e precisamente una parte dell’intestino tenue, è ascrivibile a una tensione al Secondo Chakra.

In questo caso, la tensione determinata o dall’energia sessuale o dalle emozioni che la persona non si è permessa di sentire ha superato la barriera del controllo, costituita di muscoli addominali (muscoli – Terzo Chakra)

Significa che la persona ha fortemente controllato per reprimere la comunicazione che il suo corpo le dava su ciò che trovava piacevole e sulle emozioni che non si permetteva di sentire.

Non ha quindi avvertito il disagio che il vivere parzialmente la sua sessualità implicava, così come il negare di sentire le emozioni. La pressione è aumentata fino al punto di premere e essere visibile, formando l’ernia.

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30/06/08
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29.LA SINDROME DEL “NON VOGLIO CHE TU VOGLIA QUESTO”

Cari ricercatori,

la sindrome del non voglio che tu voglia questo è l’istituzionalizzazione del meccanismo perverso che ci vede sordi e ciechi e ci impedisce di ascoltare la comunicazione che ci perviene dal Secondo Chakra.

Incontriamo qualcuno che ci attrae sessualmente e subito il messaggio ci arriva forte e chiaro; non pensiamo al suo ceto sociale, alla sua dialettica o alla sua educazione, semplicemente sappiamo con certezza che quel corpo darà piacere al nostro corpo.

E cosa facciamo? Invece di accogliere la comunicazione, il messaggio, facciamo finta di niente e lo neghiamo, come se non fosse nemmeno esistito.

Lo seppelliamo sotto strati di “non si deve” e “non va bene”, mentre la cosa giusta da fare dal punto di vista energetico è prendere atto dell’informazione, accogliere l’emozione che ci fa tendere verso questo altro essere e poi decidere cosa farne, secondo la situazione in cui siamo, le credenze che abbiamo e di ciò che ci fa stare meglio.

Non significa necessariamente mettere in pratica seduta stante quello che ci suggerisce il nostro corpo, ma solo prenderne atto senza giudizio, senza reprimere o ignorare l’informazione.

La sindrome del non voglio che tu voglia questo invece ci fa decidere di ignorare o reprimere l’informazione poiché siamo convinti che il desiderio che proviamo non sia puro e sia in qualche modo disdicevole e sporco.

Decidiamo quindi di negare la comunicazione che il nostro corpo ha con noi, ignorandola e sopprimendola con il controllo. In questa sindrome, oltre a una tensione al Secondo Chakra, ce ne sarà anche una al Terzo (controllo).

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27/06/08
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28.CAUSE DI SQUILIBRIO DEL SECONDO CHAKRA

Cari ricercatori,

abbiamo visto che il perseguire ciò che è piacevole, cioè ascoltare il linguaggio attraverso cui si attua la comunicazione energetica a livello del Secondo Chakra, è qualcosa che dà gioia e crea la vita. Sfortunatamente, ci viene insegnato a diffidare del piacere come di una tentazione pericolosa e fuorviante.

Ci indottrinano e ci portano a controllare i messaggi che riceviamo dal nostro corpo, facendoceli considerare inopportuni, socialmente disdicevoli o, peggio, fonte di perdizione.

La nostra civiltà e l’influsso della religione hanno portato a demonizzare il nostro contenitore sacro, il corpo, creando unadicotomia insanabile con lo spirito.

Quindi, le esigenze che il primo comunica non solo non sono più ascoltate, ma vengono sistematicamente sostituite con idee di altri: idee di quello che dovremmo desiderare, idee in merito a ciò che è giusto o sbagliato sentire, idee di quello che ci fa bene mangiare.

Da una parte, la comunicazione con il nostro corpo funziona perfettamente e ci manda regolarmente i suoi messaggi, dall’altra noi facciamo finta di ignorarli sistematicamente o li traduciamo in altri socialmente più accettabili.

E lì cominciano a crescere i muri perché neghiamo di ciò che è vero per noi; a lungo andare, la mancanza di informazioni a questo livello non ci permetterà nemmeno più di comprendere cosa desideriamo veramente.

Il nostro corpo canta la sua verità e la mente la censura. Nasce il senso di colpa e la frustrazione che, se inascoltate, portano a stress nel fisico.

Ricordiamo che solo la repressione, la negazione o la mistificazione creano i muri. Ascoltare il nostro corpo ci permette di restare in equilibrio.

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25/06/08
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27.AVERE IL SECONDO CHAKRA IN EQUILIBRIO

Cari ricercatori,

il Secondo Chakra presiede gli aspetti della sessualità e del generare, il rapporto con il cibo e l’ascolto delle emozioni. Quando questo centro energetico è equilibrato e, quindi, la comunicazione in queste aree è in chiaro, non sovrapponiamo idee, giudizi, pensieri di colpa o di peccato ai messaggi che ci fornisce.

Avvertiamo senza vergogna la nostra potenza sessuale, la riconosciamo e non la mistifichiamo sotto altre spoglie come l’amore. E’ ovvio che non significa attuare ogni impulso sessuale che ci arriva, ma riconoscere l’attrazione sessuale che proviamo, non mistificarla con altri significati e non reprimerla perché inopportuna. Ascoltiamo quello che il nostro corpo ci dice, lo accettiamo, e poi decidiamo cosa farne.

Del resto, l’ascolto del nostro corpo è essenziale non solo per quanto riguarda il fare sesso, ma anche in merito al fatto di generare.

Spesso, a causa di un fattore profondamente radicato nella nostra cultura, tendiamo a accettare un modello che non ci appartiene del tipo donna = madre (vale anche per uomo = padre , ma è tradizionalmente meno imperativo). Se non desideriamo avere figli, ci sentiamo in colpa come se, in qualche modo, derogassimo alla nostra missione nei confronti della specie.

Infine, c’è ancora un aspetto che riguarda il permettersi di sentire le emozioni. L’espressione delle emozioni è normalmente considerata piacevole, liberatoria, anche la rabbia o l’ansia, poiché sono l’espressione della nostra coscienza che si esteriorizza.

Tuttavia, ci viene insegnato a controllare le emozioni, in quanto ci rendono deboli. E così perdiamo preziose informazioni.

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23/06/08
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26. NON ASCOLTO DEL CORPO: IL DISAGIO CHE DENOTA TENSIONE AL SECONDO CHAKRA

Cari ricercatori,

oggi affronteremo il secondo disagio, quello che si manifesta come non ascolto del nostro corpo. Le aree in cui il non ascolto si mostra con più frequenza sono: la sessualità e la volontà di generare, l’ascolto delle emozioni e il rapporto con il cibo. La nostra energia ci invia, attraverso il Secondo Chakra, messaggiassolutamente lineari ma ci sono troppe influenze sociali e culturali che tendono a oscurarli.

Di fatto, sono informazioni destinate a farci sapere cosa ci serve per vivere e riguardano il nostro rapporto con il cibo, ovvero con quello che, teoricamente, dovremmo assumere per nutrirci. Servono anche per comunicarci ciò che il nostro corpo trova piacevole, cioè il sesso. E’ una comunicazione elementare, come le forze che lo muovono: nutrirsi e perpetuare la specie, provare piacere.

Se ascoltassimo la comunicazione che il nostro corpo ci dà sapremmo, senza smentita, se abbiamo voglia di un determinato alimento, e se non ci piace è perché non ne abbiamo bisogno; analogamente, saremmo perfettamente in grado si comprendere se una persona ci attira o non ci attira, se vogliamo fare sesso con una e con quell’altra no.

Significa anche una maggior onestà verso quello che proviamo: quando sentiamo un’attrazione sessuale per una persona e la riconosciamo come tale, non la infiocchettiamo di altri significati per far tacere la nostra matrice sociale che ci ha insegnato: “si fa sesso solo con chi si ama”, oppure non la reprimiamo perché inopportuna: “non devo provare attrazione per il marito della mia amica”. Ascoltiamo quello che il nostro corpo ci dice, lo accettiamo, e poi decidiamo cosa farne.

20/06/08
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25.COXOARTROSI: UN SINTOMO CHE DENOTA CHE NON ABBIAMO ASCOLTATO LA PAURA

Cari ricercatori,

e cosa succede se non riusciamo a risolvere la paura e, quindi, a abbattere i muri che impediscono di vedere che siamo naturalmente al sicuro? Il messaggio del disagio diventa più forte e raggiunge il fisico.

Gli organi e sistemi in cui si può manifestare una tensione al Primo Chakra, anche se raramente le patologie interessano un solo chakra, sono: il sistema scheletrico, pertanto tutte le patologie che interessano ossa e articolazioni nel loro insieme; i sistemi linfatico e urinario; la pelle, solo nella sua funzione di depurazione, cioè nell’atto della sudorazione; i denti; le parti del corpo controllate dal plesso sacrale e, quindi, gambe, ginocchia e piedi; il naso in quanto organo dell’olfatto. Negli uomini la prostata.

Ho considerato uno dei possibili eventi morbosi che colpiscono questi organi o sistemi: la coxartrosi, o artrosi dell’anca. Per la medicina è un processo cronico-degenerativo, dovuto a una sorta di “usura” dei capi articolari della testa del femore e della cavità acetabolare. Porta ad una disabilità crescente nell’arco di alcuni anni.

Dal punto di vista della comunicazione energetica, il sintomo significa che la persona affetta, nel momento in cui ha cominciato a manifestare la patologia, attraversava un periodo di notevole insicurezza che durava da tempo. Di fatto, non riusciva a fronteggiare la vita stando “in piedi sulle sue gambe”. Un altro significato potrebbe essere che si impediva di lasciare una situazione che non le andava più bene per paura. Se questa modalità tesa non viene abbandonata, cioè se la persona non cambia la sua decisione, il risultato sarà che si paralizzerà progressivamente per la paura.

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MEDITAZIONE: RADICARSI PER RIEQUILIBRARE IL PRIMO CHAKRA

18/06/08
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24.LA SINDROME DELLA PAURA DI PERDERE

Cari ricercatori,

ecco la prima sindrome che analizzeremo, intesa come modo di essere teso, come comportamento che ha la tendenza a ripetersi nello stesso modo e a perpetuare la decisione che lo ha generato.

Si tratta della paura di perdere. Questa sindrome si innesca quando, per qualsiasi motivo anche non corrispondente alla realtà oggettiva, in giovane età decidiamo di essere vittime di un abbandono, quasi sempre da parte della madre.

La causa reale può essere un effettivo allontanamento della mamma, del tipo che lei scappa con un altro uomo, lasciando marito e figli ma, nella maggior parte dei casi, è più facile che si tratti di qualcos’altro: per esempio un ricovero ospedaliero che si protrae nel tempo, che un bambino può considerare come un vero e proprio tradimento; spesso il senso di abbandono è generato anche dalla morte di una persona cara.

Quando una cosa di questo genere accade, decidiamo che non esiste sicurezza al mondo poiché anche la persona che per noi rappresenta il porto sicuro può andarsene, lasciandoci in balia degli eventi. Lo schema che adotteremo per sentirci al riparo dai pericoli è quello di cercare in ogni modo di trattenere a qualsiasi costo ciò che ci da sicurezza e, quindi, le cose, il denaro, chi ci sta intorno. Non pensiamo che la vita ci possa dare spontaneamente: usiamo un’energia predatoria per trattenere persone e cose.

Riconnettendoci all’energia della mamma impariamo a avere fiducia nell’abbondanza dell’universo e invertire il processo di afferrare nella vita.

Più avanti metterò online un filmato con una meditazione per lavorare sul radicamento e sul riequilibrio del primo chakra.

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16/06/08
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23.CAUSE DI SQUILIBRIO DEL PRIMO CHAKRA

Cari ricercatori,

abbiamo visto come ci si sente a avere un Chakra di Base che funziona! Quando invece proviamo paura, significa che, da qualche parte in queste aree, il muro esiste; vuol dire che abbiamo preso la decisione che non siamo al sicuro, che qualcosa ci minaccia, che la terra non è un posto facile e accogliente per noi, che dobbiamo sempre difenderci.

Da dove nasce questa decisione? Cosa ci fa pensare che il mondo sia brutto e cattivo, pronto sempre a farci del male?

Lo squilibrio può essere legato a un fatto contingente ma, quando reiterati segnali ci fanno capire che il Primo Chakra è spesso squilibrato, dobbiamo risalire al rapporto con la mamma; la sua funzione è appunto quella di provvedere al nutrimento e a fornire uno spazio sicuro. E’ chiaro che il nutrimento non è solo fisico, ma soprattuttoemozionale e affettivo.

Da bambini reagiamo agli stimoli esterni generati dal rapporto con lei, prendendo delle decisioni in merito a tutto ciò che per noi rappresenta sicurezza. Analogamente da adulti adotteremo lo stesso schema creato nel rapporto con la madre (“C’è n’è sempre in abbondanza per me” oppure“Bisogna lottare per avere ciò che si vuole” e così via) e lo applicheremo nelle aree di competenza del Primo Chakra: il denaro, la casa e il lavoro e, soprattutto, della fiducia in noi stessi.

Pertanto, se abbiamo deciso che la relazione con nostra madre era difficile, un’eterna lotta, tutto quello che riguarderà la sicurezza per lui sarà così, avrà la stessa connotazione di difficoltà. Di contro, se il legame con lei era fecondo e facile, il nostro rapporto con le fonti di sicurezza sarà estremamente semplice e gratificante.

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13/06/08
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22.AVERE IL PRIMO CHAKRA IN EQUILIBRIO

Cari ricercatori,

abbiamo visto che la paura nasce da una tensione al Primo Chakra. Ma cosa significa avere questo centro energetico in equilibrio?

Quando la nostra consapevolezza è nel Chakra Coccigeo, altra denominazione del Primo Chakra, le nostre motivazioni in quel momento sono legate alla ricerca di sicurezza, a soddisfare esigenze collegate alla sopravvivenza o a appagare deibisogni materiali. Avere il Primo Chakra, o Chakra Base, che processa correttamente energia, cioè essere pienamente funzionali a questo livello, significa essere generalmente sani, in quanto questo centro è legato al fisico; vuol dire anche stare bene nel corpo e vivere nella prosperità, poiché le aree del lavoro e del denaro sono equilibrate. Significa sentirsi sicuri in senso lato, cioè aspettarsi che accadano cose positive, e averefiducia in se stessi.

Poiché l’energia dal plesso sacrale affluisce alle gambe, quando il Primo Chakra è bilanciato abbiamo una presenza vigorosa, un chiaro senso di potenza fisica, ma non solo: stiamo saldamente in piedi sulle nostre gambe nella vita!

Quando invece questo centro è chiuso, gran parte della vitalità fisica è bloccata e ci sembra di attraversare non visti la vita, diamo l’impressione di camminare in punta di piedi o, addirittura, di non esserci.

Poiché per la maggior parte della persone la sicurezza è legata alla relazione che hanno con il denaro, la casa e il lavoro, creare muri che riguardano questo chakra significa avere delle ripercussioni e mal funzionamenti in queste aree.

Vivremo sempre con la paura di non avere abbastanza .

continua

12/06/08
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21.PAURA: IL DISAGIO CHE DENOTA TENSIONE AL PRIMO CHAKRA

Cari ricercatori,

eccoci finalmente nel cuore della nostra ricerca: cominceremo a analizzare i disagi che ci possono indicare un disequilibrio energetico. Cominciamo dalla paura.

La vita è dinamismo, è movimento. E, soprattutto è cambiamento. L’ostacolo più grosso che si frappone tra noi e questo divenire è la paura. La paura che congela ogni anelito, annichilisce e paralizza. Senza un motivo apparente, a volte ci fermiamo perchè una forza sembra congiurare contro di noi, subdola.

Non sto parlando di quella paura sana, quella che ci fa fare un balzo indietro quando un’auto sta per investirci, la reazione di adattamento fisiologico a una minaccia vera che allerta ogni fibra del nostro essere e ci permette di sopravvivere.

Mi riferisco a quel sentimento che è l’antitesi della vita, infido, strisciante, quella trepidazione senza un perché, l’ansia priva di una ragione apparente che ci prende e ci strangola in ogni momento della giornata.

Poiché siamo stati ampiamente sottoposti al condizionamento culturale che ci ha insegnato che non bisogna avere paura, a volte ci è perfino difficile riconoscerla. Nella nostra società non solo è disdicevole provare paura: soprattutto, non bisogna esternarla mai. Quindi, se proprio non possiamo fare a meno di sentirla, dobbiamo nasconderla a ogni costo!

Impariamo dunque a mascherarla con il controllo, facendo finta che non esista: e a muro si aggiunge muro. A furia di negarla, diventiamo talmente abili da convincerci che non la proviamo neppure.

La paura nasce sempre da una tensione al Primo Chakra.

continua

11/06/08
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