La Nobile Via del Guerriero

Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta e iniziare a VIVERE.

Roberto Maria Sassone

Roberto Maria Sassone

269. IL GUERRIERO E LA SELF MINDFULNESS

La Self Mindfulness (SE.MI.) è un percorso, un metodo, un insegnamento, un punto di vista che si radica sull’idea del risveglio individuale alla piena consapevolezza di sé.

La linfa di questa possibile utopia scaturisce dalla Vipassana della tradizione Theravada e si integra in una fusione con la Mindfulness di Kabat-Zinn, con la Mindfulness Psicosomatica e con le vie di consapevolezza vedantine, sufi e gnostiche.

Questi ampi fiumi di coscienza che provengono da Oriente e Occidente si diramano come fili d’oro nella psicologia, nella bioenergetica, nella psicosomatica e nelle neuroscienze.

Nella Self Mindfulness confluisce tutta la mia esperienza, ricerca e passione, animata dall’aspirazione di offrire dei SEMI di consapevolezza che possano germogliare.

L’oceano originario che permea la Self Mindfulness è lo Yoga Integrale (Purna Yoga) di Sri Aurobindo e lo Yoga delle cellule di Mère che concimano la meravigliosa intuizione bioenergetica di Wilhelm Reich e la chiara visione del Maestro Buddha.

La Self Mindfulness è un percorso di trasformazione individuale in divenire con pratiche di consapevolezza, pratiche bioenergetiche e concetti di riferimento per orientarsi nel cammino.

La Self Mindfulness è un insegnamento teorico-pratico in cui la qualità richiesta è l’aspirazione autentica a sperimentare e il coraggio e l’umiltà di conoscersi veramente nelle proprie luci e ombre, con un pizzico di umorismo e con un sorriso.

Il significato di Self Mindfulness è “piena consapevolezza di sé” che è la condizione indispensabile per rendere la vita una vera occasione di Crescita, di Conoscenza e di Bellezza.

Il vuoto di cui parlano i buddhisti è uno stato di pienezza in cui si ha esperienza di un centro di coscienza che non si identifica con nessuna forma e rappresentazione mentale. Chiamo questo centro Identità essenziale.

Esso corrisponde all’essere psichico di cui parla Sri Aurobindo e Mère nello Yoga Integrale. È conosciuto anche come Sé, Dymon, Purusha, Essenza, Anima, e nucleo di energia orgonica cosmica secondo Wilhelm Reich.

Il non-sé del Buddhismo (anatta) è il non-ego. Il vuoto di personalità è pieno di Identità, laddove per Identità intendo la chiara coscienza dell’esserci.

L’Identità essenziale si manifesta e si esprime attraverso la forma umana e la struttura del carattere.

Se la sessualità, che nella sua natura più essenziale è un’energia sacra, viene messa al servizio dell’Identità essenziale e non dell’ego, reca nella materia il principio dell’Amore. Per ottenere questa trasformazione deve essere svincolata dai bisogni, dagli attaccamenti e dagli inquinamenti dell’ego.

Il metodo della Self Mindfulness si basa su alcune pratiche principali inserite in un percorso duttile che tiene conto delle differenze individuali. Desidero prima precisare che considero ogni metodo, pratica e protocollo uno stratagemma per orientare nell’individuo l’attenzione e per favorire dei processi trasformativi. Ciò vale anche per la Self Mindfulness che scaturisce dall’esperienza reale che mi appartiene e che mi è congeniale.

Mi sono quindi dato come regola di insegnare e trasmettere soltanto ciò che conosco come esperienza personale diretta, che è attiva e radicata in me, e di proporre una Via di Consapevolezza di cui conosco le tappe, avendole vissute.

1) Il contenitore della Self Mindfulness è lo Yoga Integrale di Sri Aurobindo e Mère, vastissimo oceano di conoscenza di cui ho assaggiato nel tempo gocce piccolissime, ma reali, che propongo nel processo. Tengo quindi a precisare che mi ispiro allo Yoga Integrale, ma che non posso assolutamente definirmi insegnante di esso.

2) La tradizione che scorre nella Self Mindfulness è il Buddhismo Theravada (la cui pratica è la Vipassana) e il Vedanta, che da anni pratico e approfondisco.

3) Le pratiche di consapevolezza corporea ed emozionale derivano dalla mia formazione come psicoterapeuta formatosi a partire dal 1970 secondo il pensiero e la prassi di Wilhelm Reich.

4) Tali pratiche sono inoltre arricchite dalle esperienze relative: a) alla Bioenergetica di Alexander Lowen, b) alla Psicologia Transpersonale, c) alla Mindfulness di cui sono istruttore MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy) e PMP (Protocollo Mindfulness Psicosomatica).

Le pratiche della Self Minfulness

Le pratiche della Self Mindulness sono:

1) Concentrazione sul respiro come radicamento dell’attenzione (Samatha)

2) Osservazione del corpo, dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni, dei processi mentali e dei suoni (Vipassana)

3) Concentrazione nello Spazio del Cuore

4) Meditazione camminata

5) Chakrascan (tecnica di individuazione e percezione somatica dei punti corporei in cui si collegano i chakra)

6) Pranayama: nadi shodana (respirazione a narici alternate), bastrika (respirazione di fuoco)

7) Purna japa (pratica col mantra delle cellule)

8) Meditazione integrale (concentrazione del mantra sui centri energetici)

9) Sequenza di posture in movimento.

Ogni pratica è sostenuta dall’Intento, dall’Attenzione consapevole e dalla Presenza.

Roberto M. Sassone

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

 

28/12/16
il-guerriero-e-la-self-mindfulness

268. IL GUERRIERO SI MISURA DALLE SCELTE INTERIORI

La ricerca spirituale è il fine più nobile ed eroico dell’essere umano. Ma le mistificazioni su questo argomento, le confusioni e le superficialità sono moltissime.

Il ricercatore neofita si avventura in una giungla di “falsi” e spesso finisce in una palude. Mancano le guide autorevoli e al loro posto si incontrano schiere di millantatori che spacciano conoscenze che non hanno.

La prima grande prova del ricercatore è riuscire a districarsi da questa confusione di prodotti scadenti, ma confezionati in maniera accattivante.

Già però in questa fase si può intravedere la qualità del ricercatore, cosa vuole veramente, quanto intensa e sincera è la sua aspirazione alla Conoscenza.

Se è in cerca di gratificazione narcisistica o di un placebo sceglierà delle strade che promettono rapidi risultati oppure che vantano lo sviluppo di qualità speciali.

Un’altra caratteristica che indica che il ricercatore non è seriamente motivato è la tendenza a iniziare varie vie, cambiandole rapidamente, con lo stesso atteggiamento consumistico di chi cambia cellulare ogni sei mesi.

L’offerta in questo campo ormai è vastissima perché la spiritualità è un mercato remunerativo in quanto è molto cresciuto il disagio esistenziale.

Naturalmente non sarò io a indicare quali siano le strade da seguire e quali quelle da evitare, anche se ho maturato ormai un’esperienza significativa in questo ambito che mi consente di discriminare.

Non voglio farlo perché bisogna commettere gli errori per imparare, e anche da incontri sbagliati si possono scoprire aspetti importanti di sé e cosa sia saggio evitare! Ho vissuto infatti alcune esperienze (esoteriche) che mi hanno fatto toccare con mano la loro pericolosità, dandomi la possibilità di allontanarmene con cognizione di causa.

La bussola della navigazione è sempre la consapevolezza dell’esserci che si ancora al corpo tramite il respiro.

Roberto Maria Sassone

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

268

 

25/11/16
268

267. IL GUERRIERO E QUELLA COSA CHIAMATA MEDITAZIONE

Si narra che tanto tanto tempo fa ci fosse una pratica chiamata meditazione.

Quando si parlava di meditazione alcune persone sapevano cosa fosse…

Oggi tutti (e non alcuni) sanno cosa sia e ne parlano continuamente… me compreso!

Eppure io non so più di cosa stiano parlando.

Quando mi dicono che praticano meditazione o che fanno la meditazione resto perplesso e cerco di indagare.

Mi giungono le risposte più disparate che comprendono danze, musiche, meditazioni guidate, mantra ripetuti ossessivamente, catarsi emotive, fantasie di percorsi energetici, visualizzazioni di immagini, registrazioni del mare, delle balene, degli uccelli, del vento, dei ruscelli…

Forse inizio a essere vecchio… e faccio i tipici discorsi degli anziani: “Ai miei tempi era un’altra storia!”

Vi auguro felici vacanze… e non meditate troppo, ma rendete tutta la vostra giornata un atto di consapevolezza!

 

267

 

Roberto Maria Sassone

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

25/07/16
267

266. IL GUERRIERO E LE PRATICHE DI CONSAPEVOLEZZA

Alla parola meditazione sono state collegate ormai da tempo un mondo immaginario di suggestioni che hanno ottenuto un duplice effetto: collegare questa pratica a stati alterati di coscienza, stati trascendenti genericamente associati a parole come “illuminazione”, “samadhi”, “nirvana”, oppure considerare questa pratica uno strumento per ottenere la pace, il silenzio mentale e il distacco.

Non nego che la meditazione possa condurre a tutto ciò, ma non è certo questo il movente che può costituire la spinta a intraprendete tale percorso, perché ne altererebbe la spontaneità per mezzo di un desiderio di perfezione o comunque di ottenimento di risultati. Si entra così nel solito meccanismo mentale delle aspettative, delle richieste, dell’attaccamento al risultato.

Inoltre questa visione della meditazione allontana molte persone che non sono interessate al trascendente o a quella cosa equivoca che passa sotto il nome di spiritualità.

Per tale motivo preferisco sostituire la parola meditazione a quella di pratica di consapevolezza. Essere consapevoli di se stessi è il primo e fondamentale obiettivo da realizzare nella nostra vita poiché è proprio la consapevolezza ciò di cui siamo più carenti in questo periodo storico.

La Mindfulness è una pratica di consapevolezza orientata in maniera più specifica verso una condizione di consapevolezza di ciò che sta accadendo momento per momento, senza giudizio, ma come pura osservazione degli eventi interni ed esterni. Essa nasce come approccio completamente laico e accessibile anche a chi non ha nessuna intenzione di percorrere un cammino spirituale

Ma la consapevolezza, attraverso la pratica, si sviluppa sempre di più e spesso accade che anche il più materialista e disincantato meditante inizia ad avere una percezione più vasta e scopre in sé uno spazio accogliente e uno sguardo amorevole.

Certe qualità si sviluppano spontaneamente e naturalmente, come:

  • il non giudizio (essere imparziali di fronte alla nostra esperienza interna ed esterna)
  • la pazienza (le cose hanno il loro naturale tempo di maturazione)
  • la mente del principiante (guardare ogni cosa come se la vedessimo per la prima volta)
  • la fiducia (fidarsi della propria percezione e comprensione)
  • non cercare risultati (stare con quello che c’è senza aspettative)
  • l’accettazione (vedere e accettare le cose così come sono, anche se non ti piacciono, senza però perdere la capacità di discriminazione)
  • lasciare andare (coltivare il non attaccamento, la capacità di mollare la presa)

Questi sono i sette pilastri della pratica, così come li enuncia Jon Kabat-Zinn nel libro Vivere Momento Per Momento.

La condizione però che sostiene questo sviluppo è una pratica costante, quindi avere un intento forte e motivato che sostenga l’attenzione a sé e alla relazione.

Riuscire a vivere la vita consapevolmente è già un risultato molto speciale perché ci pone di fronte alle cose con un diverso atteggiamento, aperto, chiaro, vero. Spesso le cose non cambiano (le nostre preoccupazioni, le difficoltà, la sofferenza fisica ed emotiva) ma cambia il modo in cui ci rapportiamo a esse.

Di conseguenza la risposta degli eventi e delle persone si allinea e sintonizza con il nostro nuovo modo di essere.

Non c’è la necessità di inseguire nessuno stato di coscienza eccezionale, perché è la vita, nel suo quotidiano, che diventa eccezionale!

Roberto Maria Sassone

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

266

 

 

24/06/16
266

265. IL GUERRIERO E LA SCIENZA DELLA COSCIENZA

Le neuroscienze sono diventate le principali sostenitrici di quei percorsi che nelle tradizioni esoteriche sono chiamate vie iniziatiche di trasformazione, percorsi spirituali, processi alchemici, ecc.

La saggezza antica era scienza, ma una scienza particolare, ovvero basata esclusivamente sulla sperimentazione personale, sulla scoperta di sé attraverso pratiche fisiche, energetiche, emozionali, mentali, codificate e inserite in discipline organizzate che sono giunte a noi con diversi metodi.

Ognuna di queste discipline mirava ad agire sulla trasformazione del sistema-uomo per renderlo sempre più recettivo a una coscienza nucleare, ricoperta da strati di condizionamenti e abitudini mentali ed emotive.

Tutto ciò ancora adesso è chiamata “ricerca spirituale”, ma io preferisco ormai chiamarla Scienza della Coscienza.

Gli studi sulla meditazione e sulla mindfulness, collegati alle più avanzate ricerche sul funzionamento delle aree cerebrali e del sistema nervoso, hanno spalancato un orizzonte vastissimo di scoperte sulla coscienza e sui suoi stati.

Questo campo d’indagine si sta estendendo con rapidità, rendendo sempre più comprensibile l’azione trasformativa reale che la meditazione o mindfulness ha sulla modificazione strutturale delle vie neuronali e dei collegamenti sinaptici.

Gherardo Amadei, nella prefazione al libro di Daniel Siegel Mindfulness e Cervello, scrive: “Alla mindfulness è stata riconosciuta la capacità di promuovere le funzioni integrative della corteccia prefrontale che sono implicate in processi di regolazione corporea, di stabilità emotiva, di flessibilità di risposta, di conoscenza di sé, di eliminazione dei condizionamenti rispetto a stimoli che fanno paura…”.

Daniel Siegel fa un’affermazione molto importante che riguarda l’essere nella presenza: “Il modo in cui focalizziamo la nostra attenzione ci aiuta a modellare direttamente la nostra mente”.

Nelle pratiche di consapevolezza l’attenzione è il catalizzatore di ogni processo di presenza cosciente che ci consente di essere nel momento presente.

Siegel rincara la dose con un’affermazione forte: “La mindfulness è il processo per mezzo del quale possiamo andare al di là delle credenze, fino a cogliere gli elementi basilari della consapevolezza”.

Si possono ormai osservare i segni chiari di una svolta nella conoscenza per cui diventa possibile intraprendere un autentico percorso di ricerca di sé che non sia inquinato da ideologie religiose, che a volte possono essere depistanti, per restituire alla parola “spiritualità” il senso originario di respiro universale.

Roberto Maria Sassone

 

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

265

Credits Img

18/02/16
265

264. IL GUERRIERO E IL TEMPO PER SÉ

Dovremmo riflettere sulla frase che spesso diciamo: “Non ho mai tempo”. Che vuol dire non avere tempo, tempo per che cosa? La questione diventa ancora più astrusa quando si aggiunge: “Non ho tempo per me” oppure “ho poco tempo per me”.

Viene subito da pensare che c’è un tempo per sé e che la maggior parte del tempo della vita non sia invece nostro! Chi lo vive? Chi si sveglia la mattina e va dormire di notte?

Questa riflessione può far sorridere, ma invece è davvero sconsolante. Significa che noi viviamo come se la maggior parte del tempo non fosse nostro e che il tempo che chiamiamo nostro è l’unico che abbia un significato, ovvero pochi scampoli di vita.

È orrendo! C’è qualcosa di profondamente sbagliato!

A cosa si riduce invece il tempo per noi? A qualche vacanza, ai fine settimana, a qualche ora dopo il lavoro?

Ma c’è di più: che cosa facciamo in quel poco tempo per noi? Come viene impiegato? Spesso serve ad annullarsi ancora di più. Paradossalmente perdiamo ancora più tempo quando abbiamo quella cosa che chiamiamo “tempo per noi”.

Tutta la vita è tempo per sé.

Ma perché questo possa accadere bisognerebbe che ogni cosa che facciamo, anche ciò che è faticoso, debba essere vissuto in piena presenza.

Quando si è nella piena presenza ogni momento è speciale, ricco di esperienza, anche ciò che risulta sgradevole, perché ne cogliamo aspetti che ci sfuggono, reazioni ed emozioni nostre e degli altri intorno a noi che dispiegano un mondo di significati.

Senza la piena presenza anche quel tempo per noi risulta vano perché viene speso per dimenticarci di noi, per divertirsi ovvero de vertere, cioè distoglierci da noi stessi.

Le nostre vacanze dovrebbero invece essere tempo per essere ancor più intimi con noi stessi, approfondendo la nostra creatività, immergendoci in spazi di bellezza e in tempi di silenzio e di ascolto.

Anche il gioco e l’allegria sono possibilità di pienezza, di calore, di semplicità, anziché fasi di annichilimento e di abbrutimento.

Con queste parole vi auguro vacanze piene di voi stessi e un anno nuovo ricco di consapevolezza.

Roberto Maria Sassone

 

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

Credits Img

15/12/15
264

263. IL GUERRIERO, LA MINDFULNESS E…

IL GUERRIERO, LA MINDFULNESS E LA PSICOTERAPIA

Essere nella Mindfulness vuol dire essere nella piena coscienza di ciò che esiste momento per momento, dentro e fuori di noi. Questa condizione si acquisisce attraverso una pratica costante, non soltanto collegata al tempo circoscritto della meditazione da seduti, ma anche nella vita quotidiana, durante le azioni che compiamo, ponendo l’attenzione sul respiro e osservando i processi che si svolgono in noi.

La nuda attenzione è uno stato in cui siamo di fronte all’esperienza della vita senza filtri, senza interpretazioni. Prendiamo semplicemente atto di ciò che sta avvenendo e proprio perché non mettiamo filtri spesso appare ciò che era nascosto.

Appaiono emozioni, ricordi, parti celate di noi, oppure vediamo nell’altro il vero atteggiamento con cui ci parla o si rivolge a noi.

Tutto questo materiale appare alla nuda coscienza e viene accolto con chiarezza e senza giudizio.

La nuda attenzione diventa così uno strumento efficacissimo che unisce la psicoterapia alla meditazione.

Nel processo che avviene in psicoterapia, soprattutto le terapie bioenergetiche che prendono in considerazione l’organismo nella sua interezza, emerge molto materiale emozionale che a volte non riesce a essere gestito in maniera funzionale dal terapeuta e/o dal paziente. La nuda attenzione che si raggiunge attraverso la mindfulness consente di essere nell’emozione senza perdere la propria Presenza.

Dice Mark Epstein che “il compito della terapia diventa quello di imparare in che modo stare in compagnia di quelle emozioni. È qui che ancora una volta la meditazione può dimostrarsi di grande utilità. Come al terapeuta, anche al paziente non viene mai insegnato veramente a prestare attenzione nel modo più proficuo. In particolare quando un paziente sta facendo esperienza di un’emozione difficile, il metodo della nuda attenzione può essere della massima utilità per contrastare le abituali tendenze ad agire o a ignorare i veri sentimenti in gioco” (Pensieri Senza Un Pensatore, pag 171, Ubaldini).

Per tale motivo la via d’integrazione tra psicoterapia corporea e mindfulness psicosomatica ormai è il futuro, le cui tracce iniziano già a essere evidenti nel presente.

Roberto Maria Sassone

 

LibroEducazione    LibroGuerriero    LibroLaRicerca

 

Credits Img

23/10/15
263

262. IL GUERRIERO E LA MINDFULLNESS PSICOSOMATICA

Mindfulness* vuol dire Piena Coscienza; è subito necessario definire che la parola coscienza non esprime qualcosa di astratto o trascendente, ma lo stato globale dell’intera struttura dell’individuo ovvero l’assetto integrato funzionale del sistema-uomo.

Non possiamo sganciare la coscienza dalla struttura altrimenti ricadiamo nella metafisica, tantomeno ritengo utile fare affermazioni del tipo “tutto è coscienza”. Ammesso che sia vero nella dimensione universale, non è produttivo nell’ambito del tema che riguarda la coscienza dell’uomo.

L’essere umano è un sistema corporeo complesso, collegato quindi a una forma che è espressione manifesta di esso dalla nascita alla morte, e in esso numerose funzioni concorrono a renderlo tale in base alla loro organizzazione. Inoltre ogni singolo individuo si struttura con una sua peculiare organizzazione delle sue funzioni.

Partendo dal livello cellulare a quello delle funzioni superiori cognitive, passando per il piano neuronale, vegetativo, endocrino, muscolare, etc., prende forma un sistema organizzato con una sua coerenza unitaria. Da ciò l’importanza di definire psicosomatica la Mindfulness.

Calando il discorso sul processo terapeutico, lo sviluppo funzionale di esso dovrebbe a mio avviso tenere presente due piani e due fasi strettamente interconnessi:

1) Rendere funzionale l’organizzazione disfunzionale di ogni sistema-individuo. Questo processo riguarda la struttura del carattere vera e propria.

2) Sviluppare una piena coscienza-percezione del sistema-individuo. Questo processo riguarda la Mindfulness psicosomatica.

Ho sintetizzato questo processo in 4 fasi: sentire, esprimere, gestire, trasformare.

Nelle prime due il processo avviene fondamentalmente sulla struttura, nelle ultime due il processo avviene sulla coscienza unitaria tramite la Mindfulness.

Nelle prime due s’interviene con pratiche bioenergetiche e cognitive e nelle ultime due con pratiche di consapevolezza (attenzione consapevole, meditazione di presenza, vipassana, zen, Mindfulness).

Ovviamente ognuna di queste fasi è connessa con le altre e non viene necessariamente prima l’una e poi l’altra. Per comodo è utile definirle separatamente, specificando la caratteristica di ognuna di esse.

Roberto M. Sassone

 

* NdR – La Mindfulness è uno stato mentale,“una modalità dell’essere, non orientata a scopi, il cui focus è il permettere al presente di essere com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente” (Teasdale), che può essere coltivato e stabilizzato attraverso particolari tecniche. (Fonte: centromindfulness.net)

 

28/09/15
262

261. IL GUERRIERO, L’INTENTO, L’ATTENZIONE E…

IL GUERRIERO, L’INTENTO, L’ATTENZIONE E LA DISIDENTIFICAZIONE

Non si può parlare continuamente della coscienza e della consapevolezza, se non se ne hanno almeno sprazzi di esperienza.

E non se ne può avere esperienza se non si sceglie una pratica (da fare con estrema serietà, disciplina e intento) che consenta lo sviluppo di questo stato.

Il punto di partenza di ogni “pratica di consapevolezza” è la disidentificazione dalle strutture mentali ed emotive. Se si è completamente catturati e identificati con le nostre forme pensiero, con le tempeste emotive e con le conseguenti proiezioni su gli altri, si vive come degli automi.

Immaginiamo la coscienza come uno stato di piena presenza, e la consapevolezza come lo sguardo silenzioso della coscienza.

Essere “consapevoli di” presuppone che questo sguardo non sia coinvolto. Bisogna fare un passo indietro e da questa nuova prospettiva essere con i fenomeni interni ed esterni. Il centro dell’identità si sposta progressivamente dall’ego al sé, dalla periferia al nucleo.

La meditazione Vipassana, la Mindfulness, la pratica di consapevolezza, sono la via maestra per attuare questo capovolgimento. La coscienza di sé è un’esperienza forte e chiara, quando avviene, perché si accompagna a una diversa percezione di sé.

Il corpo è un catalizzatore efficacissimo di questo processo di disidentificazione, perché nella sua natura esso funziona al di fuori dell’immaginario, in un continuo presente. Spostare l’attenzione sul respiro consente di collegarsi con un oggetto neutro, riportandoci all’istante nel qui e ora dell’esperienza di sé.

Con la pratica costante questo stato diviene sempre più naturale e consueto, anche se, affinché ciò avvenga, è necessario un vero intento.

Le tre parole chiave del processo sono dunque intento, attenzione e disidentificazione.

Dice JonKabat-Zinn: “Meditare non significa cercare di andare altrove: significa permettere a se stessi di essere esattamente dove si è e permettere al mondo di essere esattamente com’è in questo momento”.

Roberto M. Sassone

 

Credits Img

19/06/15
261

260. IL GUERRIERO E LA MENZOGNA DI SÉ

L’immagine che creiamo di noi stessi è l’insidia principale che ogni ricercatore deve affrontare. Ma il vero problema risiede nel fatto che proprio questa immagine di sé non viene vista.

È più facile osservare un nostro atteggiamento interno ed esterno, che affonda le sue radici in un meccanismo di difesa che nasconde un bambino ferito nella sua identità, piuttosto che riconoscere la scusa che ci raccontiamo per giustificare quell’atteggiamento. Questa modalità di giustificazione ci fa sentire autorizzati a essere in quel modo, pur sapendo che non funziona, che non è salutare o vero.

Questo accade per esempio con le dipendenze dal cibo, dal sesso, dal fumo, dal gioco. Viene riconosciuta la dipendenza, ma viene etichettata non come bisogno, bensì come desiderio autentico, o come diritto al piacere.

La strategia del narcisismo è molto intelligente, sottile, e manipolativa: ciò che condanniamo negli altri noi lo possiamo invece fare perché lo facciamo con un altro spirito, con una vera motivazione… ecco la menzogna che ci raccontiamo.

Quando al narcisismo, si aggiunge anche la spiritualità, altre scuse più sofisticate si aggiungono in nome di una ricerca interiore, travisandone i principi e le regole: si invoca l’apertura del cuore, la necessità di sperimentare, la nuova capacità di saper agire senza coinvolgimento, ecc. Ma spesso non è vero niente, non siamo arrivati a nessuna vera esperienza di sé, ci suggestioniamo volontariamente.

Anche dopo anni di psicoterapia, se questo sguardo di vera Presenza non si è aperto in noi, se siamo diventati schiavi di un sistema di riferimento nuovo, con risposte più allettanti che sono in realtà altri schemi ideologici, ci troviamo ancora più imprigionati in un ego che si racconta di essere più soddisfatto e consapevole!

22/05/15
260