La Nobile Via del Guerriero

Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta e iniziare a VIVERE.

Roberto Maria Sassone

Roberto Maria Sassone

261. IL GUERRIERO, L’INTENTO, L’ATTENZIONE E…

IL GUERRIERO, L’INTENTO, L’ATTENZIONE E LA DISIDENTIFICAZIONE

Non si può parlare continuamente della coscienza e della consapevolezza, se non se ne hanno almeno sprazzi di esperienza.

E non se ne può avere esperienza se non si sceglie una pratica (da fare con estrema serietà, disciplina e intento) che consenta lo sviluppo di questo stato.

Il punto di partenza di ogni “pratica di consapevolezza” è la disidentificazione dalle strutture mentali ed emotive. Se si è completamente catturati e identificati con le nostre forme pensiero, con le tempeste emotive e con le conseguenti proiezioni su gli altri, si vive come degli automi.

Immaginiamo la coscienza come uno stato di piena presenza, e la consapevolezza come lo sguardo silenzioso della coscienza.

Essere “consapevoli di” presuppone che questo sguardo non sia coinvolto. Bisogna fare un passo indietro e da questa nuova prospettiva essere con i fenomeni interni ed esterni. Il centro dell’identità si sposta progressivamente dall’ego al sé, dalla periferia al nucleo.

La meditazione Vipassana, la Mindfulness, la pratica di consapevolezza, sono la via maestra per attuare questo capovolgimento. La coscienza di sé è un’esperienza forte e chiara, quando avviene, perché si accompagna a una diversa percezione di sé.

Il corpo è un catalizzatore efficacissimo di questo processo di disidentificazione, perché nella sua natura esso funziona al di fuori dell’immaginario, in un continuo presente. Spostare l’attenzione sul respiro consente di collegarsi con un oggetto neutro, riportandoci all’istante nel qui e ora dell’esperienza di sé.

Con la pratica costante questo stato diviene sempre più naturale e consueto, anche se, affinché ciò avvenga, è necessario un vero intento.

Le tre parole chiave del processo sono dunque intento, attenzione e disidentificazione.

Dice JonKabat-Zinn: “Meditare non significa cercare di andare altrove: significa permettere a se stessi di essere esattamente dove si è e permettere al mondo di essere esattamente com’è in questo momento”.

Roberto M. Sassone

 

Credits Img

19/06/15
261

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook