La Nobile Via del Guerriero

Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta e iniziare a VIVERE.

Roberto Maria Sassone

Roberto Maria Sassone

95. IL GUERRIERO E LO SFORZO SINCERO

La spiritualità non è una questione filosofica, ma un’attenta e costante ricerca sulla globale funzionalità dell’essere umano.

Il guerriero si pone l’obiettivo della trasformazione del suo modo di sentire e di pensare attivando con lo sforzo personale la conoscenza di sé attraverso l’attento ascolto del suo corpo, la consapevolezza, la libera espressione e la gestione dei suoi impulsi e delle sue emozioni ed infine con l’osservazione delle sue costruzioni mentali.

95_post2Fondamentale nella fase iniziale della ricerca spirituale è costruire e praticare quella che in India è chiamata sadhana, ovvero un metodo ed una disciplina. Dice Sri Aurobindo che “nel periodo iniziale della sadhana – e per iniziale non intendo un periodo breve – lo sforzo è indispensabile”.

E aggiunge una precisazione ancora più importante: “Non è consigliabile, ai primi stadi della sadhana, lasciare ogni cosa al Divino o aspettare che Egli faccia tutto senza che ci sia bisogno del proprio sforzo personale”.

La vera capacità di affidarsi al Divino diventa concreta quando si inizia ad attivare l’esperienza dell’essenza, ovvero il contatto con quel nucleo di coscienza che costituisce il principio organizzatore di ogni Individuo, chiamato anima nella tradizione religiosa.

“Coloro che non fanno nessuno sforzo non progrediscono”

(Sri Aurobindo)

Con l’apertura dello psichico (anima), la coscienza individuale si apre al Divino e alla Grazia ed a questo punto la fede ed il surrender diventano realmente efficaci Aprirsi all’essenza è reso possibile dall’apertura del corpo, ovvero dallo scioglimento della corazza caratteriale che imprigiona il nostro sentire, e dalla pratica costante della meditazionemediante l’ascolto del respiro.

Dice Sri Aurobindo: “Non c’è metodo in questo yoga (integrale) se non quello di concentrarsi preferibilmente nel cuore ed invocare la presenza”.

Ciò significa che ognuno di noi, tramite la sua ricerca personale, costruisca il suo yoga, ovvero la disciplina che gli è più congeniale, mantenendo però acceso il fuoco della sua Aspirazione che lo conduce al collegamento con il Divino.

Continua

1/12/09

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