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109. IL GUERRIERO E LO YOGA INTEGRALE - PARTE II

109. IL GUERRIERO E LO YOGA INTEGRALE – PARTE II

Il guerriero ha ben presente il concetto di Forza e di Grazia, che nella sua pratica quotidiana inizierà a diventare anche un’esperienza tangibile vissuta nel corpo. La Forza discende dalla sommità del capo e già questa azione definisce la specificità di questo yoga che non privilegia il risveglio della Kundalini, l’energia cosciente che giace addormentata alla base della colonna vertebrale. C’è quindi un’azione dall’alto, una vera discesa, un Diksha.

Riporto le autorevoli parole di Sri Aurobindo: “Nel Tantra i centri vengono aperti e la kundalini risvegliata con un processo speciale: l’azione della sua ascesa viene percepita attraverso la spina dorsale. Qui invece è una pressione della Forza dall’alto…”

Nel nostro yoga non c’è un’apertura voluta dei chakra; essi si aprono spontaneamente con la discesa della Forza”.

Per attivare la discesa della Forza, Mère ha donato uno strumento potente, efficace e progressivo: il mantra delle cellule. La ripetizione di questo mantra impregna le cellule di coscienza e collega direttamente al piano della Coscienza sovramentale. Il mantra va recitato col Cuore, in un’aspirazione consapevole, senza nessuna aspettativa, nel dono di sé, nella fiducia, nel surrender. La risposta è consequenziale, se il ricercatore è innocente. L’innocenza è la conseguenza di un perseverante lavoro di osservazione e trasformazione dell’ego.

Dice Sri Aurobindo, parlando ad un suo allievo: “Certo che potete praticare lo yoga (integrale) senza essere un grande uomo. Non c’è alcun bisogno di esserlo. Al contrario l’umiltà è la prima cosa necessaria perché chi ha ego ed orgoglio non può realizzare il Supremo”…

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