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229. IL GUERRIERO E IL CONTATTO CON LA MORTE

229. IL GUERRIERO E IL CONTATTO CON LA MORTE

Ci sono dei momenti in cui accade qualcosa nel nostro corpo che dà un segnale molto forte di pericolo. Può essere un dolore lancinante al cuore che dura ore e ore, oppure la vista che si appanna e non si riesce più a focalizzare… parlo insomma di sintomi che sono troppo evidenti per essere sottovalutati.

In quei momenti diventa più evidente che la morte può… accadere…
È proprio in questi momenti che sappiamo con certezza se siamo dei guerrieri o se ci siamo raccontati un sacco di balle, nel tentativo di sentirci potenti, speciali ed eroici. Se stiamo tremando come cuccioli, attanagliati dalla paura… la nostra carriera di guerrieri svanisce.
Non dico che nel guerriero non ci sia posto per la paura, ma essa più simile ad un timore che non annebbia la vista, la mente, la coscienza… un timore che si accompagna ad una dolce sensazione di surrender, in cui ci si affida al Divino: “Mio Signore, metto tutto nelle tue mani”.

La presenza della morte rende ogni cosa reale e restituisce agli eventi della vita il loro senso. La maggior parte di ciò che facciamo, amiamo, desideriamo, sono surrogati pietosi di una verità mai sentita.
Il guerriero viaggia con la morte accanto che gli dà la giusta prospettiva, che lo aiuta a vedere con chiarezza la menzogna di ciò che la maggior parte di esseri umani considera desiderabile, nobile, morale, buono e cattivo.
La morte sussurra al guerriero la Verità nascosta dietro l’impermanenza e la mutevolezza della vita, gli mostra la VITA VERA.
Mi unisco a San Francesco, rendendo omaggio a sorella Morte, con profonda gratitudine…

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