
Dove vai così di fretta? È una domanda semplice, ma forse oggi è una delle domande più importanti che possiamo rivolgerci. Corriamo continuamente. Facciamo una cosa pensando già a quella successiva, programmiamo domani mentre stiamo vivendo oggi e, spesso, quando arriva domani siamo già proiettati a dopodomani. Abbiamo trasformato la velocità in una virtù e la lentezza quasi in una colpa. Pensiamo che fare tutto più rapidamente ci permetta di avere più tempo. Ma cosa facciamo del tempo che guadagniamo? Lo riempiamo immediatamente con altre cose.
Non abbiamo necessariamente poco tempo: spesso abbiamo poca presenza. Il nostro corpo, invece, non corre. Il respiro è sempre nel presente, il cuore batte nel presente, le sensazioni accadono nel presente. È la nostra mente che continua a viaggiare avanti e indietro, tra ciò che è stato e ciò che deve ancora accadere. E così rischiamo di essere fisicamente presenti, ma interiormente assenti. La vera domanda allora diventa: perché facciamo così fatica a fermarci? Forse perché fermarsi significa ascoltarsi.
Significa incontrare domande che nella frenesia possiamo evitare: Come sto veramente? Sono felice? Sto vivendo la vita che desidero? Quello che sto facendo è davvero importante per me? Di cosa ho bisogno? A volte la fretta diventa una forma inconsapevole di fuga da noi stessi. Rallentare non significa necessariamente fare meno. Significa fare ciò che facciamo con maggiore consapevolezza. Mangiare senza guardare il telefono. Ascoltare qualcuno senza pensare alla risposta.
Camminare accorgendoci dei nostri passi. Respirare prima di reagire. Concederci qualche minuto di silenzio. Perché il silenzio non è tempo perso. È lo spazio nel quale possiamo finalmente sentire ciò che dentro di noi chiede attenzione. Forse dovremmo smettere di considerare il tempo soltanto come qualcosa da utilizzare, ottimizzare e risparmiare. Il tempo è qualcosa da vivere. Perché mentre corriamo verso il futuro rischiamo di perderci proprio ciò che stiamo cercando: la serenità, la presenza, le relazioni, la gioia.
IN PRATICA
Possiamo iniziare con una piccola pratica: tre volte al giorno fermiamoci per un minuto e chiediamoci semplicemente: “Come sto?” Non cerchiamo subito una soluzione. Ascoltiamo. Allora, la prossima volta che ci accorgeremo di essere ancora una volta di corsa, fermiamoci un istante e chiediamoci: “Dove vado così di fretta?”Forse non dobbiamo arrivare prima. Forse dobbiamo semplicemente imparare a esserci mentre camminiamo. Perché la vita non è ciò che accadrà quando avremo finalmente tempo. La vita è ciò che sta accadendo adesso.
FLORITERAPIA
I Fiori di Bach che ci possono aiutare in questo caso sono: Impatiens per imparare la pazienza e rispettare il ritmo naturale delle cose; White Chestnut quando la mente non riesce a fermarsi; Olive quando la corsa ci ha profondamente svuotati; Ceratoquando abbiamo bisogno di tornare ad ascoltare la nostra voce interiore.
Jose Maffina
Autrice del libro I codici della felicità
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