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106. IL GUERRIERO E LA RELIGIONE

106. IL GUERRIERO E LA RELIGIONE

Riporto due passi di una grandissima ricercatrice spirituale, Mirra Alfassa, conosciuta come la Madre, che ha condiviso a fianco di Sri Aurobindo la più eccelsa avventura della coscienza del secolo passato e dell’attuale:

La religione e lo yoga non si situano sullo stesso piano dell’essere. La vita spirituale può esistere in tutta la sua purezza se è libera da ogni dogma mentale.” “Non si deve confondere l’insegnamento religioso con quello spirituale. L’insegnamento spirituale è l’insegnamento del futuro, illumina la coscienza e la prepara alla realizzazione futura. L’insegnamento spirituale sta al di sopra delle religioni e mira alla verità globale: insegna ad entrare in relazione diretta col Divino”.

Il guerriero impara attraverso la sua esperienza diretta la verità di queste parole perché la strada che ha scelto passa attraverso la trasformazione del suo sentire, lo scioglimento dell’ego e la meditazione: questo percorso gli consente di entrare in contatto con l’Unità della Coscienza, risvegliando in sé la sua essenza luminosa che lo rende già divino, anche se non se ne rendeva conto quando era offuscato dai veli delle sovrastrutture mentali.

La mente è uno strumento prezioso in quanto capace di dare forma ai contenuti interiori, ma diventa una pessima alleata quando è talmente impregnata da dogmi ed idee precostituite da distorcere completamente la “visione”.

I ricercatori spirituali, i Maestri ed i mistici di ogni epoca e cultura non a caso, trascendendo la mente, si sono ritrovati in esperienze universali della Coscienza perfettamente condivise. Per tale motivo si può leggere Santa Teresa d’Avila ed un mistico sufi e ritrovare i semi di una stessa verità sperimentata.

Dice Sri Aurobindo: “Il fanatismo religioso appartiene ad una psicologia di tipo basso ed ignorante ed il suo stile d’azione è di solito feroce, crudele e vile”. “La spiritualità non è un’alta intellettualità né idealismo, non è un orientamento etico della mente o una purezza e austerità morali, non è religiosità o un esaltato fervore emotivo…La spiritualità nella sua essenza è un risvegliarsi alla realtà interiore del nostro essere(…)”.

Continua..

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