Istruzioni per gli Angeli

Ecco qua alcune brevi «istruzioni per l’uso», a commento della sezione ANGELI (e colgo l’occasione per ringraziare la casa editrice Frassinelli, che ha concesso a anima.tv di utilizzare alcuni brani di un mio recente libro sull’argomento). Con il link che trovate qui sotto, potete scoprire quali Energie angeliche agiscano in ciascun giorno dell’anno, e in che modo le Energie del giorno in cui siete nati determinino certi aspetti della vostra personalità, dei vostri naturali talenti, della vostra vocazione, a voi già nota o magari ancora segreta. La fonte di queste corrispondenze tra i giorni e il destino si trova nelle tradizioni della Qabbalah, antiche e densissime; e appunto in queste tradizioni vorrebbe spaziare il mio blog. Ciò che ne dirò qui sarà molto semplice, vi garantisco; ma, naturalmente, «molto semplice» non significa molto facile.

Come forse vi sarete già accorti nelle vostre personali ricerche spirituali, le cose semplici sono spesso, per la moderna mente razionale, le più complicate.

E a mio parere c’è un solo modo di scoprirle, di intenderle meglio: non aver paura di diventare anche noi più semplici, più intuitivi, più liberi dalle nostre complicatissime abitudini di pensiero. Non aver paura di allontanarsi da quel che a molti, oggi, sembra vero, necessario, logico, o magari intangibile; non aver paura, soprattutto, della nostra capacità di sentire, scoprire, esperire semplicemente l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano.

Igor Sibaldi

Igor Sibaldi

25. N COME NOE’

n. In ebraico: Nun. È il geroglifico delle cose prodotte, create, e del successo nel produrle.

Lo si può definire anche il geroglifico di ciò che ORMAI si è realizzato, di ciò che hai GIA’ davanti a te, e che dunque non parla più alla tua voglia di scoprire, al tuo bisogno di sfide, alle energie della tua crescita. E infatti è la lettera che si incontra più raramente nei nomi dei protagonisti della Bibbia, e mai nei nomi di Dio. Intendiamoci: non è che sia male poter contare su qualcosa di solido e comodo (noakh), compiacersi dei propri beni (nekhes), concedersi un po’ di tranquillità (nakhath). Ma in chiunque abbia intrapreso una ricerca spirituale tutto ciò può facilmente generare un pochino d’inquietudine, e anche di noia. I cercatori di verità sono infatti sempre in cammino (da Abramo a Gesù) e hanno, sì, l’ideale di una Terra Promessa, che in ebraico si chiama Canaan (KN‘N), ma quel che a loro piace e importa più di tutto è il viaggio che occorre compiere per raggiungerla. «Le volpi hanno tane, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»… Pensate per esempio a Mosè, che dopo aver viaggiato per più di quarant’anni per raggiungere Canaan, decise alla fine di non entrarci e se ne andò altrove – nessuno sa dove – mentre il suo popolo giungeva alla meta. Pensate a Siddharta. E chi è l’unico patriarca con la Nun? Nientemeno che Noè. In ebraico è Noakh (NKH) e significa proprio «la tranquillità», «il riposo». Bel riposo – direte voi, – nel bel mezzo di cataclisma! Intorno a lui il mondo intero veniva dissolto dalla furia delle acque, l’arca veniva trascinata di qua e di là dalle correnti, in uno sconfinato orizzonte vuoto, e lui era Noakh, e si riposava in se stesso? Eh sì, proprio quello era il senso misterioso del suo nome. Il sapiente sa conservare in se stesso un luogo di calma, una dimensione salda, anche in mezzo alla tempesta. Vi ricordate quell’episodio evangelico in cui Gesù «dormiva su un cuscino», a poppa di una barca sbatacchiata dalla tempesta? (Marco 4,38). Quella era una citazione della storia di Noè, oltre che una bella e strana immagine del modo in cui Gesù si comportò durante la sua difficilissima vita pubblica. Ecco un buon modo spirituale di cercare, coltivare, apprezzare la Nun.

continua

12/12/08
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