Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

Mese: Luglio 2009

70. I GUERRIERI DEL SECONDO ‘OLAM

28/07/09

L’Angelo di oggi e i tre seguenti sono autentici guerrieri: esprimono la qualità fondamentale della Quarta Sephirah, il CORAGGIO, in forma estroversa, pragmatica, oltre che fortemente etica. Ognuno di essi insegna infatti ai suoi «protetti» a sfidare, a lottare e a vincere, quando si lasciano guidare dal loro senso di giustizia e dall’altruismo – o viceversa a lottare contro se stessi e determinare le proprie sconfitte, quando si accorgono di essere ingiusti, disonesti o egoisti.

I concetti di bene e di male, a questo livello dell’Albero della Vita, cominciano dunque a diventare un po’ più comprensibili a noi tutti: non vi sono più i paradossi che avevamo visto nelle Sfere superiori – e ciò perché con la Quarta Sephirah si entra in un altro ‘Olam, in un’altra Dimensione, più vicina a noi. La prima Dimensione, vi ricordate, era quella delle Emanazioni (v. la puntata 63) e lassù il nostro intelletto doveva compiere notevoli balzi logici, per potersi orientare; questa nuova Dimensione è invece lo ‘Olam ha-Beriah, «l’Eone della Creazione», in cui tutto ciò che dovrà nascere o avvenire comincia ad assumere davvero le proprie forme.

Qui, energie che fino a poco prima potevano ancora diventare chiunque o qualsiasi cosa cominciano a diventare qualcuno o qualcosa: qui si verificano quindi le prime scelte vere e proprie – chi o cosa diventare e, di conseguenza, chi o cosa NON diventare. E le scelte non vennero fatte soltanto dall’alto, ma in qualche misura vi partecipammo anche noi: venne richiesto il nostro parere, e appunto perciò venimmo forniti, qui, di coraggio, perché di questa qualità vi è assoluto bisogno quando si prendono decisioni che riguardano la propria vita. E il guerriero (da non confondere con il soldato) non è forse colui che deve continuamente decidere? Ecco dunque questi quattro marziali istruttori, che certamente si incaricarono di assisterti in quell’emozionante periodo della TUA creazione.

«Tra qualche tempo» ti dissero, più o meno, «comincerai la tua fase di atterraggio su quella Sfera che vedi laggiù, chiamata mondo umano… Non possiamo esattamente dirti quando sarà, un po’ perché è un dettaglio, questo, ancora da chiarire, e un po’ perché noi siamo in un ‘Olam, e ‘Olam significa anche Eternità, cioè Assoluto Presente, atemporalità. Ma, presto o tardi, là ti aspetteranno e inevitabilmente (anche se non se ne renderanno conto) si aspetteranno da te grandi cose, cose nuove. Dio sa quanto ne abbiano bisogno, di cose nuove, laggiù, con tutti i guai sempre uguali che combinano da migliaia di anni! E anche noi contiamo molto su di te. Perciò ascolta bene: più su Serafini, Cherubini e Troni ti hanno istruito sul possibile, noi ti parleremo del necessario. Alcune cose sono necessarie, altre no. E il modo più semplice per riconoscere le prime tra le seconde, è porsi sempre un po’ più in alto di quell’io che tu là sarai, e preoccuparti non solo di te ma di molti…»

«Ma come!» potresti aver obiettato tu a questo punto. «Adesso devo cominciare a diventare me stesso, e voi mi dite che devo restare più grande di me? Devo scendere in quella Sfera umana o no?» «Certo» fu probabilmente la risposta, «ma proprio questo è il punto. Ti troverai bene laggiù, e sarai fiero e saremo fieri di te, se con una parte di te sarai soltanto te stesso, e con l’altra sarai ancora un po’ qui in alto: sarai soltanto te stesso nel prendere le tue decisioni e nell’agire, e sarai ancora quassù nei moventi delle tue decisioni. Allora tutto andrà bene. A proposito, sai cos’è, esattamente, il bene e in che cosa si distingue dal male? Ora te lo spieghiamo…»

E te lo spiegavano.

Continua

69. LE DOMINAZIONI E LE DUE SEPHIROTH AZZURRE

23/07/09

La prossima volta che capitate a Firenze, andate a visitare il Battistero, davanti al Duomo. Ci sarà sicuramente un po’ di coda, ma vale la pena. Una volta entrati, guardate in alto, e nella cupola li vedrete tutti quanti: Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni e poi tutti gli altri, con sotto le loro scritte – come per gli ospiti in televisione, solo che nel Battistero le scritte sono in latino. Noterete che le Dominationes hanno un tono azzurrino, e accanto a loro le Potestates (le Potestà) hanno un tono un po’ più intenso, quasi blu. Sono appunto i colori tradizionali di queste due Gerarchie angeliche, che nell’Albero della Vita si trovano in posizione simmetrica: le Dominazioni sulla Colonna di destra – quella dell’abbondanza, della grazia – e le Potestà sulla Colonna di sinistra – quella della riflessione accurata, della razionalità, del giudizio rigoroso. Sono entrambe azzurre proprio perché, oltre che simmetriche, hanno la medesima funzione: insegnano, a chi dovrà nascere, il CORAGGIO. Ciascuna lo fa, naturalmente, a suo modo.

La Quarta Sephirah, quella appunto delle Dominazioni, si occupa del coraggio di usare i propri talenti, di precisare i propri desideri (di «non fare sconti a Dio», come usa dire una mia cara amica) e di non lasciarsi opprimere dai propri umori cupi o dalle circostanze negative – e non per nulla il primo Angelo delle Dominazioni è proprio Nithihayah, che pone ai suoi protetti un’unica scelta: o abbracciano la difficilissima ed entusiasmante carriera di strega (nel senso migliore del termine) o per tutta la vita si sentiranno inutili e assurdi. La Quinta Sephirah, quella delle Potestà, si occupa invece del coraggio di vedere e affrontare i propri difetti, di rifiutare le illusioni su se stessi e sugli altri.

Quanto all’azzurro, ne ho scoperto il senso soltanto poco tempo, conversando con un altro mio caro amico, Maurizio Zanolli, pittore, filosofo, autore di una originalissima teoria dei colori (vi consiglio caldamente di andare a vedere i suoi spettacoli): secondo Maurizio, i colori sono uno dei linguaggi dell’uomo e della natura al contempo, e probabilmente anche di Dio; sono come lettere, e in tutto ciò che ci circonda formano parole ben chiare, dimodoché chi impara a conoscerli può cominciare a dialogare con tutto ciò che lo circonda, e farsi raccontare che cosa tutto significhi, e che cosa – inconsapevolmente di solito – abbiano voluto dire a se stessi gli uomini usando certi colori invece di altri. «Magnifico! E l’azzurro?» gli ho domandato. «L’azzurro» mi ha risposto (e Maurizio non si intende di Qabbalah) «è la risolutezza, la decisione, l’assunzione di responsabilità. Guarda tu stesso: che cosa vedi di azzurro, intorno a te? Decifra.» Ho provato a decifrare, e ho constatato che ha ragione. Mi sono sempre piaciute molto le teorie che trovano conferma OVUNQUE POSI LO SGUARDO.

Continua

68. LA LIBERTÀ E OLTRE

18/07/09

Ed eccolo qua, un campione assoluto di libertà individuale, l’Angelo dei Robin Hood, Khahewuyah. E dire «libertà», in questo caso, può risultare riduttivo, può magari far pensare a un ideale, a un valore universalmente riconosciuto, come quelli che piacciono ai Nelka’el: ma questo Trono non si lascia imbrigliare in nulla del genere. La sua libertà somiglia piuttosto un avventuroso arbitrio, fieramente indifferente a tutto che gli uomini sono abituati ad approvare o biasimare. Non ha neppure bisogno della disobbedienza dei La’awiyah – cioè di una qualche obbedienza alla quale contrapporsi, e dalla quale dunque dipendere in qualche modo (si sa che i ribelli rimarrebbero disoccupati, se non ci fossero tirannie ed oppressioni). E non si pone nessun dovere programmatico, ai differenza dei Kaliy’el, che mettono subito da parte le loro sregolatezze quando si tratta di intervenire in qualche emergenza. Macchè: Khahewuyah è sregolato e basta, e quando i suoi «protetti» aiutano qualcuno nei guai, ci si può tranquillamente aspettare che lo derubino cinque minuti dopo… E tutto ciò, senza né scrupolo né rimorso. Nei vecchi codici di Angelologia gli si attribuisce addirittura la capacità di «far assimilare ai suoi protetti le cattive azioni che hanno commesso, perché non abbiano a subirne conseguenze karmiche» (*): cioè nessun fio da pagare, né in questa vita, né nelle prossime!

E ciononostante (o appunto per ciò) la funzione di questo strano Angelo è fondamentale: non solo perché è l’antidoto del senso di colpa, come spiego nel ritratto, ma perché al contempo garantisce alla Terza Sephirah quell’amplissima visuale che le occorre per svolgere il suo compito, che è quello di comprendere e di organizzare i destini. Khahewuyah ha cioè una funzione molto simile a quella che nel cattolicesimo è attribuita a Maria, l’«intercessione per i peccati», e che nel materialismo dialettico (in Marx e Engels, cioè) viene formulata nel famoso Terzo Principio, la «legge della negazione della negazione»: ogni sintesi diventa necessariamente la tesi di una nuova antitesi che porterà a una nuova sintesi. In altre parole: tutte le volte che ti sembra di aver risolto perfettamente un problema, è bene che tu ti accorga che sei soltanto all’inizio di un problema nuovo. Senza questo principio, l’evoluzione umana non farebbe più un passo avanti, così come senza l’intercessione dei peccati l’umanità sarebbe tutta quanta bloccata, ipnotizzata dal proprio passato. La Terza Sephirah deve, invece, far andare avanti tutto il sistema e tutti noi. Deve perciò includere la contraddizione: deve poter contare su un tipo, appunto, come l’Angelo di oggi, che saboti il meccanismo di registrazione del passato e in tal modo faccia più spazio per il presente e il futuro.

A questo riguardo vi racconto un fatto personale: nell’inverno del ’97 stavo terminando un mio libro, I maestri invisibili; ci avevo lavorato per due anni, e nell’ultimo periodo mi ci ero impegnato talmente da non trovare nemmeno più un momento per salvare, né tantomeno per stampare quello che scrivevo. E tre giorni prima della consegna alla casa editrice, il dischetto (allora si usavano i dischetti) mi si smagnetizzò. Andò tutto perduto. Ero disperato. Trecento pagine! Passai una giornata tremenda, e il mattino dopo ricominciai a scriverlo daccapo. Ottenni dal redattore un paio di settimane in più, e due settimane dopo consegnai le nuove trecento pagine, molto migliori della stesura perduta, e il libro andò benissimo. Non è un vero peccato non poter fare così MOLTO SPESSO, anche in altri campi delle nostre esperienze? Khahewuyah sa come riuscirci. Chiedeteglielo.

(*) HAZIEL, Il grande libro delle invocazioni e delle esortazioni, Milano 2oo6.

Continua

67. LE APPARENTI COINCIDENZE

13/07/09

Il 14 luglio è, come ben sapete, la festa della Rivoluzione Francese; il 4 luglio è la festa della Rivoluzione americana. Due rivoluzioni «protette» dai Troni, e tutt’e due alla fine del Settecento. Non solo, ma il 4 luglio cade proprio sotto Nelka’el, l’Angelo dei liberatori: e gli americani, con la loro rivoluzione, si liberarono dal dominio inglese; mentre il 14 luglio è sotto l’Angelo della realizzazione dei desideri di molti, e decisamente la presa della Bastiglia fu una rivendicazione popolare, contro i privilegi di pochi. Sono un po’ troppe queste coincidenze, per far pensare a un semplice caso della sorte. E in realtà, alla fine del Settecento vi erano numerose correnti e sette (la massoneria innanzitutto) che andavano accuratamente riscoprendo e studiando l’esoterismo ebraico, e ne valutavano l’efficacia, e ne cercavano le origini – in Egitto, naturalmente. Guardacaso, solo pochi anni dopo il giovane Napoleone fu incaricato d’una campagna di guerra in Egitto e lì (come per caso!) si scoprì la Stele di Rosetta, da cui si dedusse un metodo per decifrare i geroglifici. In seguito, questo interesse sembrò perdersi, in Francia; ma rimase ben evidente negli Stati Uniti: non per nulla, sulla banconota da un dollaro finì per comparire una piramide, e durante l’ultima guerra mondiale la bomba di Hiroshima venne sganciata il 7 agosto, sotto l’Angelo di chi trionfa nelle guerre, e quella di Nagasaki (assurda, a guerra già finita) l’11 agosto, sotto l’Angelo dell’impulso distruttivo fine a se stesso. Altre coincidenze? No di certo.

Emerge qui, invece, quello strano filone esoterico della politica occidentale, a cui sono stati dedicati tanti studi interessanti negli ultimi anni. C’è l’elemento cabbalistico settecentesco in America, e ci sono anche le correnti oscure della Germania hitleriana, e l’elemento templare nella Russia sovietica – in quel KGB che dagli anni Settanta ha controllato segretamente l’Urss, ha salvato la Russia dal completo sfacelo e ora la sta guidando, sempre più apertamente. Per quanto i benpensanti di tutto l’Occidente si facciano un obbligo di considerare l’esoterismo come una congerie di vecchie superstizioni, va riconosciuto che le ragioni di buona parte della nostra storia vadano cercate anche lì. E questo è un bene o un male?

Tutto sommato è un male, io credo. La politica, gli Stati si fondano sull’autorità, sull’esecuzione di ordini, e la ricerca spirituale non ha niente a che fare con l’autorità di capi politici – per quanto buone possano apparire a loro stessi le loro intenzioni. Non ha appena entra in contatto con un sistema politico, tutto ciò che è spiritualità subisce una «meccanizzazione» – come la chiamava il filosofo delle religioni che più ho amato in Italia, Furio Jesi (se avete voglia di cercarlo in biblioteca, leggete il suo libro Germania segreta). Un politico sa sempre dove DEVE andare, quali risultati DEVE raggiungere e quali DEVE invece evitare, mentre un cercatore spirituale non lo sa mai, se non dopo che li ha raggiunti e superati. Un politico deve dunque pianificare, dirigere, limitare inevitabilmente quel tanto di spiritualità che ha intenzione di adoperare, e in tal modo la «meccanizza», e ne fa necessariamente, nel migliore dei casi, uno pseudo-totem, o un tabù. Meglio evitare. Come si legge nei Vangeli, una volta Gesù fece una delle sue moltiplicazioni dei pani, e alcune persone lì presenti, vedendo e intuendo le potenzialità politica di quel suo comunismo, pensarono che sarebbe stato utilissimo fare di lui un leader politico:

ma Gesù, avendo saputo che stavano per venire a prenderlo e farlo re, si ritirà di nuovo sulla montagna, da solo.

Giovanni 6,15.

(È ovvio che a questo punto qualcuno potrebbe farmi notare che ci sono degli Stati millenari nei quali la politica utilizza la spiritualità per reggersi: il Vaticano, il Tibet. Sono certamente fenomeni interessanti, e non mi attira l’idea di aver ragione contro qualcuno. Ma per conto mio, preferisco chi esplora l’invisibile per conto suo, nella sua libertà individuale).

Continua

66. PERCHÉ?

08/07/09

L’Angelo di oggi e i due successivi sono (e proteggono) gli specialisti dell’autosuperamento. Yeyay’el è l’imboccatura del porto: e per i cercatori spirituali non vi è situazione che non possa essere vista come un porto in cui si sta momentaneamente sostando. Milahe’el è l’antidoto all’egoismo: il magnifico talento che concede ai suoi «protetti» è quello di scoprire cosa vogliano gli altri e di realizzare i loro desideri. E Khahewuyah è maestro nello sradicare dagli animi la voglia di aver ragione, dalla quale dipendono tanti mali che ci affliggono: vanità, orgoglio, ira, sconforto, senso di incomprensione, pessimismo e via dicendo.

È chiaro che, seguendo questi Troni, si rischia facilmente di ritrovarsi esclusi da quella che per i nostri contemporanei è la normalità, oppure – tutte le volte che il coraggio verrà meno – di sentire la normalità stessa, e il nostro adeguamento ad essa, come una radicale, bruciante sconfitta, come un tradimento di sé.

Del tutto legittimamente, i «protetti» di questa Terza Sephirah potrebbero dunque domandarsi due cose: primo, perché dopo tanti millenni che Dio (Ain Soph, Elohim, Yahweh) governa il mondo, quella normalità è ancora così soffocante? Secondo: qual era il Progetto iniziale (che evidentemente va a rilento), che cosa avevano in mente Dio e i suoi altissimi Angeli, quando completarono e misero in moto quest’Albero della Vita? Provate a porre voi queste questioni alla vostra parte angelica (non potete sbagliare, è proprio in fondo al cuore, domandate lì e sentirete la risposta, se riuscite a star zitti interiormente) e vediamo cosa vi dice. Per quel che ne so io, dalle mie letture e decifrazioni, la normalità che ai «protetti» dei Troni appare tanto stretta e scomoda ha proprio il compito di far apparire, risaltare e fruttare le loro qualità, i loro aspetti migliori, che altrimenti essi non conoscerebbero mai. E il Progetto iniziale, a mio parere, doveva assomigliare molto a quell’immagine del Tao che certamente conoscete: il bianco e il nero contrapposti. Come dice Mago Merlino ne La spada nella roccia di Disney:

For every up there is down,

for every square there is round,

for every high there’s a low…

Canzoncina taoista anche questa: «per ogni su c’è sempre un giù, per ogni quadrato c’è sempre un cerchio, per ogni alto c’è sempre un basso…» E Mago Merlino prosegue raccomandando al suo pupillo Semola (il futuro re Artù) di puntare in alto, di «non essere una mediocrità»: questo è il gioco, gli spiega, prova e vedrai, e ricorda:

Nothing venture, nothing game!

Cioè: chi non risica non rosica, e letteralmente «se non fai la tua puntata, non ti diverti!» Credo che il mago avesse ragione, tanto più che in quel punto del film si era nel pieno dell’iniziazione di Semola (ricordate? Erano sott’acqua, trasformati in pesci) e Merlino gli stava rivelando, come deve fare ogni buon iniziatore, i segreti di tutto. Avevano dunque in mente un gioco, lassù, quando si misero all’opera? Direi di sì, e mi sa che da millenni si stiano appassionando e divertendo non poco, e noi potremmo fare lo stesso, se ce ne accorgessimo più di frequente.

Continua

65. I LIBERATORI

02/07/09

Oltre che di raccontare, descrivere e magari profetare, è bene che i cercatori spirituali si preoccupino anche di FARE – di manifestare cioè le loro superiori conoscenze anche sotto forma di azioni estremamente concrete. Non tutte le confessioni cristiane sono d’accordo su questo punto (tra protestanti e cattolici, per esempio, si accesero qui lunghe dispute) ma le Scritture, su questo punto, sono chiarissime: «il Regno di Dio non sta nelle parole, ma nei poteri» dice per esempio Paolo (Prima lettera ai Corinti 4,20). E lo splendido Giacomo precisa:

A che serve, fratelli, se uno dice di aver la fede ma poi non fa? Credete che quella fede lo salvi? Se un fratello o una sorella non hanno da vestire e da mangiare, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, a riscaldarvi e a saziarvi» ma non date loro ciò di cui hanno bisogno, a che serve?.. Al contrario, uno potrebbe dire: tu hai la fede, ma io le cose le faccio. Tu mi mostri la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti farò vedere cos’è la mia fede.

Giacomo 2,14

La parola «fede», per i cristiani di quell’epoca, indicava appunto la superiore conoscenza che si ottiene nelle dimensioni spirituali. E poi, naturalmente:

Non chi mi dice «Signore, signore» entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli.

Matteo 7,21

E qui «Regno dei cieli» indica appunto quella dimensione eterna che, nella mistica ebraica, corrispondeva alle dieci Sephiroth che, nell’Albero della vita, salgono al di sopra dell’ultima, chiamata «il Regno» della terra.

L’Angelo di oggi ha anche il compito di porre in risalto questo aspetto della questione. Annovera numerosi liberatori (sia veri, sia presunti tali) tra i suoi «protetti»; e, come forse vi sarà capitato di notare tra i vostri conoscenti, capita non di rado ai nelkaeliani di sentirsi assai nervosi e infelici, senza riuscire a spiegarsi perché, QUANDO SONO TROPPO INDIFFERENTI AI GUAI ALTRUI. Ma se non siete nati proprio in questi giorni, o se intorno a voi non notate nulla che richieda un vostro urgente intervento eroico, tenete presente che la lezione di Nelka’el, valida per tutti senza eccezioni, è di cominciare ad accorgersi di quanto ognuno di noi è prigioniero delle proprie circostanze di vita. Le «opere» e i «poteri» di cui parlano Paolo, Giacomo e Gesù cominciano proprio da qui. Tutti noi abbiamo moltissimo da fare, molte oppressioni da distruggere in casa nostra, nella nostra stanza. Altra citazione utile:

Tu dici: «Sono ricco, non ho bisogno di nulla». Ma non sai di essere invece un infelice, un miserabile, un povero, cieco, nudo.

Apocalisse 3,17.

Vi dicono nulla queste parole di diciannove secoli fa? E state pur certi che non appena comincerete a indignarvi per le vostre personali «povertà», anche le povertà altrui vi risulteranno molto più evidenti.

Continua