La Nobile Via del Guerriero

Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta e iniziare a VIVERE.

Roberto Maria Sassone

Roberto Maria Sassone

239. IL GUERRIERO RENDE NOBILE LA SUA FORMA

La preziosità di ciò che siamo scaturisce dalla meravigliosa possibilità che la nostra essenza individuale ha di assumere una forma che sia l’espressione di essa.

La nostra Coscienza sulla Terra si manifesta con una serie di caratteristiche che sono funzionali al percorso che in profondità l’essenza ha in programma di compiere. Perciò il nostro corpo è sacro, è sacra la Vita, è sacro il nostro prossimo.

Ognuno di noi va bene così com’è… come punto di partenza per traguardi di coscienza ancora più vasti, integrati, completi… Ognuno di noi in potenza ha tutto ciò che serve all’essenza per dispiegarsi nella vita. Errori, fragilità, ombre, conflitti contraddizioni, bisogni, desideri… tutto concorre alla nostra progettualità interiore.

La nostra forma è una gloria. L’Essere scorre in essa, in ogni cellula del nostro corpo, negli impulsi più elementari, nelle emozioni, nei sentimenti, nei pensieri. Il guerriero è in contatto con questa meraviglia perché è collegato con il suo Spazio del Cuore in cui l’anima si manifesta ed è quindi consapevole della sua vera Identità essenziale.

Di conseguenza percepisce questa sostanza che percorre la sua forma e tutto il suo lavoro consiste nel risvegliare la sua essenza nelle varie manifestazioni della sua forma attuale, quindi nella forma materiale, nelle azioni, nelle sue funzioni vitali.

Il guerriero opera per rendere palesemente nobile ciò che già è nobile nella sua forma, anche se in maniera potenziale. Ecco perché la sua sadhana comprende con solerte attenzione la cura della sua personalità, del suo operato, del suo parlare e del suo sentire a tutti i livelli.

Il guerriero non giudica, non colpevolizza, ma con lucida verità di sé si osserva, vede le sue imperfezioni, le accoglie per rendere possibile l’azione di trasformazione di esse. Restare incagliati nel rifiuto e nella condanna di sé fa buon gioco all’ego che è abile a adoperare la sofferenza per avere potere e sviare il ricercatore dal collegamento con la sua Natura Divina.

 

29/10/13
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Un commento a “239. IL GUERRIERO RENDE NOBILE LA SUA FORMA”

  1. enzo

    Guerra a cosa?
    Non c’è guerriero senza guerra.
    Se hai una spada in battaglia la devi usare e senza pietà.
    La guerra comporta sempre sofferenza e scelte atroci.
    Chi è veramente pronto a sacrificare tutto?
    Abbandonare compagni, amici, parenti, moglie, marito, figli…
    abbandonare la vita stessa, le comodità, gli agi..
    abbandonare le preferenze e la felicità oltre che le imperfezioni…
    in fondo questi sono i nostri desideri
    e questi sono i nostri più perfidi nemici che
    si frappongono fra noi e la Meta.
    Arjuna, il guerriero, crolla sul fondo del carro
    quando capisce che cosa deve combattere e
    Krishna all’inizio lo rimprovera pure chiamandolo codardo.
    La guerra ha un senso solo se gli occhi sono rivolti alla Meta
    ma anche in quel caso non è detto che la sofferenza sia sopportabile.

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