Istruzioni per gli Angeli

Ecco qua alcune brevi «istruzioni per l’uso», a commento della sezione ANGELI (e colgo l’occasione per ringraziare la casa editrice Frassinelli, che ha concesso a anima.tv di utilizzare alcuni brani di un mio recente libro sull’argomento). Con il link che trovate qui sotto, potete scoprire quali Energie angeliche agiscano in ciascun giorno dell’anno, e in che modo le Energie del giorno in cui siete nati determinino certi aspetti della vostra personalità, dei vostri naturali talenti, della vostra vocazione, a voi già nota o magari ancora segreta. La fonte di queste corrispondenze tra i giorni e il destino si trova nelle tradizioni della Qabbalah, antiche e densissime; e appunto in queste tradizioni vorrebbe spaziare il mio blog. Ciò che ne dirò qui sarà molto semplice, vi garantisco; ma, naturalmente, «molto semplice» non significa molto facile.

Come forse vi sarete già accorti nelle vostre personali ricerche spirituali, le cose semplici sono spesso, per la moderna mente razionale, le più complicate.

E a mio parere c’è un solo modo di scoprirle, di intenderle meglio: non aver paura di diventare anche noi più semplici, più intuitivi, più liberi dalle nostre complicatissime abitudini di pensiero. Non aver paura di allontanarsi da quel che a molti, oggi, sembra vero, necessario, logico, o magari intangibile; non aver paura, soprattutto, della nostra capacità di sentire, scoprire, esperire semplicemente l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano.

Igor Sibaldi

69. LE DOMINAZIONI E LE DUE SEPHIROTH AZZURRE

23/07/09

69_BattisteroFILa prossima volta che capitate a Firenze, andate a visitare il Battistero, davanti al Duomo. Ci sarà sicuramente un po’ di coda, ma vale la pena. Una volta entrati, guardate in alto, e nella cupola li vedrete tutti quanti: Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni e poi tutti gli altri, con sotto le loro scritte – come per gli ospiti in televisione, solo che nel Battistero le scritte sono in latino. Noterete che le Dominationes hanno un tono azzurrino, e accanto a loro le Potestates (le Potestà) hanno un tono un po’ più intenso, quasi blu. Sono appunto i colori tradizionali di queste due Gerarchie angeliche, che nell’Albero della Vita si trovano in posizione simmetrica: le Dominazioni sulla Colonna di destra – quella dell’abbondanza, della grazia – e le Potestà sulla Colonna di sinistra – quella della riflessione accurata, della razionalità, del giudizio rigoroso. Sono entrambe azzurre proprio perché, oltre che simmetriche, hanno la medesima funzione: insegnano, a chi dovrà nascere, il CORAGGIO. Ciascuna lo fa, naturalmente, a suo modo.

La Quarta Sephirah, quella appunto delle Dominazioni, si occupa del coraggio di usare i propri talenti, di precisare i propri desideri (di «non fare sconti a Dio», come usa dire una mia cara amica) e di non lasciarsi opprimere dai propri umori cupi o dalle circostanze negative – e non per nulla il primo Angelo delle Dominazioni è proprio Nithihayah, che pone ai suoi protetti un’unica scelta: o abbracciano la difficilissima ed entusiasmante carriera di strega (nel senso migliore del termine) o per tutta la vita si sentiranno inutili e assurdi. La Quinta Sephirah, quella delle Potestà, si occupa invece del coraggio di vedere e affrontare i propri difetti, di rifiutare le illusioni su se stessi e sugli altri.

Quanto all’azzurro, ne ho scoperto il senso soltanto poco tempo, conversando con un altro mio caro amico, Maurizio Zanolli, pittore, filosofo, autore di una originalissima teoria dei colori (vi consiglio caldamente di andare a vedere i suoi spettacoli): secondo Maurizio, i colori sono uno dei linguaggi dell’uomo e della natura al contempo, e probabilmente anche di Dio; sono come lettere, e in tutto ciò che ci circonda formano parole ben chiare, dimodoché chi impara a conoscerli può cominciare a dialogare con tutto ciò che lo circonda, e farsi raccontare che cosa tutto significhi, e che cosa – inconsapevolmente di solito – abbiano voluto dire a se stessi gli uomini usando certi colori invece di altri. «Magnifico! E l’azzurro?» gli ho domandato. «L’azzurro» mi ha risposto (e Maurizio non si intende di Qabbalah) «è la risolutezza, la decisione, l’assunzione di responsabilità. Guarda tu stesso: che cosa vedi di azzurro, intorno a te? Decifra.» Ho provato a decifrare, e ho constatato che ha ragione. Mi sono sempre piaciute molto le teorie che trovano conferma OVUNQUE POSI LO SGUARDO.

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68. LA LIBERTÀ E OLTRE

18/07/09

Ed eccolo qua, un campione assoluto di libertà individuale, l’Angelo dei Robin Hood, Khahewuyah. E dire «libertà», in questo caso, può risultare riduttivo, può magari far pensare a un ideale, a un valore universalmente riconosciuto, come quelli che piacciono ai Nelka’el: ma questo Trono non si lascia imbrigliare in nulla del genere. La sua libertà somiglia piuttosto un avventuroso arbitrio, fieramente indifferente a tutto che gli uomini sono abituati ad approvare o biasimare. Non ha neppure bisogno della disobbedienza dei La’awiyah – cioè di una qualche obbedienza alla quale contrapporsi, e dalla quale dunque dipendere in qualche modo (si sa che i ribelli rimarrebbero disoccupati, se non ci fossero tirannie ed oppressioni). 67_RobE non si pone nessun dovere programmatico, ai differenza dei Kaliy’el, che mettono subito da parte le loro sregolatezze quando si tratta di intervenire in qualche emergenza. Macchè: Khahewuyah è sregolato e basta, e quando i suoi «protetti» aiutano qualcuno nei guai, ci si può tranquillamente aspettare che lo derubino cinque minuti dopo… E tutto ciò, senza né scrupolo né rimorso. Nei vecchi codici di Angelologia gli si attribuisce addirittura la capacità di «far assimilare ai suoi protetti le cattive azioni che hanno commesso, perché non abbiano a subirne conseguenze karmiche» (*): cioè nessun fio da pagare, né in questa vita, né nelle prossime!

E ciononostante (o appunto per ciò) la funzione di questo strano Angelo è fondamentale: non solo perché è l’antidoto del senso di colpa, come spiego nel ritratto, ma perché al contempo garantisce alla Terza Sephirah quell’amplissima visuale che le occorre per svolgere il suo compito, che è quello di comprendere e di organizzare i destini. Khahewuyah ha cioè una funzione molto simile a quella che nel cattolicesimo è attribuita a Maria, l’«intercessione per i peccati», e che nel materialismo dialettico (in Marx e Engels, cioè) viene formulata nel famoso Terzo Principio, la «legge della negazione della negazione»: ogni sintesi diventa necessariamente la tesi di una nuova antitesi che porterà a una nuova sintesi. In altre parole: tutte le volte che ti sembra di aver risolto perfettamente un problema, è bene che tu ti accorga che sei soltantoall’inizio di un problema nuovo. Senza questo principio, l’evoluzione umana non farebbe più un passo avanti, così come senza l’intercessione dei peccati l’umanità sarebbe tutta quanta bloccata, ipnotizzata dal proprio passato. La Terza Sephirah deve, invece, far andare avanti tutto il sistema e tutti noi. Deve perciò includere la contraddizione: deve poter contare su un tipo, appunto, come l’Angelo di oggi, che saboti il meccanismo di registrazione del passato e in tal modo faccia più spazio per il presente e il futuro.

A questo riguardo vi racconto un fatto personale: nell’inverno del ’97 stavo terminando un mio libro, I maestri invisibili; ci avevo lavorato per due anni, e nell’ultimo periodo mi ci ero impegnato talmente da non trovare nemmeno più un momento per salvare, né tantomeno per stampare quello che scrivevo. E tre giorni prima della consegna alla casa editrice, il dischetto (allora si usavano i dischetti) mi si smagnetizzò. Andò tutto perduto. Ero disperato. Trecento pagine! Passai una giornata tremenda, e il mattino dopo ricominciai a scriverlo daccapo. Ottenni dal redattore un paio di settimane in più, e due settimane dopo consegnai le nuove trecento pagine, molto migliori della stesura perduta, e il libro andò benissimo. Non è un vero peccato non poter fare così MOLTO SPESSO, anche in altri campi delle nostre esperienze? Khahewuyah sa come riuscirci. Chiedeteglielo.

(*) HAZIEL, Il grande libro delle invocazioni e delle esortazioni, Milano 2oo6.

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67. LE APPARENTI COINCIDENZE

13/07/09

Il 14 luglio è, come ben sapete, la festa della Rivoluzione Francese; il 4 luglio è la festa della Rivoluzione americana. Due rivoluzioni «protette» dai Troni, e tutt’e due alla fine del Settecento. Non solo, ma il 4 luglio cade proprio sotto Nelka’el, l’Angelo dei liberatori: e gli americani, con la loro rivoluzione, si liberarono dal dominio inglese; mentre il 14 luglio è sotto l’Angelo della realizzazione dei desideri di molti, e decisamente la presa della Bastiglia fu una rivendicazione popolare, contro i privilegi di pochi. 67_coSono un po’ troppe queste coincidenze, per far pensare a un semplice caso della sorte. E in realtà, alla fine del Settecento vi erano numerose correnti e sette (la massoneria innanzitutto) che andavano accuratamente riscoprendo e studiando l’esoterismo ebraico, e ne valutavano l’efficacia, e ne cercavano le origini – in Egitto, naturalmente. Guardacaso, solo pochi anni dopo il giovane Napoleone fu incaricato d’una campagna di guerra in Egitto e lì (come per caso!) si scoprì la Stele di Rosetta, da cui si dedusse un metodo per decifrare i geroglifici. In seguito, questo interesse sembrò perdersi, in Francia; ma rimase ben evidente negli Stati Uniti: non per nulla, sulla banconota da un dollaro finì per comparire una piramide, e durante l’ultima guerra mondiale la bomba di Hiroshima venne sganciata il 7 agosto, sotto l’Angelo di chi trionfa nelle guerre, e quella di Nagasaki (assurda, a guerra già finita) l’11 agosto, sotto l’Angelo dell’impulso distruttivo fine a se stesso. Altre coincidenze? No di certo.

Emerge qui, invece, quello strano filone esoterico della politica occidentale, a cui sono stati dedicati tanti studi interessanti negli ultimi anni. C’è l’elemento cabbalistico settecentesco in America, e ci sono anche le correnti oscure della Germania hitleriana, e l’elemento templare nella Russia sovietica – in quel KGB che dagli anni Settanta ha controllato segretamente l’Urss, ha salvato la Russia dal completo sfacelo e ora la sta guidando, sempre più apertamente. Per quanto i benpensanti di tutto l’Occidente si facciano un obbligo di considerare l’esoterismo come una congerie di vecchie superstizioni, va riconosciuto che le ragioni di buona parte della nostra storia vadano cercate anche lì. E questo è un bene o un male?

Tutto sommato è un male, io credo. La politica, gli Stati si fondano sull’autorità, sull’esecuzione di ordini, e la ricerca spirituale non ha niente a che fare con l’autorità di capi politici – per quanto buone possano apparire a loro stessi le loro intenzioni. Non ha appena entra in contatto con un sistema politico, tutto ciò che è spiritualità subisce una «meccanizzazione» – come la chiamava il filosofo delle religioni che più ho amato in Italia, Furio Jesi (se avete voglia di cercarlo in biblioteca, leggete il suo libro Germania segreta). Un politico sa sempre dove DEVE andare, quali risultati DEVE raggiungere e quali DEVE invece evitare, mentre un cercatore spirituale non lo sa mai, se non dopo che li ha raggiunti e superati. Un politico deve dunque pianificare, dirigere, limitare inevitabilmente quel tanto di spiritualità che ha intenzione di adoperare, e in tal modo la «meccanizza», e ne fa necessariamente, nel migliore dei casi, uno pseudo-totem, o un tabù. Meglio evitare. Come si legge nei Vangeli, una volta Gesù fece una delle sue moltiplicazioni dei pani, e alcune persone lì presenti, vedendo e intuendo le potenzialità politica di quel suo comunismo, pensarono che sarebbe stato utilissimo fare di lui un leader politico:

ma Gesù, avendo saputo che stavano per venire a prenderlo e farlo re, si ritirà di nuovo sulla montagna, da solo.

Giovanni 6,15.

(È ovvio che a questo punto qualcuno potrebbe farmi notare che ci sono degli Stati millenari nei quali la politica utilizza la spiritualità per reggersi: il Vaticano, il Tibet. Sono certamente fenomeni interessanti, e non mi attira l’idea di aver ragione contro qualcuno. Ma per conto mio, preferisco chi esplora l’invisibile per conto suo, nella sua libertà individuale).

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66. PERCHÉ?

8/07/09

L’Angelo di oggi e i due successivi sono (e proteggono) gli specialisti dell’autosuperamento. Yeyay’el èl’imboccatura del porto: e per i cercatori spirituali non vi è situazione che non possa essere vista come un porto in cui si sta momentaneamente sostando. Milahe’el è l’antidoto all’egoismo: il magnifico talento che concede ai suoi «protetti» è quello di scoprire cosa vogliano gli altri e di realizzare i loro desideri. E Khahewuyah è maestro nello sradicare dagli animi la voglia di aver ragione, dalla quale dipendono tanti mali che ci affliggono: vanità, orgoglio, ira, sconforto, senso di incomprensione, pessimismo e via dicendo.

È chiaro che, seguendo questi Troni, si rischia facilmente di ritrovarsi esclusi da quella che per i nostri contemporanei è la normalità, oppure – tutte le volte che il coraggio verrà meno – di sentire la normalità stessa, e il nostro adeguamento ad essa, come una radicale, bruciante sconfitta, come un tradimento di sé.

Del tutto legittimamente, i «protetti» di questa Terza Sephirah potrebbero dunque domandarsi due cose: primo, perché dopo tanti millenni che Dio (Ain Soph, Elohim, Yahweh) governa il mondo, quella normalità è ancora così soffocante? Secondo: qual era il Progetto iniziale (che evidentemente va a rilento), che cosa avevano in mente Dio e i suoi altissimi Angeli, quando completarono e misero in moto quest’Albero della Vita? Provate a porre voi queste questioni alla vostra parte angelica (non potete sbagliare, è proprio in fondo al cuore, domandate lì e sentirete la risposta, se riuscite a star zitti interiormente) e vediamo cosa vi dice. Per quel che ne so io, dalle mie letture e decifrazioni, la normalità che ai «protetti» dei Troni appare tanto stretta e scomoda ha proprio il compito di far apparire, risaltare e fruttare le loro qualità, i loro aspetti migliori, che altrimenti essi non conoscerebbero mai.66_fissE il Progetto iniziale, a mio parere, doveva assomigliare molto a quell’immagine del Tao che certamente conoscete: il bianco e il nero contrapposti. Come dice Mago Merlino ne La spada nella rocciadi Disney:

For every up there is down,

for every square there is round,

for every high there’s a low…

Canzoncina taoista anche questa: «per ogni su c’è sempre un giù, per ogni quadrato c’è sempre un cerchio, per ogni alto c’è sempre un basso…» E Mago Merlino prosegue raccomandando al suo pupillo Semola (il futuro re Artù) di puntare in alto, di «non essere una mediocrità»: questo è il gioco, gli spiega, prova e vedrai, e ricorda:

Nothing venture, nothing game!

Cioè: chi non risica non rosica, e letteralmente «se non fai la tua puntata, non ti diverti!» Credo che il mago avesse ragione, tanto più che in quel punto del film si era nel pieno dell’iniziazione di Semola (ricordate? Erano sott’acqua, trasformati in pesci) e Merlino gli stava rivelando, come deve fare ogni buon iniziatore, i segreti di tutto. Avevano dunque in mente un gioco, lassù, quando si misero all’opera? Direi di sì, e mi sa che da millenni si stiano appassionando e divertendo non poco, e noi potremmo fare lo stesso, se ce ne accorgessimo più di frequente.

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65. I LIBERATORI

2/07/09

Oltre che di raccontare, descrivere e magari profetare, è bene che i cercatori spirituali si preoccupino anche di FARE – di manifestare cioè le loro superiori conoscenze anche sotto forma di azioni estremamente concrete. Non tutte le confessioni cristiane sono d’accordo su questo punto (tra protestanti e cattolici, per esempio, si accesero qui lunghe dispute) ma le Scritture, su questo punto, sono chiarissime: «il Regno di Dio non sta nelle parole, ma nei poteri» dice per esempio Paolo (Prima lettera ai Corinti 4,20). E lo splendido Giacomo precisa:

A che serve, fratelli, se uno dice di aver la fede ma poi non fa? Credete che quella fede lo salvi? Se un fratello o una sorella non hanno da vestire e da mangiare, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, a riscaldarvi e a saziarvi» ma non date loro ciò di cui hanno bisogno, a che serve?.. Al contrario, uno potrebbe dire: tu hai la fede, ma io le cose le faccio. Tu mi mostri la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti farò vedere cos’è la mia fede.

Giacomo 2,14

La parola «fede», per i cristiani di quell’epoca, indicava appunto la superiore conoscenza che si ottiene nelle dimensioni spirituali. E poi, naturalmente:

Non chi mi dice «Signore, signore» entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli.

Matteo 7,21

E qui «Regno dei cieli» indica appunto quella dimensione eterna che, nella mistica ebraica, corrispondeva alle dieci Sephiroth che, nell’Albero della vita, salgono al di sopra dell’ultima, chiamata «il Regno» della terra.

L’Angelo di oggi ha anche il compito di porre in risalto questo aspetto della questione. Annovera numerosi liberatori (sia veri, sia presunti tali) tra i suoi «protetti»; e, come forse vi sarà capitato di notare tra i vostri conoscenti, capita non di rado ai nelkaeliani di sentirsi assai nervosi e infelici, senza riuscire a spiegarsi perché, QUANDO SONO TROPPO INDIFFERENTI AI GUAI ALTRUI. Ma se non siete nati proprio in questi giorni, o se intorno a voi non notate nulla che richieda un vostro urgente intervento eroico, tenete presente che la lezione di Nelka’el, valida per tutti senza eccezioni, è di cominciare ad accorgersi di quanto ognuno di noi è prigioniero delle proprie circostanze di vita. Le «opere» e i «poteri» di cui parlano Paolo, Giacomo e Gesù cominciano proprio da qui. Tutti noi abbiamo moltissimo da fare, molte oppressioni da distruggere in casa nostra, nella nostra stanza. Altra citazione utile:

Tu dici: «Sono ricco, non ho bisogno di nulla». Ma non sai di essere invece un infelice, un miserabile, un povero, cieco, nudo.

Apocalisse 3,17.

Vi dicono nulla queste parole di diciannove secoli fa? E state pur certi che non appena comincerete a indignarvi per le vostre personali «povertà», anche le povertà altrui vi risulteranno molto più evidenti.

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64. LA RISALITA

27/06/09

Uno dei compiti principali dei cercatori spirituali (e tutti lo siamo un po’, anche se non tutti si accorgono di esserlo) consiste nel ritrovare una dopo l’altra le fasi, le Sephiroth, che si sono attraversate nell’Albero della vita. Per nascere nel nostro mondo – cioè nell’ultima Sephirah – occorre discendere lungo i percorsi dell’Albero, e per ritrovare quel che l’Aldilà ci ha insegnato bisognerà dunque risalire, elevandosi dapprima al di sopra dell’ultima Sephirah, poi al di sopra della penultima, poi della terzultima e così via fino a Kether: il che diviene, al tempo stesso, un viaggio nella nostra più profonda memoria e nelle strutture dell’Universo. 64_pathTutti – spiegano i cabbalisti – dovranno comunque compiere questo viaggio, dato che alla fine della vita l’anima ritorna verso Kether; ma chi lo compie vita natural durante ha accesso a conoscenze meravigliose, a gradi supremi di consapevolezza (del tutti simili a quelli che Castaneda definisce «il divenire deliberatamente consapevoli») e una dimensione vitale superiore al tempo, l’aionios bios, come è chiamata nei Vangeli, il «vivere nell’eterno».

Nell’Angelo di oggi troviamo qualche utile consiglio, per organizzare la risalita. Avete letto nel suo ritratto che Pehaliyah riserva ai suoi «protetti» una intensissima energia sessuale ed erotica, e che compito dei pehaliani è sublimarla, trasformarla cioè in forme di energia differenti, via via più spirituali e più vaste. Ma avete notato che trascendere, per quest’Angelo, non significa affatto abbandonare. Così come in simbolo il contenuto non abolisce mai la forma che lo esprime, allo stesso modo nella trascendenza (e in genere nel risalire le Sephiroth durante la vita) NON OCCORRE distaccarsi mai dai livelli inferiori. Crescere non è amputarsi qualcosa.

E così come anche i pehaliani più evoluti conservano sempre le loro capacità seduttive, allo stesso modo anche tutti gli altri cercatori spirituali diventano non viaggiatori scomparsi nell’Aldilà ma intermediari, tramiti, israeli (v. la puntata 8) tra la terra e il cielo. Devono tornare a raccontare, devono esprimersi in modo che li si capisca: devono dunque mantenere una coesione con il linguaggio e con le menti di chi è rimasto più in basso. Appunto perciò, nelle mappe dell’Albero della Vita, i sentieri o canali che collegano tra loro le varie Sephiroth sono esattamente ventidue, come le lettere dell’alfabeto ebraico, e ciascuno di essi È anche una di queste ventidue lettere. Come a dire: quanto più sali, tanto più ti impadronisci dei poteri del linguaggio, tanto più ti accorgi di cosa sia il linguaggio (le lettere, le parole) che usi, e dunque tanto più preciso e potente sarà il tuo modo di comunicare con gli altri uomini. Forse anche perciò una delle caratteristiche dei pehaliani è (e se ancora non lo è in alcuni, deve diventarlo) la ricchezza, la persuasività del loro parlare.

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63. I PONTI SULLA SOGLIA E LA PRIMA ETERNITÀ

22/06/09

Dicevamo, un paio di puntate fa, dell’attrazione che l’estero esercita sui «protetti» dei Troni: ed era, naturalmente, un simbolo – cioè una descrizione trasparente, di cui cogli il significato soltanto per intravvedere un altro significato più in là, e poi un altro, e un altro ancora. Proviamo a seguire queste trasparenze. L’estero, per i Troni, è ciò che sta al di là di un confine, e al di là di qualunque confine, e contemporaneamente al di là del Confine – ovverosia di tutto ciò che per te può rappresentare un confine.

63_HorizonE dunque il confine di una nazione; e il confine dell’ambiente che sei abituato a frequentare, e al quale perciò appartieni finora (e spesso non si ha idea della misura in cui APPARTENIAMO a un ambiente, dei limiti, cioè, che esso pone alla formulazione delle nostre scelte personali); e il confine delle certezze che hai accumulato finora, e sulle quali – quasi senza accorgerti – è costruita tutta la tua immagine della realtà; e il confine di un tuo pensiero, di un ragionamento che a te sembra compiuto, esauriente, e invece si è soltanto esaurito e non aspetta altro che di venir superato; e il confine della tua vita; e il confine del tuo corpo (che la maggior parte di noi identifica soltanto con il corpo visibile, mentre abbiamo altri corpi, non meno reali ed efficaci di quello); e il confine del tuo tempo, inteso sia come tua Epoca (la dimensione storico-culturale a cui appartieni), sia come tuo orizzonte temporale (ovvero ciò che tu chiami il tuo presente, il tuo adesso, e che è a sua volta molto più grande di quel che si crede, proprio come l’estensione dei tuoi corpi)…

Ecco, tutte queste tue dimensioni hanno un Aldilà, un ESTERO, ei Troni sono maestri nel farlo scoprire, come spiega il ritratto dell’Angelo di questi giorni, l’estremamente creativo e curioso Lewuwiyah, i cui «protetti» ben riusciti vedono ogni QUI E ORA come una specie di prigione da cui progettare al più presto un’evasione.

La ragione per cui i Troni sono talmente esterofili sta anche nella particolare posizione della loro Sephirah, che costituisce appunto il confine di quello che nella Qabbalah si chiama «il primo ‘olam», cioè il Primo Mondo o anche la Prima Eternità (‘olam in ebraico ha infatti entrambi i significati, un po’ come la celebre parola greca Aiòn). Questa Prima Eternità comprende le tre Sephiroth più alte nell’Albero della Vita: Kether, Khokmah e Biynah (in angelologia: Serafini, Cherubini e Troni). È la prima propaggine, il portale dell’energia dell’Infinito, dell’Ain Soph: in gergo cabbalistico prende il nome di ‘olam ha-atsiluth, «Mondo dell’Emanazione», perché la si immagina come una dimensione emanata direttamente da quell’Infinito Divino. Per tutto ciò che, nell’Albero della Vita, viene dopo di essa, la Prima Eternità è L’ALDILÀ SUPREMO, da cui tutto ha principio, e in cui tutto si rivela…

E la memoria di questa dimensione è rimasta chiaramente impressa nei «protetti» di Lewuwiyah:

63_Letovvero L: «il crescere sempre oltre»; e la doppia W: «ciò che può precludermi la via» e che va sciolto, risolto, compreso, superato sempre, per ritrovare il rapporto con il Primo ‘Olam.

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62. GLI SCANDALI

16/06/09

Nel nome della terza Sephirah, Biynah, compaiono le due lettere che in ebraico significano «figlio»: BN. E infatti uno dei compiti che la tradizione attribuisce ai Troni è proprio quello di individuare coloro che saranno i vostri genitori. Certo, è ben chiaro il senso simbolico: dicevamo la scorsa puntata che questi Angeli ti insegnano acapire da cosa derivino le cose, i fenomeni, i fatti del mondo, e dunque a «trovare i genitori», le origini, le cause di tutto. Ma non avviene mai che il contenuto di un simbolo annienti la sua forma: e siete perciò liberissimi di immaginare che, proprio quando soggiornavate in Biynah, i Troni nelle loro maestose vesti grigio-mercurio (tale è il loro colore) scelsero insieme con voi la donna e l’uomo da cui poi voi sareste nati, E NON SARETE LONTANI DAL VERO. Poi, naturalmente, si sarebbe trattato di farli incontrare, conoscere, andare d’accordo quanto bastava – ma a questo avrebbero provveduto gli Angeli di altre Sephiroth più vicine alla terra. Ai Troni importava soltanto il piacere della pianificazione, il progetto di una B adeguata alle vostre future caratteristiche…

Non deducetene tuttavia che i Troni – e i loro «protetti» – siano particolarmente legati ai valori coniugali, alle famiglie ben compatte. Tutt’altro! In primo luogo, chi ha mai detto che occorra per forza una famiglia rispettosa delle istituzioni, per mettere al mondo un nuovo individuo? La storia sacra è, viceversa, piena di personaggi illustri nati e cresciuti al di fuori dei vincoli famigliari tradizionali: da Mosé, a Salomone, fino allo stesso Gesù, il cui babbo notoriamente non era il falegname Giuseppe.

62_ScandaliIn secondo luogo, vi ho già detto della tendenza alla disobbedienza, che è specifica di questa Sephirah. E i «protetti» dell’Angelo di oggi – disobbedientissimi! – hanno appunto nei rapporti sentimentali e sessuali uno dei loro prediletti territori di irregolarità. Nel loro ritratto spiego che sono portati agli scandali, cioè a creare addirittura imbarazzo con i loro comportamenti. È male ciò? Secondo le traduzioni consuete dei Vangeli è assai riprovevole: se avete a casa un’edizione delle Scritture potete infatti leggere questo passo molto minaccioso:

È inevitabile che avvengano gli scandali; ma guai a colui per il quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino, e che fosse gettato in mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli.

Luca 17,1-2

Ma badate, è un grave errore di traduzione. Nel testo greco la parola «scandalo» è skandalon, che significa non già «comportamento contrario alla morale corrente» bensì «insidia, tranello, trappola». Quelli con cui Gesù se la prende qui, dunque, non sono gli irregolari, ma i falsi maestri, i mascalzoni che ingannano chi si fida di loro – ivi compresi quelli che hanno tradotto così male un testo che in greco era tanto chiaro. Quanto invece agli«scandali» come li si intende di solito, sapete bene che Gesù non ha mai smesso di provocarne per tutta la sua vita pubblica, da quando rovesciò i tavoli dei cambiavalute nel Tempio fino a quando prese Maddalena come discepola prediletta. In un altro passo di Luca si legge:

Se ne andava predicando. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da varie infermità: Maria di Magdala, Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che si aiutavano con i loro beni.

Luca 8,1-3

Notate che quella tale Giovanna era moglie – e non vedova o ex moglie – dell’amministratore di Erode: ma seguiva Gesù, e non occorre grande perspicacia per accorgersi che l’intento dell’evangelista, qui, era di far notare un comportamento che chiunque all’epoca avrebbe considerato compromettente. Per non parlare poi delle critiche dei farisei:

«Perché il vostro Maestro è sempre a tavola con pubblicani e peccatori?»

Marco 2,16.

Se il Natale non fosse il 24 dicembre, Gesù potrebbe benissimo esser nato in questi giorni di giugno, sotto l’Angelo di Superman e dei moralmente insopportabili.

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61. GLI ANGELI DELLA TERZA SFERA

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11/06/09

Con l’Angelo di oggi si entra nella terza Sephirah, chiamata Biynah – dabiyn, che in ebraico è «il capire». Biynah, infatti, è soprattutto la fase dell’Intelligenza: B-Y-N, cioè «la consapevolezza (B) di come si manifestino (Y) le cose create (N)». Qui dunque ognuno di noi ha imparato a scoprire da che cosa derivi, a cosa appartenga, in che cosa sia contenuto (B) tutto ciò che può cominciare a esistere (YN). Da qui, evidentemente, si poteva contemplare l’intero sistema (B) dell’Albero della Vita, e gli Angeli di Biynah, i cosiddetti Troni, te lo descrivevano nei dettagli, con precisione rigorosa: come vi ho infatti accennato nella scorsa puntata, la «Colonna di sinistra» dell’Albero – alla quale appunto appartiene Biynah – è quella che corrisponde al nostro emisfero cerebrale sinistro, e perciò alla nostra esigenza di confini, delimitazioni, nette proporzioni, calcoli, meccanismi…

61_Lauviah

Nei «protetti» dei Troni (da oggi fino al 23 luglio), quando tutto va bene, rimane assai pronunciata questa voglia di comprendere sempre più in là, di risalire con l’intelletto dal visibile all’invisibile. E proprio da questa voglia – e dal rifiuto di accontentarsi di ciò che già si sa di qualcosa – deriva anche la loro proverbiale tendenza alla disobbedienza. Voi magari noterete qui una contraddizione psicologica: siamo nella «Colonna di sinistra», così precisa e rigorosa, eppure queste settimane pullulano di compleanni di ribelli, di outsider, di eretici. Ma è facilmente comprensibile, e proprio in termini di psicologia spicciola: proprio perché nella loro mente sono talmente precisi e rigorosi, i «protetti» dei Troni tendono a non tollerare la precisione e la rigorosità altrui. La trovano insufficiente, approssimativa, e quanto più sono fedeli a se stessi ed estroversi, tanto più li prende la smania di buttare all’aria i sistemi altrui, o di ignorarli totalmente, per costruire i loro sistemi. Anche per questo, forse, sono così spesso esuli o perenni viaggiatori (Dante, Yeats, Che Guevara, Stravinski, Hermann Hesse, la Fallaci, Garibaldi, Hemingway…): perché in patria risultano facilmente antipatici a moltissimi. E non che vi sia nulla di male: vi ricordate? «Lascia la casa di tuo padre, la tua patria… e va’ a cercare te stesso». Ai cercatori spirituali l’estero fa sempre bene.

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60. LA TECNOLOGIA E L’INVISIBILE

6/06/09

60_TecnologiaRicordo che provai un certo stupore inquieto quando, raccogliendo i materiali per il mio libro sugli Angeli, scoprii che George Stephenson, l’inventore della locomotiva, era nato sotto il Cherubino Haqamiyah. E a colpirmi non fu tanto la coincidenza (o diciamo meglio: la coerenza) tra l’idea di comprimere il vapore per produrre lavoro, e la principale dinamica di quest’Angelo, che è appunto compressiva (Q e M!) e produttiva: come vedrete sfogliando i ritratti angelici, di coincidenze-coerenze del genere ne capitano a decine per ciascun giorno dell’anno. Mi colpì invece questa ulteriore conferma dellostrano rapporto che (avete mai notato?) sembra esservi tra le più celebri invenzioni tecnologiche e tante cose che avvengono nei mondi invisibili.

Stephenson realizza, nella sua invenzione, un modello meccanico di una facoltà del suo Angelo: come se in qualche modo l’avesse VISTO, e non avendo le parole per desciverlo, avesse usato il metallo, i numeri, i calcoli. E Alessandro Volta, che nella sua pila RAFFIGURÒ, di fatto, il versetto «sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra», mettendo appunto in contatto un polo alto e un polo basso, e constatando che tra i due passava energia? E Edison, che produsse luce inserendo una resistenza in un circuito, non mise forse in pratica la famosa frase ««si fa più festa in cielo per un peccatore che si accorga, che non per novantanove giusti che non si accorgano di nulla»? La «festa» è la luce, i «novantanove giusti» sono il circuito, il «peccatore» è la resistenza che, attraversata dall’energia del circuito stesso, produce un fenomeno che il circuito di per sé non avrebbe prodotto mai.

Non solo: anche nella scienza ci sono scoperte tanto archetipiche. Basti pensare alla funzione dei due emisferi cerebrali, scoperta da Perry negli anni Settanta: l’emisfero destro che non conosce limiti, e il sinistro espertissimo invece di tutto ciò che è limitato. Abbiamo già parlato di Gesù che consigliava, ai suoi discepoli in crisi, di gettare la rete a DESTRA della barca (v. la puntata 30). Ora, date un po’ un’occhiata allo schema dell’Albero della Vita, e ditemi se non vi ricorda il reticolo degli elettrodi di un encefalogramma – visto dal basso, con la Prima Sephirah che corrisponderebbe alla nuca, e l’ultima, Malkuth, alla fronte e agli occhi. In più, sappiate che le tre linee, o assi, o «colonne» dell’Albero della Vita hanno anch’esse una precisa funzione: quella centrale è l’equilibrio, quella di sinistra è la «severità», e giudica e delimita, e quella di destra è la «grazia», ovvero l’abbondanza illimitata. Come se il dottor Perry lo sapesse, o come tremila anni fa (lo schema dell’Albero della Vita è documentato nella Genesi) lo sapessero già…

Voi che ne pensate? Forse è soltanto perché l’umanità non scopre veramente mai nulla di nuovo, ma non fa che riscoprire-riesprimere in modi diversi ciò che sapeva già all’inizio? O forse è perché qualche millennio fa gli uomini ne sapevano molto più di noi, al contrario di quel che noi tutti abbiamo sempre creduto? Oppure la questione è un’altra, e ancor più appassionante: forse la ricerca tecnologica e scientifica è anch’essa una forma di creatività, e come tale produce risultati solo quando chi la pratica sa raggiungere una certa intensità e altezza interiore – e da quell’altezza si vedono sempre le stesse realtà, come chi veleggiando lungo una costa vede le stesse cose che hanno visto tanti altri lì, prima di lui?

Nel primo caso, non resta che dire, come Salomone, «non c’è nulla di nuovo sotto il sole».

Nel secondo caso, si hanno molte ragioni in più per considerare lo studio dei testi sacri non come una forma di archeologia, ma come una paradossale attività di scavo nel nostro futuro – in ciò che possiamo ancora «scoprire», e che in questi testi, appunto, era scritto già. (D’altronde, una famosa frase di Nikola Tesla, inventore geniale, era «Mia madre mi ha insegnato a cercare ogni verità nella Bibbia»).

Nel terzo caso, diventa decisamente urgente la voglia di saperne di più su quella costa, su quelle realtà che si vedono da una certa altezza interiore.

Voi quale preferite? Io le ultime due. E ci penso di continuo.

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