Istruzioni per gli Angeli

Ecco qua alcune brevi «istruzioni per l’uso», a commento della sezione ANGELI (e colgo l’occasione per ringraziare la casa editrice Frassinelli, che ha concesso a anima.tv di utilizzare alcuni brani di un mio recente libro sull’argomento). Con il link che trovate qui sotto, potete scoprire quali Energie angeliche agiscano in ciascun giorno dell’anno, e in che modo le Energie del giorno in cui siete nati determinino certi aspetti della vostra personalità, dei vostri naturali talenti, della vostra vocazione, a voi già nota o magari ancora segreta. La fonte di queste corrispondenze tra i giorni e il destino si trova nelle tradizioni della Qabbalah, antiche e densissime; e appunto in queste tradizioni vorrebbe spaziare il mio blog. Ciò che ne dirò qui sarà molto semplice, vi garantisco; ma, naturalmente, «molto semplice» non significa molto facile.

Come forse vi sarete già accorti nelle vostre personali ricerche spirituali, le cose semplici sono spesso, per la moderna mente razionale, le più complicate.

E a mio parere c’è un solo modo di scoprirle, di intenderle meglio: non aver paura di diventare anche noi più semplici, più intuitivi, più liberi dalle nostre complicatissime abitudini di pensiero. Non aver paura di allontanarsi da quel che a molti, oggi, sembra vero, necessario, logico, o magari intangibile; non aver paura, soprattutto, della nostra capacità di sentire, scoprire, esperire semplicemente l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano.

Igor Sibaldi

Igor Sibaldi
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9.YOD

In ebraico: Yod. È una semiconsonante, come la i di «iato». È il geroglifico dell’attenzione estroversa, del dito che indica, della visibilità, del manifestarsi concreto e durevole.

Yod è anche il geroglifico del creare, nel senso più pratico e più letterale di questo termine:creo viene dal latino, e vuol dire «concreto una res», una cosa; trasformo, cioè, un’idea, un pensiero in una realtà visibile, durevole. Non per nulla vi è una yod all’inizio del nome di Yahweh: nei primi due capitoli della Genesi si narra che ’Elohim («Dio») concepì le forme del mondo e dell’umanità, dopodiché Yahweh («il Signore»), «plasmò l’umanità con la polvere del suolo» (Genesi 2,7). E il Nome di Yahweh corrisponde a questo talento creativo: i geroglifici che lo compongono sono

inmezzo

YHWH. La H è, come vedremo, il geroglifico della vita e dell’invisibile: YAH vuol dire dunque «io creo, rendo visibile la vita ancora invisibile». La W è invece il geroglifico del nodo, del blocco: dunque il Nome intero di YHWH viene a significare:

«Io rendo visibile la vita invisibile e la blocco nella forma che le ho dato».

Proprio come fa un artista nell’ultimare un’opera, o uno scienziato nel fissare una formula, una legge. Nell’Angelo di questi giorni, Yeyaze’el, la yod è addirittura raddoppiata e seguita da una Z, il geroglifico del mirare dritto a un obiettivo: il Nome raffigura un insopprimibile desiderio di creare (o di crearsi), di far apparire (o di apparire), e una magnifica determinazione nel seguire il proprio talento. Vi piace? Pensate all’Energia di Yeyaze’el, tutte le volte che vorrete fare qualcosa di bello, che piaccia a moltissimi, e provate a chiedergli il coraggio, la Z, senza cui la creatività rischia di disperdersi, di ripiegarsi su se stessa.

zetaokIn ebraico: Zain. Ha il suono della s di rosa. È il geroglifico della freccia che vola verso il bersaglio; del raggio di sole che percorre milioni di miglia per scintillare su uno specchio; dello sguardo che coglie un dettaglio. Zain è tutto ciò che tende a uno scopo: vuole, conosce, e conquista cose o persone, op-pure sfugge e libera da una costrizione.

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9/10/08
yod

8.L’ENERGIA TERAPEUTICA

Nel ritratto dell’Angelo Raha‘e’el compare questo termine, che richiede qualche spiegazione, perché è un concetto strano per noi, troppo audace: indica un’energia che permette al contempo di curare e di recitare. Era infatti convinzione degli antichi (ma, io credo, ancor oggi condivisibile appieno) che le doti del medico e quelle dell’attore fossero talmente simili tra loro da far supporre che avessero una medesima origine. Anche i greci erano dell’idea che il teatro curasse – attraverso una katharsis, una «purificazione» cioè dei sentimenti negativi, che avveniva negli spettatori e riequilibrava il loro spirito. Si riteneva che la catarsi agisse soprattutto durante la rappresentazione delle tragedie; ma, ancora oggi, a tutti sono noti anche i benefici effetti dei comici, specialmente di quelli più spietati, che mostrandoci le nostre nevrosi, ossessioni, errori esistenziali e aiutandoci a riderne, non fanno nulla di diverso da un medico o da un analista che ci aiuti a prendere le distanze dai nostri comportamenti sbagliati. E viceversa, ogni medico sa bene quanto contino nelle sue terapie la suggestione, il tono di voce, il camice – l’aspetto insomma spettacolare della sua professione. Nell’angelologia, in ogni caso, gli Angeli che «proteggono» (incoraggiano cioè nei loro protetti) la professione medica, sono puntualmente gli stessi che «proteggono» anche chi recita o parla in pubblico – e dunque anche i politici e i sacerdoti. E a proposito, faccia attenzione chi ne dispone! Ogni dote che possediamo per nascita e che trascuriamo si vendica, intralciandoci in vario modo, e l’Energia terapeutica è quanto a questo una delle più temibili: fa regolarmente ammalare sia chi non la adopera per curare altri, sia chi non la trasforma in carisma da attore, sia anche (capita pure questo, purtroppo) chi ne abbia troppa e non la usi abbastanza. Credo che provenga da qui il detto antichissimo: «Il medico cura se stesso».

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6/10/08
esculapio

7.RESH

In ebraico: Resh. È il geroglifico dell’aprire e del fluire, o viaggiare, o volare; e anche del pensiero umano, che scopre, progetta, procede.

Dopo l’Angelo Kha‘amiya, che insegna a esplorare coraggiosamente i territori oscuri, ecco qua l’Angelo Raha‘e’el, che aiuta ad affrontare e a sciogliere la paura. Spesso, leggendo i 72 ritratti, avrete l’impressione di scoprire una dopo l’altra le tessere di un mosaico, e di scorgere in quel mosaico un volto (un solo volto) che via via si forma. Ed è davvero così: quel volto formato dai tratti dei 72 Angeli è ciò che una psicologo chiamerebbe il tuo Sé, cioè la totalità della tua personalità. E dal modo in cui intendi i vari Angeli, puoi dedurre quali aspetti della tua personalità hai già cominciato a sviluppare e quali no: se la descrizione di un Angelo ti è immediatamente chiara, se vi riconosci qualcosa di te o di persone a te note, la facoltà a cui quell’Angelo presiede sono già attive in te; se invece, in uno di questi ritratti angelici, trovi qualcosa di oscuro, di troppo contradditorio, vuol dire semplicemente che le facoltà lì descritte sono ancora nascoste, dentro di te, e attendono che tu le scopra. Questa idea della totalità composita è comune a molte tradizioni: dal Tao all’atman degli Hindu – di cui si legge, in una Upanishad:

“Chi per esempio riconosca: «Io sono Brahma!» diventa questa Totalità, e neppure gli Dei potranno impedirgli di diventarlo, perché allora egli diventa anche l’atman (il Sé) degli stessi Dei. Ma chi adori una divinità diversa dal suo atman, pensando: «Quella è una cosa e io un’altra» è uno che non sa…”

Vale pari pari anche per l’Angelologia. Così, mi raccomando, non fate l’errore di qualche vostro amico ingenuo, che si figura il proprio Angelo e gli Angeli in genere come esseri alati, diversi da lui. Tu li sei, scoprili e abituati a riconoscerti in loro, a esserli: per usare il geroglifico di questa puntata, abituati a diventare la resh degli Angeli, a farli fluire attraverso di te, nella tua vita quotidiana. La resh intesa in questo modo ha un posto importantissimo nella mistica ebraica: è il centro, la chiave del nome Israele, che solitamente viene riferito a un popolo storico, ma che in realtà è anche, o può diventare anche il tuo nome. In ebraico è scritto così:

ישראל

YS-R-’L. E ’ysh significa: «individuo», «io concreto», e ’l (’El), già lo sapete, «Dio creatore». La resh è il ponte, il punto di passaggio: è un Israele chi sa di poter lasciare fluire l’energia divina nel e attraverso il suo io. È lo stesso concetto che compare nel termine latino pontifex, «il costruttore di ponti»: solo che nella tradizione latina ilpontifex era ed è una carica gerarchica. Per te, invece, se non hai paura della resh, può diventare una realtà quotidiana.

4/10/08
erre

6.CUSPIDI ANGELICHE

Un’osservazione metodologica. Avrete notato che il 29 settembre è una «cuspide», un giorno cioè in cui agiscono due diverse Energie angeliche. Poiché gli Angeli sono ripartiti non in base ai giorni del nostro calendario, ma in base ai gradi dello Zodiaco, avviene di frequente che a un giorno corrispondano due Angeli diversi. In questi casi, non si tratta di risalire all’esatto grado zodiacale della data di nascita: la faccenda è più complessa. Anche i giorni, infatti, hanno un loro valore, che incide non meno dei gradi: e ne risulta che chi è nato in un giorno «cuspide» tra due Angeli, dispone e deve render conto delle energie di entrambi. Di solito, per quel che ho notato, nella prima parte della vita – fin verso i trentotto anni – prevalgono le energie del secondo tra i due Angeli uniti in una«cuspide», e negli anni seguenti quelle del primo: per esempio, per chi sia nato il 29 settembre, prevarrà dapprima l’influsso diKha‘miyah, poi quello di ’Aniy’el. In alcuni casi il momento del passaggio può comportare novità anche brusche; particolarmente delicate sono le seguenti date di nascita: 15 aprile, 20, 25 e 30 gennaio, 14 febbraio e 11 marzo, appunto perché (come vedremo) in queste cuspidi si incontrano correnti di Energia angelica diametralmente opposte le une alle altre. Per il 29 settembre non vi è gran problema, tutto sommato: semplicemente, chi è nato in questo giorno potrebbe essere, nella prima parte della sua vita, più profondo, più introverso, meditativo (o, nei casi peggiori, più schivo, timoroso, inquieto), mentre verso i quarant’anni ci sono buone probabilità che diventi più aperto, assetato di vita, di vittorie, di gente a cui far apprezzare la profondità di pensiero che avrà raggiunto nel frattempo.

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1/10/08
angels

5.KHETH E IL DIO SEVERO

Kheth. Un’aspirata dura, come il ch tedesco. È il geroglifico del lavoro, dello sforzo; dell’equilibrio di forze e dell’impegno che occorre per raggiungerlo; dell’esistenza elementare, e della ten- sione continua con la quale la si mantiene. Kheth è anche l’immagine della legge, della sapienza cioè che con lunga fatica i saggi sono arrivati a formulare, e la necessità che in essa si esprime.

Tremendo, l’Angelo di questi giorni! È della categoria

–yah: un esploratore, dunque; infatti i suoi protetti vogliono conoscere le ombre più oscure dell’animo umano, sia negli altri, sia anche in se stessi – e scoprire in quelle ombre il senso. «Perché il male? Perché l’orrore? Perché il caos?»: queste sono le loro domande principali. Non vi è Legge autentica, che non sia nata dal coraggio di questi«perché?». E non vi sono leggi, negli Stati o nelle religioni, che un buon Kha‘amiyah non possa cambiare, migliorare, rifondare, grazie appunto alle sue coraggiose scoperte. Non per nulla, in ebraico, KHQQ vuol dire «dare leggi» e KHQR vuol dire «esplorare»: radici quasi identiche, ed entrambe con quella KHETH all’inizio.

 

arca

 

Per tale suo rapporto con la Legge, quest’Angelo è inoltre particolarmente vicino al Dio YAHWEH, a cui lo lega il suo Nome, e ne riflette l’aspetto forse più drammatico e contradditorio. YAHWEH, nella Bibbia, è appunto il Dio dei divieti, delle leggi, delle prove terribili. Potete verificarlo facilmente: nelle versioni ufficiali del Vecchio Testamento, il Dio ’ELOHIM viene sempre tradotto «Dio» e YAHWEH viene tradotto«il Signore Dio», o semplicemente «il Signore». Guardate un po’ cosa fa veramente YAHWEH, «il Signore» appunto: vieta all’uomo l’albero della conoscenza, provoca il Diluvio (ed è ’ELOHIM, «Dio», a salvare Noè), opprime Caino, abbatte la Torre di Babele, indurisce il cuore del Faraone e provoca immensi guai in Egitto, dà infinite prescrizioni e castighi… e fatalmente gli uomini gli disobbediscono. Difficile trovare in tutte le storie sacre un Dio più frustrato e, al tempo stesso, più perdutamente innamorato di quegli uomini che gli si ribellano! È come se davvero, in YAHWEH, legislazioni ed esplorazioni andassero di pari passo. La libertà umana lo affascina, come un problema impossibile può affascinare un filosofo: sembra addirittura che faccia apposta a dare divieti, per gustare la vertiginosa emozione del vederli violare. In realtà, YAHWEH ha un segreto che solo gli iniziati conoscono: è un Dio INIZIATORE. Pone regole e limiti, proprio perché l’uomo impari ad andare oltre; minaccia punizioni, proprio perché l’uomo impari ad essere coraggioso. Gesù lo spiega un paio di volte (agli iniziati appunto): «si fa più festa in cielo per un peccatore che si accorga, che non per novantanove giusti che non si accorgano di nulla» e «i peccati di questa donna le vengono perdonati, perché lei ha molto amato; chi invece ha poco da farsi perdonare, è perché ama poco». Ci avevate mai pensato?

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29/09/08
Keth

4. DIO E IO, IN EBRAICO

I geroglifici che formano la parola ’ANIY, «io» (in ebraico ’NY), significano: «la mia energia (aleph) diventa reale (N) quando si vede (Y)». Il che significa che il nostro io è quel che noi riusciamo a manifestare della nostra energia vitale. E il Nome di ’ANIY’EL ci ricorda che l’Energia fondamentale e l’origine di ogni Energia è in quell’aspetto di Dio che viene chiamato ’EL, ’Elohiym. È ciò che intendono quei numerosi mistici che, dopo tante ricerche ed esperienze, arrivano a sostenere che Dio è nell’uomo. Per esempio Gesù: «io sono nel Padre e il Padre è in me» (Giovanni 14,10), o Dante, che conosceva bene la Qabbalah, quando alla fine della Commedia dice della luce di Dio:

Dentro di sé, dal suo colore stesso,

mi parve pinta della nostra effigie;

per che ’l mio viso in lei tutto era messo.

Paradiso, XXXIII, 130-132

«Nostra effigie» vuol dire immagine dell’io (’ANIY), «viso» vuol dire «la mia capacità di vedere»; e notate anche quel «’l», proprio lì, non certo casuale! «Beh» potrebbe obiettare qualche vostro amico, «tanto io non ci credo, perché sono ateo e non credo che Dio esista». Ma questo, se permettete, è un modo un po’ ottuso di considerare la questione. Agli antichi non importava il verbo «credere» come lo intendiamo noi; agli antichi, e agli antichi ebrei soprattutto, importava conoscere e sapere di cosa si stesse parlando. Così, anche il Nome divino ’EL non è un qualcosa in cui credere, come tanti usano oggi, a scatola chiusa; ma è anch’esso una formula precisa.

In geroglifico, ’EL significa: «Quell’Energia (aleph) che cresce ed è sempre più in là (L)». Quel che noi chiamiamo Dio creatore è dunque, in origine, il DIVENIRE, il GIUNGERE SEMPRE OLTRE, in ogni tua possibile direzione – e non certo un Vecchio dalla Barba Bianca.

Non «credere» in questa dimensione è come non «credere» nell’esistenza dell’aria; mentre «credere» in questa dimensione è del tutto superfluo, dato che palesemente ti accorgi che c’è, non appena ci fai caso. E, naturalmente, ti accorgi che c’è anche in te: è ciò che in te viene dopo. La tua via che aspetta che la scopra e la percorra. Le tue prossime opere e possibilità. Le scoperte che farai. Queste creano il tuo mondo, oggi come allora. E ’ANIY’EL è appunto lì a rammentartelo.

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26/09/08
4_Dio

3. ALEPH

AlephSi traslittera con un apostrofo: ’ . È una lettera muta: indica soltanto l’aprirsi della bocca per pronunciare ben chiara una sillaba. È il geroglifico dell’unità, del principio, della po-tenzialità, di un’immensa energia ancora da utilizzare.

Abbiamo già parlato di come sono composti i Nomi angelici? Provvedo subito, tanto più che l’Angelo di questi giorni, ’ANiY’eL, capita proprio a proposito. Ciascuno di questi Nomi è composto di cinque consonanti, di cui le prime tre indicano le specifiche qualità o funzioni dell’Angelo. L’elenco completo dei triletteri angelici si trova cifrato nel libro dell’Esodo, cap.14, versetti 19,20,21, che descrivono il passaggio del Mar Rosso:

19. … E l’Angelo di Dio, che precedeva la carovana di Israele, cambiò di posto e dal davanti passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro.

20. Venne così a trovarsi tra le file degli Egizi e la carovana di Israele. La nube era buia per gli uni, mentre per gli altri illu- minava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte. 

21. Allora Mosè protese la mano sul mare. E il Signore,durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto. Le acque si divisero. 

 

ebraicoant

In ebraico ciascuno di questi versetti ha 72 consonanti, e il segreto consiste nel leggerli a zig zag, «dal davanti passando indietro», come appunto dice il testo. Così, il trilettere del primo dei 72 Angeli è costituito dalla prima lettera del primo versetto, dall’ultima del secondo e dalla prima del terzo; il nome del secondo Angelo è costituito dalla seconda lettera del primo versetto, dalla penultima del secondo e dalla seconda del terzo, ecc. Questo brano dell’Esodo risale almeno al VIII sec. a.C., dal che si deduce che l’Angelologia era ben nota già allora. Ai triletteri, per completare i Nomi, viene aggiunta poi la sillaba –’el (come appunto in ’Aniy-’el) o la sillaba –yah (come nel prossimo Angelo, Ha‘ami-yah), e queste due sillabe sono l’abbreviazione dei due fondamentali aspetti di Dio, chiamati in ebraico ’ELOHIYM e YAHWEH. Di questi due Nomi supremi parleremo ancora; per ora, basti sapere che ’Elohiym è, nella Bibbia, Dio creatore; e Yahweh è Dio custode e legislatore della creazione. ’Elohiym produce, genera, realizza; Yahweh plasma, rifinisce e, soprattutto, pone limiti (sempre nella segretissima speranza che l’uomo impari a superarli). E infatti gli Angeli in –’el hanno come loro doti generali la concretezza, la voglia di costruire, di portare nel mondo cose nuove; mentre gli Angeli in –yah hanno come loro dote generale la voglia di conoscere, esplorare, comprendere, raffigurare ciò che già esiste. Ne consegue che i protetti del nostro odierno ’Anyi’el saranno tipi fondamentalmente pratici e inventivi. Ma – dato che ’aniy in ebraico vuol dire «io» – ne consegue anche che tra i significati del nome ’Aniy’el vi è anche: «il mio io è il Dio creatore». Possibile? Non è esagerato? Francamente no. Rifletteci un poco, e poi vi dirò quel che ne so.

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24/09/08
aleph

2. UNA MEM MOLTO FAMOSA

Naturalmente, non solo i Nomi angelici ma tutti i nomi e le parole ebraiche sono composti da lettere che ne descrivono esattamente il significato. E riguardo alla M, vale proprio la pena di citare qui il più celebre dei nomi biblici, ADAM: il cosiddetto primo uomo, che solitamente ci si immagina nudo e perplesso nel Paradiso terrestre. In ebraico, invece, ADAM non indicava affatto un singolo uomo, e nemmeno un maschio: significava, nel linguaggio corrente, «tutta l’umanità». Ma il suo senso vero, geroglifico, è più profondo. Adam si scrive in ebraico ’DM (nella grafia antica non vengono indicate le vocali): l’apostrofo, ’, è la lettera aleph, che si pronuncia come l’h di «io ho», e che in geroglifico significa «il principio, l’energia, le potenzialità». DM, in geroglifico, significava invece «ciò che si ramifica all’interno di una M» cioè all’interno di uno spazio limitato. ’DM è dunque «l’energia, la potenzialità che si dirama al di qua di un limite», ed è una splendida definizione della nostra MENTE COSCIENTE, del nostro io ordinario. Questo rappresenta appunto, nella Bibbia, l’ADAM. Non per nulla si dice che «chiuse gli occhi» quando da esso uscì Eva, che in ebraico è ’iSHAH, e significa «la potenzialità di chi conosce l’invisibile». Ne deriva dunque che Adamo non era affatto un uomo maschio ed Eva non era una donna? Esattamente. Sono due elementi della tua psiche: il tuo conscio e ilsuper-conscio. O se preferite: la Mente e il tuo Elemento Spirituale. E tutte le volte che «chiudete gli occhi» e superate la vostra M per vedere al di là, è Eva che vede: è la vostra ’iSHAH.

19/09/08
Adameva

1. MEM

M. In ebraico: mem. È il geroglifico di ciò che avvolge, racchiude e si schiude, e che plasma o dissolve al suo interno. È la maternità, il mare, il mondo, il cielo; e anche il popolo, la massa di per sé inerte; e il ruolo, le abitudini, le mansioni quotidiane in cui a volte all’io capita di sentirsi imprigionato. È anche, naturalmente, il confine, il limite: e ogni confine esiste solo perché lo si superi.

Non è la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ma è bene cominciare da qui, tanto più che l’Angelo di oggi ha la memcome iniziale del suo Nome. Il Nome, negli Angeli, è importantissimo: è come la formula chimica di un elemento, dice tutto ciò che un Angelo è e che può fare – appunto perché le lettere dell’ebraico antico sono geroglifici, hanno cioè ciascuna un ben preciso significato.

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In Manade’el, le lettere principali sono M, N, D. E ND, in ebraico geroglifico, vuol dire «allontanarsi», «fuggire». Manade’el è dunque l’Angelo di chi a lungo rimane prigioniero, e d’un tratto si accorge di esserlo e va libero, irresistibile. Secondo l’Angelologia, le persone nate tra il 19 e il 23 settembre dovrebbero diventare esperti, modelli di questa liberazione dal mem, o soffrire molto per non esserlo diventati; ma anche chi è nato in altri giorni farà bene a prendere spunto da Manade’el.

Questo Nome spiega un fondamentale segreto: tu puoi uscire (ND) da un tuo blocco o limite (M) solo quando lo vedi. E vederlo è già aver cominciato a superarlo. Non avviene sempre così? Per anni non arrivi ad ammettere un tuo difetto: e perciò esso ti rovina la vita. Poi trovi il coraggio di guardarlo: è doloroso, certo, è umiliante, ed è triste dover riconoscere d’aver perso tante opportunità a causa di quel tuo limite. Ma se finalmente l’hai visto, è perché stai cominciando a diventare più grande di esso, e hai già visto che la tua via continua più in là.

A quel punto, non chiuderti di nuovo nella mem: non fare come se non avessi capito. Va’ oltre. Sùperati, allontanati da te – da ciò che fino a quel momento avevi creduto di essere.

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INTRODUZIONE

Cari amici,

Alcuni argomenti che tratteremo rientrano nella cosiddettaQabbalah, cioè in quella «tradizione orale» le cui origini si perdono sui confini tra l’antico Egitto e l’antica Palestina: sapienza finissima, audace, che riunisce in sé elementi di molte culture e alimenta un’immensa bibliografia. Cominceremo raccontando qualcosa sul cosiddetto «alfabeto sacro», cioè l’alfabeto ebraico letto in chiave geroglifica: ottimo metodo di meditazione, catalogo di simboli e di temi mistici, strumento indispensabile – come vedrete, – per orientarsi negli antichi segreti (e nella sapienza in genere).

Proseguiremo poi con vicende sacre, storie di creazione e storie della fine, e poi chissà. Certo, chiunque se ne intenda un po’, arriccerebbe il naso all’idea di parlare di Qabbalah in un blog: «Chissà come sarà superficiale! Due paginette a puntata…» Ma quelli che se ne intendono un po’ di più sanno anche che una sorprendente caratteristica della Qabbalah consiste nell’impossibilità di insegnarla. Non si può esserne, cioè, né maestri né allievi. La si può solo conoscere; più precisamente ancora: puoi solo accorgerti di conoscerla. Chi ne parla, in ogni epoca, lo fa nella speranza che in quanti lo ascoltano si desti quellaconoscenza, come se ci fosse sempre stata, latente, in attesa – come le belle addormentate delle fiabe – e per far ciò, due paginette a puntata bastano e avanzano.

Unica condizione perché avvenga questo strano fenomeno è, ripeto, che non siate timidi. Fidatevi di voi. Forse qualche secolo o millennio fa sapevate benissimo le cose di cui parleremo, e ora ve ne state soltanto ricordando.

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