Istruzioni per gli Angeli

SHIN

Ecco qua alcune brevi «istruzioni per l’uso», a commento della sezione ANGELI (e colgo l’occasione per ringraziare la casa editrice Frassinelli, che ha concesso a anima.tv di utilizzare alcuni brani di un mio recente libro sull’argomento). Con il link che trovate qui sotto, potete scoprire quali Energie angeliche agiscano in ciascun giorno dell’anno, e in che modo le Energie del giorno in cui siete nati determinino certi aspetti della vostra personalità, dei vostri naturali talenti, della vostra vocazione, a voi già nota o magari ancora segreta. La fonte di queste corrispondenze tra i giorni e il destino si trova nelle tradizioni della Qabbalah, antiche e densissime; e appunto in queste tradizioni vorrebbe spaziare il mio blog. Ciò che ne dirò qui sarà molto semplice, vi garantisco; ma, naturalmente, «molto semplice» non significa molto facile.

Come forse vi sarete già accorti nelle vostre personali ricerche spirituali, le cose semplici sono spesso, per la moderna mente razionale, le più complicate.

E a mio parere c’è un solo modo di scoprirle, di intenderle meglio: non aver paura di diventare anche noi più semplici, più intuitivi, più liberi dalle nostre complicatissime abitudini di pensiero. Non aver paura di allontanarsi da quel che a molti, oggi, sembra vero, necessario, logico, o magari intangibile; non aver paura, soprattutto, della nostra capacità di sentire, scoprire, esperire semplicemente l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano.

Igor Sibaldi

19.SHIN

SHIN
13/11/08

shIn ebraico: Shin. Talvolta, per esempio in Yisra’el, Israele, si pronuncia come la s di «sale». Secondo alcuni rappresentava l’arco che scocca la freccia, secondo altri uno specchio illumi-nato da fiaccole. È il geroglifico del desiderare, dello slancio, della ricerca di un nuovo orizzonte.

A mio avviso, Shin è anche e soprattutto il geroglifico della conoscenza. Talmente netta è la sua somiglianza con il geroglifico egizio che significava «conoscere»: una stella con tre raggi rivolti verso l’alto! E connesse con il conoscere e l’apprendere sono molte parole ebraiche che iniziano con shin:shaal, domandare; shevil, sentiero; shir, poesia; sekhel, intelligenza… e anche la parola più importante di questo nostro blog, e in genere di tutte le esplorazioni spirituali: shem, il Nome.

Nella sua interpretazione geroglifica, shem verrebbe a significare: «ciò che si conosce (SH) di un argomento, di una determinata area (M)» o anche «tutto (M) ciò che si può conoscere (SH)» di qualcuno o qualcosa. È insomma un termine vicinissimo, sia nel senso sia nella forma, al greco skhema, «la forma, la configurazione» di qualcosa. E avete mai pensato a quanto sono importanti i Nomi, nella scoperta dei mondi invisibili? Come le note per la musica. Degli Angeli, dei volti di Dio, delle dimensioni e dei significati dell’Aldilà noi non possiamo far altro che trovare i Nomi, e fare in modo che i Nomi siano precisi: altrimenti non ne abbiamo nulla, soltanto stati d’animo, aspirazioni vaghe – che, tra l’altro, quanto più sono vaghe, tanto più suscitano aggressività… l’avete notato? Chi non sa indicare con precisione qualche suo argomento di fede, o chi non ha ben chiaro che cosa indichino i Nomi usati nella sua religione, diventa ben presto intollerante, prepotente. Non avete mai incontrato persone del genere?

Quanto al dare nomi precisi sia all’invisibile, sia ai significati dei fatti e delle cose visibili, l’Angelo di questi giorni è insuperabile: i suoi «protetti» sono geni della chiarezza, filosofi innati, e non tanto cercatori quanto scopritori di verità. Secondo la Bibbia, tale genialità è certamente una dote divina: ’Elohim diede forma all’universo pronunciando i Nomi di ciò che intendeva creare («Disse: Sia la luce! E la luce fu» ecc.). E l’umanità, fatta a immagine e somiglianza di Elohim, aveva questa dote innata, mentre YHWH no. Narra infatti la Bibbia:

YHWH condusse dall’’adam tutti i tipi di animali e d’uccelli, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’’adam avesse chiamato ogni essere vivente, quello sarebbe dovuto essere il suo nome. E l’’adam impose i nomi…

(Genesi 2,19)

E YHWH intanto rimaneva a guardare, sgomento, ammirato forse, di quell’abilità creativa. Di certo se ne preoccupò poi, quando l’umanità cominciò a evolversi e tutti quanti avevano una sola lingua (cioè si intendevano bene sui Nomi). YHWH disse:

«Ecco, sono un unico popolo, hanno una lingua sola! Questo è l’inizio, il principio della loro opera e, così come sono ora, nulla di ciò che progetteranno di fare sarà impossibile, per loro! Scendiamo dunque, e confondiamo la loro lingua, così che non si capiscano più gli uni con gli altri…»

Genesi 11,6

E distrusse la famosa Torre di Babele. E d’allora stiamo cercando di ricostruirla.

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18.AYIN

aaaaaa
7/11/08

Si trascrive come uno spirito aspro:‘. Ayin. Un tempo doveva essere un netto suono gutturale, come la h di «Manhattan»; oggi la sua pronuncia tende ad assomigliare sempre più a quella dell’aleph. È il geroglifico dell’apparenza esteriore e ingannevole, del sentito dire, dei rumori confusi, e anche del nulla, del vuoto e di tutto ciò che è perverso e malvagio. 

‘Agmah, la tristezza; ‘aieph, essere stanco; ‘azuv, essere abbandonato; ‘ergah, la nostalgia; ‘itonim, i giornali; ‘atar, il fumo scuro; ‘aniuth, la povertà… Quante parole pesanti, deprimenti cominciano con questa lettera. Nell’Angelo di questi giorni, come anche in quello che lo segue, la funzione dell’ayin è ben comprensibile: i loro «protetti» sono persone dotate di straordinarie qualità di intuizione, di veggenza spesso, di telepatia quasi sempre, e inoltre inventive, creative, sapienti e irresistibilmente versatili; è dunque fatale che debbano scontrarsi contro tutta la serie di resistenze esteriori e (soprattutto) interiori, contro ombre di incertezza ben più grandi di quelle con cui ha a che fare chi è meno dotato di loro. Un po’ più strano appare invece il fatto che una delle parole ritenute più belle e desiderabili della Bibbia, ‘Eden, l’Eden, il paradiso terreste, cominci anch’essa con questa lettera tanto ostica. Ma a questo riguardo gira da millenni un equivoco che è bene chiarire. Il celeberrimo «Giardino dell’Eden» non era affatto, nel testo sacro, un luogo radioso che l’umanità perdette per una malaugurata disobbedienza. ‘Eden vuol dire: «la dimensione (N) di ‘D» e il geroglifico ‘D indica non una qualche somma di delizie, ma semplicemente il tempo che stai vivendo ora. È il presente, il «per adesso», l’«ancora» e il «non ancora». E gan ‘Eden, solitamente tradotto «il giardino dell’Eden», vuol dire in realtà: una RECINZIONE attorno al tempo che stai vivendo. Un luogo chiuso; un tempo sospeso; una specie di laboratorio, se non addirittura di provetta, in cui il Dio-Signore, YHWH, decise di confinare l’adam appena creato da ELOHIM. E non per nulla gli diede quell’ordine: non mangiare dell’albero della conoscenza! E dunque: non conoscere! Non farti domande! Non crescere! Fu una decisione ardita, poiché diametralmente opposta all’indicazione che Elohim aveva dato a ciascuno di noi: «Cresci e moltiplicati!» (cioè impara a conoscere quanto sei più grande di quel che credevi). E naturalmente, come al solito, YHWH venne frustrato: la sua idea di una human reservation, il suo tentativo di tener lontana l’umanità dalla dinamica della realtà si infranse contro l’impulso umano-divino a superare i limiti. E se nelle religioni istituzionali ci viene insegnato che quella fu una colpa dell’uomo – e addirittura il principio di tutte le colpe! – è soltanto perché YHWH ha tuttora moltissimi sostenitori, troppo fedeli, troppo bisognosi di un’autorità da imporre a se stessi e agli altri.

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17.SAMEKH

SSSSSS
3/11/08

In ebraico: samek. È la s sorda, come in «asse». È il geroglifico dell’arco pronto a scagliare, ma anche del perimetro e d’una linea di confine che ti protegge; e anche dei sandali, della cintura, del velo, dell’ombra, della soglia, dell’estremità, e del vortice della tempesta.

Quanti significati in questo geroglifico! Ma è ben comprensibile: la forza creatrice che esso indica è, essenzialmente, quella che nel nostro linguaggio scientifico si chiama COESIONE – ovverosia ciò che tiene unite le molecole di un corpo. È chiaro che nella creazione del mondo i doni della samekh furono utilissimi; utilissimi lo sono anche nella vita sociale: in ogni nazione, religione, gruppo, famiglia ecc. la coesione è elemento fondamentale – e infatti l’Angelo di questi giorni ha magnifiche capacità coesive, aiuta ad essere splendidi genitori e dirigenti. Al tempo stesso, si esprime nella samek la capacità di individuare i limiti di una questione, di un problema: e, dunque, di non lasciarsene travolgere o preoccupare più del necessario. È samek anche la capacità di individuare e custodire un segreto (seter, in ebraico); e di organizzare un discorso in modo coerente (sefer, in ebraico, è «libro»). È samek anche una fortezza, un luogo protetto; e così pure una prigione. È samek la fine, il punto estremo (soph, in ebraico: molto vicino, incidentalmente, alla nostra parola «soffitta») e il sapere che qualcosa dovrà comunque finire prima o poi. Insomma, è un geroglifico quantomai pratico, realistico, razionale. E appunto perciò entra nel principale Nome di Dio: ’Ayn-Soph, ovvero il «senza-fine» – senza contorni, senza tratti, senza un fuori, senza il senza. ’Ayn-Soph è quel volto (senza volto) di Dio che è al di là di tutti i suoi aspetti, al di là di tutti i Nomi che l’idea della Divinità assume in tutte quante le religioni del mondo, tutte bellissime, tutte limitate. È quel Dio che hanno in mente la maggior parte di coloro che si definiscono atei, appunto perché non si accotentano di ciò che le tradizioni dicono del divino. Ed è, altresì, quel Dio per il quale ti sembra a volte che credere in tutte le religioni del mondo sia la cosa più giusta da fare, proprio perché sono tutte quante modi di avvicinarsi all’’Ayn-Soph. Pochi mi capiscono (e alcuni si risentono, anche) quando in tutta sincerità mi capita di dirlo: «Io credo in tutti gli Dei». Tanta gente tiene infatti alla propria samek religiosa più che ai propri sentimenti. Voi, che ne pensate?

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16. LAMED

16_Lamed
29/10/08

In ebraico: Lamed. È una delle tracce più evidenti dell’influsso egizio sulla lingua ebraica. Come l’ureo che ornava il copricapo dei faraoni, la lamed è il geroglifico dell’ampliarsi, dell’estendersi intorno e verso l’alto: come il sole o la notte che salgono dall’orizzonte. È il divenire, il rivelarsi, e anche il guardare oltre, e il trasmettere ad altri ciò che si è visto al di là.

È proprio il contrario della cupa Waw. La lettera Lamed esprime la certezza (o, se preferite, la forza di credere) che vi sia un oltre, e nuove possibilità, nuovi mondi da scoprire: nel tuo domani, e dentro di te, e anche negli altri. Nell’Angelo di questi giorni questa certezza o fede è tutta quanta estroversa: il verbo yel, in ebraico, significa «farsi udire», cioè confidare che nel cuore degli altri si desti qualcosa, quando ci si rivolge loro, e che grazie a quel destarsi, nel comunicare con loro il tuo cuore si ampli, la tua vita risplenda più intensa. Non per nulla è l’Angelo di chi ha 16_shipobisogno di un pubblico. C’è poi, nel Nome di Yelahiyah, la bella H, il geroglifico di ciò che è ancora invisibile: non per nulla in questi giorni nacque anche Colombo, che riuscì a convincere una reggia e una ciurma sgomenta avarcare l’oceano e a scoprire un nuovo continente. La L, in ebraico, è la lettera del cuore (lev); della fiamma (lehava); dell’andare verso qualcosa (le): Lekh-lekha! Sono le parole che il Dio Signore disse ad Abramo, in quel passo straordinario della Genesi:

Va’ verso te stesso! Via dal tuo paese,

via dal tuo parentado,

via dalla casa di tuo padre,

verso il paese che io ti indicherò.

E io ti farò diventare come una grande nazione!

(Genesi 12,1)

Andare «verso se stessi» vuol dire dunque andare via, oltre tutto ciò che finora ti ha limitato: smettere di identificarsi attraverso una patria, i parenti, i genitori, e scoprire la propria identità ben sapendo che sarà sorprendente. Da questo passo della Genesi la tradizione ebraica trae, come è noto, la convinzione che il popolo eletto sia nato da Abramo per volere del Dio Signore. Ma voi sapete già quello speciale segreto: che il «popolo eletto» è chiunque impari a essere se stesso, nel proprio io e nell’infinita scoperta della propria anima. Usate la Lamed! Occorre davvero imparare a non averne paura.

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15.WAW

waw
23/10/08

w,u,o. In ebraico: Waw. Anticamente doveva essere una semivocale, come una wanglosassone, talmente breve e malleabile da scomparire a volte in un suono di u (wu), a volte in un suono di o (wo). In seguito si irrigidì anche in un suono di v, come la v italiana, che era u in latino. È il geroglifico dell’ostacolo, del limite, del nodo che si è stretto e che deve essere sciolto.

Tra le ventidue lettere dell’alfabeto sacro, la waw è indubbiamente la più sgradevole. L’avete letto nel ritratto dell’Angelo di questi giorni: è il nodo, la rete che accalappia, il blocco, la paralisi. È il modo in cui gli antichi ebrei scrivevano il numero 6, e i tre 6, il famigerato numero della bestia di cui parla l’Apocalissi, non era costituito da quelle tre cifre, ma da tre waw: e significava, come geroglifico, «io ti blocco, io ti blocco, ti blocco!» Un potente incantesimo. Eppure, vedete, c’è un Angelo che ha ben due waw nel suo Nome – e non è l’unico, come vedremo. Non solo: nel Nome stesso del Dio Signore, YHWH, c’è una waw! Vi è qui un tratto assai interessante, e non adeguatamente divulgato, della religione sia ebraica che cristiana: il riconoscimento di una cittadinanza al Nemico, al Male. In una memorabile pagina di Robinson Crusoe, il leale e ingenuo Venerdì domanda a Robinson, suo padrone: «Ma perché il tuo Dio non ha ucciso il diavolo, se era nemico suo e degli uomini?» Voi ve lo siete mai chiesti? È una storia lunga e bellissima, risale ai tempi degli Egizi, nella cui religione il Dio ostile, Seth, non veniva distrutto da Horo, che pure l’aveva sconfitto. Perché? Perché occorre che l’anima (e possibilmente anche la mente) umana sappia e comprenda bene che il Male esiste. Non serve a nulla ed è anzi dannoso negarlo, o volerlo eliminare. Non porta niente di buono pensare, come molti teologi illustri, che il Male sia soltanto l’assenza o l’ignoranza del Bene – e che dunque non abbia un’esistenza sua propria. No: ben più proficuo è rendersi conto che c’è, in ognuno, un aspetto malvagio, dannoso, frenante, una waw che ti blocca e vuol produrre guai. Solo se hai il CORAGGIO di saperlo – e di guardare bene i tuoi errori, e limiti, e difetti ed elementi oscuri – puoi sperare di superarli; solo se non ti permetti mai di pensare di essere tutto nella luce, puoi trovare in te una dialettica, una possibilità di futuro. Non si dice forse che il medico che si ritiene infallibile uccide il paziente? E Gesù, quando un giovanotto gli si rivolse chiamandolo «buon maestro», rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono eccetto Dio» (da cui il celebre modo di dire. «nessuno è perfetto»). L’Angelo di questi giorni lo mostra bene, ponendo nel suo Nome le due waw come ostacolo indispensabile alla vera crescita, al trionfo, simboleggiato dal geroglifico L.

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14.UN DONO ARCANGELICO

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21/10/08

A proposito di Miyka’el e della lettera K, è importantissimo che sappiate e teniate ben presente una cosa. Non solo Michele, ma tutti gli Arcangeli hanno un forte elemento K, nella loro indole. Il loro compito infatti, tra le Gerarchie celesti, è proprio quello di capire, comprendere (accerchiare, cioè, dal latino comprehendere) e infine ELIMINARE –sgombrare, eliminare, annientare – togliere di mezzo, così come inevitabilmente anche voi superate e togliete di mezzo tutto ciò che che avete davvero compreso, per poter poi andare oltre. Vi sarete accorti, infatti, nei vostri anni passati, che nulla di ciò che avete capito vi è poi bastato: una volta chiarita una cosa, un qualche misterioso impulso (la forza vitale, l’evoluzione) ha cominciato a spingervi oltre… Ecco, appunto: l’energia arcangelica è di questo tipo, e si rivela, nelle Scritture e nella tradizione, come uno dei più potenti motori dello sviluppo dell’individuo e dell’universo. Lo si vede assai bene dai tre Arcangeli che condividono, con Michele, la maggior popolarità nelle grandi religioni mediterranee: Raffaele, Gabriele, Uriele (gli Arcangeli sono in tutto otto, ma sugli altri quattro ogni epoca ha idee diverse, i nomi variano, non c’è consenso preciso). Raffaele, dal verbo ebraico rapha, «guarire»: è notoriamente l’Arcangelo della guarigione; perché? Perché il suo dono, il suo talento è quello di far comprendere a chi è malato gli errori che hanno determinato le sue malattie. Con l’energia di Raffaele, il malato vede, capisce e SUPERA quelle abitudini, quei vizi, quelle inerzie e debolezze che l’hanno danneggiato, e ne esce, e guarisce. Gabriele – dalla radice GBR, che esprime in ebraico le idee di forza, virilità, coraggio – è l’Arcangelo che sa farti capire e annientare addirittura tutto quanto il tuo passato: ti dà la forza di comprendere e superare te stesso, radicalmente. Non per nulla, secondo la tradizione, è colui che porta l’annuncio di una grande novità a una VERGINE: in realtà, l’energia di Gabriele è proprio quella che ti permette di ridiventare vergine (cioè privo di passato) in qualsiasi istante della tua vita. «Impossibile!» dirà magari qualcuno. No, possibilissimo. È sufficiente che tu CAPISCA il tuo passato, qualunque esso sia, e immediatamente ne sei già fuori, ne sei libero, sei nuovo, se la terribile forza di Gabriele ti aiuta. E Uriele – dalla parola ’WR (pronunciata or o ur), che significa «la luce» – è l’Arcangelo delle Sacre Scritture: per scrivere qualcosa di degno non occorre forse che il foglio sia bianco, e che la mente sia sgombra, e l’anima aperta e spaziosa? Ed ecco l’energia di Uriele, che sa d’un tratto superare e cancellare ciò che vi era prima, e vergare ciò che è nuovo, una buona novella…

E perché, precisamente, è così importante sapere ciò, come dicevo all’inizio? Semplice: perché se lo sai, comincia a esistere e a essere vero per te. È un annuncio, un seme: ti giunge e comincia a dar frutto, se il terreno è buono e pronto. Vi è qui uno di quei segreti che rendono così appasionante la scoperta di certe vie mistiche e religiose: insegnandoti, creano in te le condizioni perché ciò che ti insegnano avvenga. Guarire, superare il passato, aprirti al nuovo e alla creatività: ora sai che si può e che certi esseri (Arcangeli addirittura) son pronti ad aiutarti in tal senso. Immaginali, percepiscili, e agiranno. Prova.

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13. KAPH

13_Caph
20/10/08

In ebraico: Kaph. È il geroglifico del potere, del possesso, dell’afferrare, del comprendere.

Forse avrete letto da qualche parte che il Nome di Michele, il principe degli Arcangeli, viene solitamente tradotto «Chi è come Dio?», perchémiy? in ebraico significa «chi?» e kiy è «come». Ma forse questa interpretazione non vi ha mai convinti, e vi è sembrato strano che un Arcangelo avesse come Nome una domanda, retorica per di più. Se così vi è parso, mi complimento con voi: vuol dire che la vostra sensibilità è desta e sottile. Il senso di Michele è infatti assai più profondo. Le lettere M e Y compongono, in ebraico, la radice della parola «acqua», che in questa antichissima lingua ha soltanto il plurale – MYM (pronuncia: maiym), «le acque». Era un plurale perché si riteneva che le acque nell’universo fossero almeno di due tipi, come è spiegato anche nella Genesi:

13_Michael

Dio (’El) fece un gran vuoto che si estendeva e separò le acque le une dalle altre: quelle che sono sotto quel vuoto, e quelle che sono sopra quel vuoto.

Genesi 1,7

Quel «vuoto» è il luogo dell’aria, della terra, del cielo, e le «acque» sono tutt’intorno: «acque» simboliche, si intende. Le «acque», nella Bibbia, sono il simbolo di ciò che è informe, e che disgrega, dissolve. Prima della creazione dell’universo vi erano soprattutto tenebre e ACQUE:

la terra era informe… e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sopra le acque.

Genesi 1,2

Nelle innumerevoli correnti di quelle acque (la tradizione ebraica non ama il mare) agiva il caos, tutto era forse-chissà, tutto diventava niente, nell’insondabile profondità dei Mari, nell’insondabile profondità dello spazio buio.

Naturalmente, anche qui, l’immagine è decisamente simbolica: prima di QUALSIASI creazione tutto è così acqueo, così dissolto e dissolvibile, così caotico. Dio-’El, il creatore, preparò quella volta il vuoto, il luogo per creare: separò le «acque», fece in modo che venissero CONTENUTE altrove. Usò insomma il potere della lettera K.

Ed ecco, questa è la specialità dell’Arcangelo Michele. Anche lui è un separatore di «acque», uno che prepara il luogo in cui esistere, creare e intendere e capire l’universo intorno. Questo è il Nome M-Y-K: le «acque» caotiche finalmente dominate. E l’iconografia cristiana lo mostra bene: Michele è raffigurato solitamente nell’atto di imporre il suo controllo (K) sul diavolo, sulle forze dissolutrici e caotiche. E nell’Angelo di questi giorni questa facoltà micheliana assume la forma d’un meraviglioso potere di non lasciarsi atterrire dalla distanza, di comprendere e dominare estensioni che per tante persone rappresentano ostacoli insuperabili – un po’ come potevano apparire i mari, a chi, come gli Ebrei e gli Egizi, erano abituati alla terraferma. Forse a qualcuno di voi sarà tornato in mente il famosissimo Passaggio del Mare? Complimenti di nuovo: anche quella volta, di certo, Michele ci mise del suo.

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12.ADAMAH

AdamdioOK
16/10/08

Per tornare alla lettera H, vi segnalo un punto importante della Bibbia, che nelle traduzioni va inesorabilmente perduto e anzi produce spesso equivoci: la parola «suolo».Yahweh, dice la Genesi, «plasmò l’umanità con la polvere del suolo»; poi decretò che l’umanità dovesse «lavorare il suolo con il sudore della fronte». Vi leggiamo anche che Caino era «un servo del suolo» (e ciò fa ritenere a molti che fosse un contadino); e anche Noè, dopo il Diluvio, fu «lavoratore del suolo». E uno splendido profeta scriveva: «Non sono un profeta: sono un lavoratore del suolo, ad esso mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza» (Zaccaria 13,5). Di certo avrete intuito che non può trattarsi, qui, di semplice agricoltura. La parola che viene tradotta «suolo» è infatti in ebraico ’adamah, e indica un concetto vertiginoso. Il significato di ’adam lo conoscete già: è la conoscenza, o la mente, così come essa può agire al di qua dei propri limiti. La ’adamah è appunto ciò che vi è al di là di quei limiti: sono i territori che alla nostra mente (’adam) sono ancora invisibili (H). È il tuo, il nostro Aldilà, di cui la Tavola Ermetica dice: «Il caso non esiste: è solo il nome che si dà alle leggi che ancora non si conoscono». Da questo Aldilà, da una H, dunque, vengono plasmate l’umanità e la nostra mente cosciente. E AdamoCainoNoè,Zaccaria lavoravano per conquistare lembi di questa ’adamah. Soltanto lì noi possiamo continuare a crescere. Lì conduce ogni passo in avanti della nostra evoluzione: a una H che ti si rivela, e di là della quale la ’adamahcontinua poi ad estendersi sempre nuova, sempre in attesa.

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11.HE

he
14/10/08

In ebraico: He. Un suono lievemente aspirato, di h inglese, se si trova all’inizio o all’interno di una parola, e muto se invece si trova alla fine (dove spesso indica il genere femminile). È il geroglifico della vita, dell’invisibile, della spiritualità, dell’anima, della verità e della femminilità: anche in greco e in latino, d’altronde, l’anima era immaginata come femminile; e in ebraico è femminile anche lo spirito (ruakh).

Eccola qua, la bellissima H – nei giorni dell’Angelo Hahahe’el, che di H ne ha addirittura in eccesso. Sapevate già cosa significa questo geroglifico, l’abbiamo visto nel nome di Yahweh e in quello di Eva. Ora (dato che i geroglifici sono fatti apposta per riflettere, e anche per meditare) vorrei richiamare la vostra attenzione sul particolare legame che la H ebraica stabilisce tra la Spirito e la femminilità. È una cosa nuova, per chi è cresciuto nel cristianesimo: la Trinità risulta infatti compattamente maschile, grazie all’influsso della lingua latina – Pater, Filius et Spiritus sanctus. La vetta dei cieli, a Roma, era stata preclusa alla Donna per vari motivi: da un lato influì in tal senso la setta di Mithra, assai maschilista, diremmo oggi, con la quale i cristiani dovettero venire a patti, quando il loro più illustre rappresentante, l’imperatore Costantino, decise di cristianizzare l’Impero (313 d.C.). D’altro lato, la Chiesa di Roma era a quell’epoca in fortissima tensione con le correnti cristiane gnostiche, che non solo ammettevano il sacerdozio femminile, ma ritenevano che proprio una donna, la Maddalena, fosse stata la più fedele continuatrice dell’insegnamento di Gesù; a ciò si aggiunse la misoginia di buona parte dei giudeo-cristiani, san Paolo soprattutto. Il risultato fu che per diversi secoli, nella Chiesa, si ebbe qualche difficoltà ad ammettere che le donne avessero un’anima (e tuttora la loro anima non sembra essere sufficiente ad aprire loro la carriera sacerdotale). Che differenza rispetto alle origini! Giovanni Battista vide lo Spirito discendere su Gesù sottoforma di colomba (Giovanni 1,32), e in ebraico «colomba», yonah, vuol dire anche «la sposa». Nei Vangeli le donne appaiono coraggiose, intelligenti, illuminate: da colei che per prima, a Cana, spinse Gesù a fare miracoli, alla Samaritana, che rischiò la vita per fargli propaganda, a Marta, Maria, Maddalena… mentre gli uomini si rivelano, specialmente in Giovanni, quasi tutti vili, deboli, ipocriti, o semplicemente stupidi. «Perché ami lei più di noi?» domanda Pietro a Gesù, nel Vangelo di Filippo (gnostico), intendendo ancora sempre Maddalena; e Gesù risponde soltanto: «Già, Pietro: perché amo voi meno di lei?» D’altra parte, i Vangeli avvertono chiaramente: Gesù venne portato dai genitori in Egitto, e lì crebbe, in una sapienza che da millenni collocava l’elemento femminile ai vertici della Divinità. E voi? Riuscite, oggi, a immaginare un aspetto femminile, una H dello Spirito divino? Nella Bibbia se ne parla molto, nel libro della Sapienza, nei Proverbi, nel Cantico dei Cantici. Provate a PENSARLO. È molto emozionante.

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10.’YSH

evamela
11/10/08

Qualche puntata fa, parlando di Israele, ho accennato al fatto che ’ysh in ebraico significa «individuo»«io concreto»; e in un’altra puntata dicevo che Eva, nel testo originale, viene chiamata ’ishah. Penso sia interessante sapere il perché di questi nomi. In tante altre lingue, per scoprire perché una parola sia scritta in un certo modo occorre risalire alla sua storia, alle lingue più antiche da cui quella parola deriva; in ebraico non occorre: le parole si spiegano da sé, le loro lettere rivelano il loro senso – e immancabilmente se ne ottiene una piccola lezione di filosofia e di psicologia. Così, i geroglifici della parola ’ysh ci mostrano che il suo autentico significato è: «colui che ha l’energia (’ , aleph) di conoscere (SH) le cose visibili (Y)» o anche: «colui che sa ricondurre alle cose visibili ciò che conosce».

YshOK’Ysh è insomma la nostra parte più razionale, che crede in ciò che vede (e che vede soltanto ciò in cui crede). Mentre ’ishah (che in ebraico corrente significa «la compagna») ha altre doti. Si scrive:

Ysha

Come vedete, manca la consonante Y e c’è la H, il geroglifico dell’invisibile; il significato è «colei che ha l’energia di conoscere le cose invisibili». L’Eva di cui parla la Bibbia, la compagna dell’adam, cioè di chiunque di noi, è dunque il nostro intelletto spirituale, la nostra facoltà conoscitiva superiore, che sa vedere oltre il visibile. Ciò getta una luce tutta speciale sul celebre episodio della «tentazione» di Eva: è lei, ’ishah, lei sola, a percepire il cosiddetto Serpente, e non certo (come si ritiene di solito) perché la natura femminile è più fragile, plagiabile e provoca guai, ma perché il cosiddetto Serpente è una realtà spirituale, e soltanto una ’ishah può scorgerlo. Poi, si legge nella Genesi, la ’ishah assaggiò il frutto della conoscenza e lo dette allo ’ysh: e non avviene sempre così, ai confini della nostra razionalità? Il nostro intelletto spirituale coglie realtà ancora invisibili, conoscenze superiori, e le comunica alla nostra mente razionale. Infine, ricordate quel passo famoso, in cui si dice che Eva porrà il piede sulla testa del Serpente? (Genesi 3,15). Quante spiegazioni ne sono state tentate! Eppure il senso era talmente semplice. Il Serpente rappresenta, in quella pagina, la via verso la conoscenza, e la parola «testa», nell’originale, è r’sh, letteralmente «l’inizio». Dunque la tua ’ishah, la tua parte spirituale, pone SEMPRE il piede sull’inizio di una via di conoscenza. Questo era il senso. Impara a conoscerla, a congiungerti con lei, a generare scoperte.

continua