L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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137. SILENZIO

Qualche tempo fa mi trovavo in casa con i miei quattro figli; i due più grandi, chiusi ognuno nella propria stanza da letto, facevano finta di studiare, mentre i due più piccoli giocavano in camera loro. Mi trovavo insomma in uno di quei rarissimi momenti di quiete quasi preoccupanti, ma fu comunque quasi subito interrotto da un pianto disperato. Aprendo la porta della stanza dei bambini, Elia (sei anni) mi urlò piangente che Gioele (quattro anni) gli aveva tirato un lego in faccia.

Cercai Gioele con lo sguardo per sgridarlo e lo trovai immobile, seduto in meditazione, inespressivo, con le mani sulle ginocchia e gli occhi chiusi. Mi arrabbiai con lui chiedendogli più volte il motivo del suo gesto, ma lui continuò a stare immobile con gli occhi chiusi in silenzio. Rimase così nonostante lo sgridassi severamente, finché me ne andai, allora si rimise a giocare con il fratello, d’amore e d’accordo, come niente fosse successo.

Sembrava volermi dire: “Ho capito il mio errore, quindi lasciami stare, qualunque cosa mi dirai io la dissolverò nel silenzio finché non avrai finito”.

In quel momento più che altro mi fece ridere, ma il suo modo di prendere le sgridate portò alla luce un atteggiamento interessante. Gioele molto probabilmente a quattro anni non ne è ancora totalmente consapevole, ma con quel gesto ha manifestato un aspetto della saggezza.

Ogni storia può dissolversi nel silenzio del nostro essere, ogni pensiero può svanire nello spazio interiore della nostra coscienza o meglio della coscienza e basta, in quanto non c’è un “nostra”.

Il silenzio vero, che non è rimozione, attiva le risposte, le soluzioni, le intuizioniIl silenzio del cuore è come un’abbraccio d’amore, un calderone alchemico che trasforma il piombo in oro, ma nel calderone il piombo entra se ce lo mettiamo noi, il che vuol dire che siamo noi a dover offrire al silenzio le nostre storie, il nostro dolore in modo che ce lo ridia purificato, compreso.

Comprendere il dolore vuol dire lasciare che ci riveli la lezione da apprendere. Se offriamo al silenzio ogni storia dolorosa, ogni immagine, ogni pensiero, ogni paura e rimaniamo in attesa della trasmutazione, il calderone ci ributterà fuori oro. La trasmutazione che accade nel silenzio ci mostrerà ogni volta qualcosa di inaspettato: una nuova visione, un’intuizione, una soluzione che non avevamo visto prima che ci aiuterà a procedere oltre. Nel momento in cui le voci nella testa che mostrano solo difficoltà e che sembrano assolutamente vere vengono offerte al silenzio, inizia la distillazione dell’informazione che più ci serve.

C’è comunque una certa resistenza a offrire i pensieri al silenzio del cuore; una paura che quei pensieri ai quali siamo tanto affezionati possano poi perdersi e noi con essi. Questo timore ostacola una grande possibilità di liberarci da tanta sofferenza. Cerchiamo allora di ricordarci che quei pensieri non verranno distrutti ma purificati dalla visione distorta che crea paura, rabbia ecc. Prendiamolo come un distacco momentaneo ma fondamentale.

Occorre però lasciar fare al silenzio e aspettare che abbia finito, finché ci avrà restituito il materiale. Questa restituzione accade spesso a piccole gocce, come una distillazione. Tuttavia ogni piccola goccia sarà come oro e quindi preziosissima.

Il silenzio ci mette a contatto con il vuoto, con il non so, con l’assenza di controllo, con l’insicurezza, ma è proprio questo che serve al pensiero chiuso nel proprio limite. Non abbiamo bisogno di certezze, al contrario, tutto ciò che crediamo di essere trova la sua guarigione in quel silenzioso spazio che tutto contiene e che è contenuto in tutto. Abbiamo bisogno di quel dolce abbraccio dell’amorevole vuoto per dissolvere lì tutto ciò che non siamo. Non è faticoso, anzi è un vero riposo nella resa totale.

Fatica si fa per sostenere le immagini con le quali ci identifichiamo, ma la resa è priva di sforzoNon ci è chiesto di nutrire in continuazione quelle immagini, ma di lasciare che si dissolvano nella silenziosa amorevole resa. Si spalancheranno lì le porte dell’infinito intelligente, vera natura di ognuno di noi.

Carlotta Brucco

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28/05/19
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136. LA FORZA DELLA PASQUA

La vita è coscienza viva, è Intelligenza infinita. La vita è coscienza che apprende attraverso di noi. Nulla accade a caso, nemmeno la sofferenza; tutto è mosso da quell’Intelligenza che è anche Amore.

La Pasqua ci ricorda che la sofferenza, quando c’è, non è casuale, ma accade per offrirci la possibilità della rinascita.

La sofferenza indica infatti che si è maturi per comprendere la lezione di questo momento o meglio per correggere l’informazione distorta nelle nostre credenze che sta causando quel dolore.

L’esperienza che ci è richiesta quando soffriamo è di riportare in armonia un credo distorto, una particolare visione della vita non corretta. Noi, infatti, non siamo consapevoli dei credo distorti che non siamo maturi per vedere, non sentiamo consciamente il dolore causato da essi.

Quando la sofferenza viene a coscienza significa che il processo per correggere il credo distorto è giunto a maturazione e quindi siamo pronti per cogliere l’informazione che farà sì che la sofferenza non avrà più motivo di essere.

Come vedere l’informazione distorta e correggerla?

Il primo punto è il modo con cui guardiamo la sofferenza stessa.

Dovremmo ascoltarla con tenerezza, abbracciarla, darle tutta l’amorevole attenzione di cui disponiamo, ricordarci che non è un qualcosa di negativo ma la porta per una possibilità di liberazione.

Questo modo attento di accogliere la sofferenza dovrebbe attivare un processo consapevole di indagine interiore sul proprio sistema di credenze, così da permettere all’informazione distorta di svelarsi e di correggersi.

La sofferenza ha lo scopo di attivare la nostra attenzione in una direzione, per esempio su di un aspetto della vita che ha bisogno di essere visto in altro modo, come a dirci: “È ora, sei pronto per comprendere questa informazione distorta, correggerla e andare oltre nel processo di conoscenza del sé”.

Importantissimo è curare proprio il tipo di attenzione che diamo alla sofferenza. L’attenzione è uno strumento per la conoscenza di sé fondamentale, ma occorre comprendere come rafforzarla e come usare il suo focus.

La sofferenza che proviamo chiede un ascolto contemplativo, cioè chiede di essere accolta, abbracciata e nel massimo silenzio ascoltata con pazienza. Non c’è sforzo nell’ascolto contemplativo; è come sedersi di fronte a una rosa e annusarne la fragranza senza dirsi niente.

La contemplazione è una totale silenziosa accoglienza fatta di ascolto amorevole e attento a cogliere l’informazione che si sta per svelare. È come se ogni sofferenza fosse una sorta di travaglio che sta per dare alla luce l’informazione necessaria a noi in quel momento che porterà una nuova visone di sé, del mondo, degli altri.

Non dobbiamo quindi aver paura del travaglio quanto piuttosto accettarlo, pronti a prendere tra le braccia il bambino che nascerà.

La nuova informazione che verrà alla luce sarà infatti proprio come una nuova nascita e sarà accompagnata da una grande gioia che ci cambierà la vita goccia per goccia.

Ma cosa succede se blocchiamo il travaglio? Cosa succede se respingiamo la sofferenza magari giudicandoci sbagliati? Oppure se cerchiamo di scappare dalla parte opposta? La nascita non avrà luogo e il travaglio continuerà.

Può forse sospendersi per un po’, ma riprenderà sempre più forte perché ha bisogno della nostra attenzione per essere pronti ad accogliere il bambino/informazione.

Sprechiamo molte energie vitali a respingere la sofferenza/travaglio, ma come ben sapete, se il bambino deve nascere, non c’è altra soluzione che farlo nascere.

Io lo so bene perché ho avuto quattro figli con parto naturale. Durante il travaglio il dolore devastante mi faceva pensare a tutti i modi possibili per farlo diminuire, per farlo smettere, ma mi dicevo anche: “Ormai il bambino deve nascere, da qui dentro deve venir fuori, non posso far altro che passare attraverso questo dolore, collaborare con lui, permettendogli di scorrere in me senza opporre resistenza, e quando avrà fatto il suo lavoro passerà. Anche solo un altro secondo di questo dolore pazzesco è ingestibile, ma come il bambino sarà nato… passerà”. Queste sono le uniche parole che mi hanno consolato durante tutti e quattro i travagli.

La stessa cosa dobbiamo dirci nella sofferenza: “Rimango qui, in ascolto, collaboro, non scappo, ascolto, attendo, cerco, indago i miei credo, finché la nuova informazione nascerà, allora tutto il dolore passerà”.

Invito tutti a utilizzare l’energia della Pasqua per guardare la propria sofferenza come possibilità di una nuova visione, ricordandosi che si è maturi per farlo.

Che il fuoco di Notre Dame non porti paura e rabbia ma quel coraggio necessario a rendere ogni dolore il travaglio di una nuova nascita d’amore. Che il fuoco di Notre Dame non porti una Pasqua di tristezza e delusione ma ci faccia ricordare che chi è morto in croce ha sofferto per mostrarci che l’amore vince ogni dolore.

Buona Pasqua a tutti!

Carlotta Brucco

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17/04/19
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135. LA NUOVA COMUNICAZIONE

È fondamentale in questo momento attuare nuove strategie di comunicazione con se stessi, con gli altri, con la vita stessa. Abbiamo urgente bisogno di imparare il nuovo linguaggio d’amore per trasformare i pensieri condizionati da credenze distorte, che portano tanta sofferenza.

Questa nuova comunicazione parte da una visione unificata dell’essere, cioè parte dal presupposto che siamo tutti Uno e quindi intimamente connessi. Siamo una sola coscienza, ma ogni corpo abitato da tale coscienza raccoglie informazione diverse, uniche e importanti per tutti. Ciò vuol dire che l’esperienza di ognuno di noi è irripetibile e preziosa per tutto l’universo.

Comprendere bene come dialogare con la vita partendo dalla consapevolezza di ciò che siamo veramente permette una radicale trasformazione della nostra esistenza. Si tratta quindi di imparare un nuovo dialogo interiore che sappia partire dalla connessione con tutto e con tutti, e non dalla separazione e dall’isolamento.

Se imparo a riconoscere che tutto quello che accade in me viene condiviso nel collettivo umano e quindi che tutto quello che accade nel collettivo umano viene percepito e rilasciato anche in me, ci sarà più attenzione e responsabilità nel mio modo di stare al mondo. Se comprendo che ogni volta che trasformo una mia paura in amore rilascio e condivido questo processo con tutti gli esseri umani arricchendo tutto il collettivo di amore, non mi sentirò sola nella mia sofferenza ma insieme e connessa con tutti. Se ogni volta che sento paura o qualunque altra emozione divento consapevole che non è solo mia, ma appartiene a tutto il collettivo e che abbracciandola, in un certo senso, abbraccio la sofferenza di tutti, mi sentirò insieme e connessa con tutto il mondo. La paura, la sofferenza in accordo a questa visione non è solo mia; sto sentendo quella di tutti e tutti stanno sentendo la mia. Il nuovo dialogo interiore dovrebbe iniziare da questa consapevolezza. Il lavoro su di sé diventa quindi un modo prezioso e importante per essere di servizio al mondo.

Se il centro del nostro pensiero è la persona che crediamo di essere e tutto quello che ci interessa è preservare e sostenere quell’insieme di immagini con le quali ci identifichiamo, quello che ne deriva è il sostegno all’illusione di separazione e quindi il sostegno alla sofferenza. Non dimentichiamo infatti che la sofferenza si forma quando l’esistenza ci chiede di modificare una particolare visione di noi stessi, della vita, degli altri. Quando il nostro dialogo interiore nutre la separazione anziché l’unità nasce sofferenza, che è solo l’indicazione di una visione, di una credenza che dobbiamo modificare. Come dire che nel nostro viaggio verso Casa veniamo invitati ad aggiornare in continuazione il nostro sistema di credenze per portarlo gradatamente alla consapevolezza dell’unità.

Se la storia che ci raccontiamo parte dal presupposto che esista un io, una persona separata da tutto, non potrà altro che esserci sofferenza, ma proprio questa sofferenza sarà l’indicatore che la nostra visione non è corretta e ci spingerà a cercarne un’altra. Ogni nostro momento di dolore rappresenta quindi un’indicazione importante perché ci invita a guardare più a fondo per cercare nuovi modi di vedere noi stessi, gli altri e tutta l’esistenza.

Per sciogliere la sofferenza tuttavia, non è sufficiente modificare solo i pensieri ( le voci interiori, le storie che ci raccontiamo), ma è necessario variare lo strato più profondo di questi, cioè il sistema di credenze. È però possibile partire dai pensieri per iniziare quella graduale trasformazione che arriverà fino ai credo distorti. Dovremmo usare un più moderno e costante dialogo interiore basato sui principi universali di amore, connessione e unità per poter scaricare l’aggiornamento richiesto dalla nuova dimensione in entrata. La domanda da porci a ogni pensiero diventa quindi: “Sto usando un linguaggio interiore idoneo al superamento della sofferenza o no?”.

Questa nuova comunicazione con noi stessi e con la vita permetterà il dischiudersi di una conoscenza di sé e dell’esistenza sempre più approfondita. La libertà in tutte le sue forme si manifesterà naturalmente.

Carlotta Brucco

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15/03/19
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134. IL PENDOLO

Quasi ogni persona solitamente vuole essere il centro di attenzione dell’altro. C’è uno smodato desiderio di conferma del propio valore, tanto che quasi tutte le relazioni vengono usate per mendicare valore. Ma è questo il modo per liberarsi dalla sofferenza?

Se non facciamo altro che sostenere il valore di un ego che non ha realtà propria, come potrebbe mai accadere l’unificazione dell’amore incondizionato? La felicità permanente non appartiene al senso del me, ma alla liberazione dal senso del me. 

Quindi cosa accade quando sosteniamo l’ego invece di riconoscerne il suo limite?

Io, io, io, io… urla attraverso ogni pensiero per essere sostenuto in ogni modo: vuole essere amato, stimato, lodato ecc., ma un io felice per quanto riesce a rimanere felice? Questo è il punto: il piacere egoico non dura, è un pendolo che tanto oscilla nel verso del piacere, tanto oscillerà in quello opposto del dolore. Quindi perché investire ogni momento della nostra vita in una lotta per un piacere effimero e impermanente?

Cosa accade se non vengono più generati pensieri di desiderio, aspettativa, voglio, non voglio? Accade che il pendolo si ferma nel mezzo, e lì si apre il silenzioso spazio d’amore che tutto è.

Finché ci saranno pensieri per dar valore, piacere e sostegno al senso del me, il pendolo sarà in azione e continuerà a oscillare tra piacere e dolore. Quando il pensiero egoico si accorge che è senza speranza, cioè che non potrà mai essere veramente felice in modo permanenente, inizia a fare silenzio. Il pensiero egoico vede il suo limite e tace. E in quel silenzio, in quella resa, accade un’insolita apertura dell’essere dove non c’è più oggetto ma solo soggetto. Non c’è più qualcuno che vuole qualcosa ma semplicemente c’è la coscienza di essere, solo quella, tutto ciò che esiste.

Se la libertà nasce dalla resa dell’ego che riconosce di essere senza speranza, perché si passa tutta la giornata invece a cercare di rendere il senso del me sempre più forte? Io, io, io io, guardatemi, datemi importanza, vogliatemi bene, guardate come sono bravo, guardate come sono bello, guardate come sono saggio, guardatemi, amatemi! E ci si incastra nella rete della sofferenza con le proprie mani…

Non abbiamo bisogno di dar valore a ciò che crediamo di essere, quanto piuttosto di vedere che ciò che crediamo di essere è un’illusione, è un concetto errato della mente che si è identificata con alcune caratteristiche respingendone altre.

Allora la direzione è quella del silenzio. Ogni volta che arrivano pensieri illusori che spingono a lottare per il piacere del senso del me, occorre riconoscere l’errore concettuale che c’è dietro e vedere che nessuna vera felicità è possibile in quella direzione.

Quando l’io fa silenzio ecco che si apre qualcosa, magari anche piano piano, ma arriva come una brezza di primavera: la coscienza di Sé si sveglia.

Un io senza speranza è pronto per arrendersi, un io che è ancora invischiato a lottare furiosamente per attrarre piacere e allontanare il dolore è ancora immaturo per lasciar spazio al Sé. Per far maturare la resa occorre quindi scorgere i limiti dei movimenti egoici finché non si riuscirà a far altro che silenzio.

E le relazioni come funzionano da questa prospettiva? Cosa accade se non c’è più un io che elemosina valore dagli altri? Provate a chiedervelo. Provate a sperimentare anche solo per un istante come sarebbero le vostre relazioni senza quei pensieri egoici che vogliono attenzione, amore. Non vi sentite più leggeri al solo pensiero che possa accadere questo? Quanta spontaneità, quanta libertà, quanta bellezza, quanto amore! Nessun paragone, nessun ideale, nessun giudizio, solo vita che scorre.

Compreso questo si vede l’importanza di smettere di combattere per un piacere effimero, e lasciare che ogni pensiero egoico di voglio/non voglio si dissolva in un silenzio del cuore sempre più profondo.

L’amore incondizionato è la fragranza dell’essere quando il senso del me finalmente tace.

Carlotta Brucco

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30/01/19
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133. LA FORZA DELLA FRAGILITÀ

L’ego lotta per proteggersi continuamente; il suo perpetuare nasce proprio dai suoi meccanismi di attrazione e repulsione. Meglio ancora, sono proprio le forze di attrazione e repulsione che creano il blocco egoico.

Cosa accade se smettiamo di proteggere questo falso padrone? E poi chi vuole proteggere chi? Se vedete a fondo, è solo un gioco di forze e immagini che non hanno niente a che vedere con chi siamo veramente: Intelligenza Infinita, una e sola coscienza d’amore.

Il volere/trattenere alcune immagini e il respingerne altre crea l’identificazione egoica. Che senso ha lottare tutta la vita per “mantenere una buona immagine di sé” se è proprio quella la causa della nostra sofferenza?

Attenti, sto parlando di una configurazione interiore, sto dicendo che è inutile continuare a proteggere la falsa immagine di sé, che non c’entra nulla con la protezione del proprio corpo ovviamente che è importante sempre, poiché strumento prezioso.

Quando il blocco egoico si scioglie, la presenza e la chiarezza aumentano, quindi si vedrà sempre meglio come non creare danno a sé e agli altri; tutto sarà basato sull’amore incondizionato. Mano a mano che la consapevolezza si risveglia, è sempre più visibile quanto tutti i problemi derivino dal proteggere “la buona immagine di sé” e dal respingere quella cattiva, quindi semplicemente si smetterà di farlo. Si inizierà ad abbracciare entrambe le immagini fino a farle dissolvere nel silenzio del Sé. È lì che si apre la porta alla consapevolezza dell’unità.

La fragilità è il mostrarsi sprotetti anche ai propri occhi, è lo smettere di irrigidirsi per tener tutto sotto controllo, è il lasciarsi essere così vulnerabili da venir bruciati totalmente dal fuoco della consapevolezza. Ma chi sarà bruciato se non la falsa immagine di sé? E allora accadrà il silenzio; nessuna storia, nessuna immagine, niente più nessuno da difendere… solo coscienza mai nata, che mai morirà, senza passato, senza futuro, senza confini. Libertà.

Quando l’attenzione non viene più attratta dall’illusione della separazione è libera di essere quell’istante prezioso che raccoglie informazioni per l’universo.

Quando l’io sarà stufo di combattere le solite battaglie che non hanno mai portato a niente, quando sarà stanco di ripetersi le solite storie, quando vedrà il limite di se stesso, getterà la spada sconfitto e farà silenzio. Si aprirà a tutta la sua fragilità e lascerà spazio solo a quella totale apertura; farà silenzio perché sfinito dalla sua voce. Attenderà lì senza dirsi più niente, perché non avrà più la forza di fare altro. E in questa attesa, in questa totale apertura priva di ogni difesa, accadrà qualcosa di straordinario: l’attenzione non cadrà più nell’attrazione e nella repulsione quindi sarà libera dal blocco egoico e potrà continuare la conoscenza senza mai più essere richiamata dalla sofferenza personale.

Quell’io che è solo un insieme di pensieri/immagini che ne respinge altri, semplicemente, come un nodo si scioglierà.

Nessuno è mai nato e nessuno mai morirà perché nessuno c’è mai stato.

Questo è doloroso solo per l’ego, perché la coscienza non ha bisogno di essere qualcuno o qualcosa. Sa di essere tutto. Solo l’ego ha paura della propria vulnerabilità perché non vuole essere smascherato. Capiamo tutti, quindi, quanto invece essa sia così importante per creare breccia nel Sé.

Carlotta Brucco

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5/12/18
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132. DOVE L’ATTENZIONE PONE IL SUO FOCUS?

L’Infinita Intelligenza acquisisce informazioni su se stessa anche attraverso di noi, quindi ogni nostra esperienza piacevole o meno è importantissima per l’intero universo. Anche ogni illusione di separazione, come lo schema egoico, serve al Creatore per fare esperienza di se stesso, ma ogni schema esiste per essere compreso e superato poiché ogni informazione deve essere riportata a casa nell’Unità.

Quando c’è identificazione con la persona che crediamo di essere è come se recitassimo in un film dimenticandoci di essere attori o meglio l’Attore. La nostra unica e sola identità è l’Intelligenza Infinita; ogni storia personale è una manifestazione unica tra le infinite possibilità di realtà, e per questo preziosa, ma tutto è sempre e solo Intelligenza Infinita, nulla esiste fuori di Quella. Quindi, ogni volta che portiamo giudizio verso noi stessi e gli altri commettiamo una fondamentale distrazione, nel senso che il non riconoscimento della vera identità di ognuno (il Creatore) viene a mostrarsi come sofferenza.

Ogni credenza distorta crea sofferenza, o meglio ancora, ogni sofferenza è un credo distorto che preme per essere riportato in armonia. Facile quindi osservare questo sistema di feedback e accorgersi che, se c’è sofferenza, è presente una credenza distorta che vuole essere riportata a una visione coerente (nel senso di misura aurea = amore incondizionato).

Uno dei modi più spontanei e semplici per far tornare tutto all’amore è portare quello che c’è, in questo caso la sofferenza/credo distorto, nel focus dell’attenzione. Detto in altro modo, è opportuno lasciarsi attraversare dalla sofferenza nuda, cioè senza che venga agganciata a pensieri e storie varie, con la disponibilità amorevole a lasciarla nel focus dell’attenzione.

Quando l’attenzione viene focalizzata sui pensieri, immagini, storie personali, sarà in atto la rappresentazione egoica, cioè l’identificazione con una persona separata da tutto il resto; quando invece il focus è su quello che è presente interiormente nel momento, che sia piacere o dolore, senza essere agganciato da pensiero alcuno, accade che tutto il percepito viene portato all’amore. L’attenzione focalizzata – da non confondere con la concentrazione, che è invece un processo di irrigidimento – ha il grandissimo potere di riportare tutto gradatamente a Casa.

Ricordiamo che l’attenzione non è diretta dalla volontà egoica, quanto piuttosto è proprio la stessa attenzione che fa evolvere gradatamente verso la coerenza tutti quei processi interiori sui quali pone il suo focus, quindi è proprio l’attenzione che, ponendo il focus sul pensiero duale, dà vita all’illusione egoica.

Dove cioè l’attenzione pone il suo focus, viene attivato un processo di raccolta informativa che permette passo passo di andare oltre ogni schema limitante.

Caro amico, inizia a osservare dove l’attenzione pone il suo focus. Chiediti chi ha il potere di dirigere l’attenzione in un punto piuttosto che in un altro. Scoprirai che non sei tu. Perché tu, con il tuo nome e la tua storia, esisti in quanto persona solo quando l’attenzione porta il suo focus sui pensieri di te separato dal resto. Chi sei tu se l’attenzione non porta più il suo focus su tutti i pensieri in relazione al tuo nome, cognome, storia passata, presente e futura? Chi sei tu se tutto quello che credi di essere e non essere prende vita solo se l’attenzione porta il suo focus sui pensieri di te?

E cosa accade se l’attenzione porta il suo focus per un tempo sufficiente, per esempio, sul dolore nudo e crudo della paura? Quella paura senza pensieri, che si prova prima che venga agganciata da qualsiasi storia? O se lo pone sulla compassione, sulla gioia o sulla rabbia?

Il mio invito è quello di sperimentare. Non di credere a ciò che scrivo, ma di provare a vedere che cosa succede mettendolo in pratica.

C’è bisogno di azione. Ma l’azione che porta a mutamento è sempre e solo interiore poiché non esiste nessun esterno… nulla e nessuno è fuori da noi.

Per comprendere veramente ciò è necessario, però, che l’attenzione sposti il suo focus da quel “noi” che abbiamo sempre creduto di essere.

 

Carlotta Brucco

 

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24/10/18
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131. LA LIBERTÀ DELL’AMORE

Crediamo che la libertà sia fare tutto ciò che vogliamo: ma se ciò che pensiamo di volere fosse il frutto dei condizionamenti di una vita? Certo non si può parlare di libertà a meno che non si voglia intendere la libertà di muoversi dentro i condizionamenti. Come dire che ho una catena al collo, ma sono liberissimo di muovermi a destra e sinistra, e anche avanti e indietro!

Fermiamoci quindi un attimo a riflettere sul concetto di libertà.

Se poteste disporre di tutti i soldi di un re e di tutto il tempo che desiderate per fare quello che vi piace, vi sentireste liberi? O forse avreste ancora pensieri del tipo: “Mi sento solo, nessuno mi ama, ho paura di ammalarmi, di invecchiare e di morire, e ho paura anche per i miei figli, quel tipo là mi ha tradito, quell’altra mi ha umiliato, a nessuno importa di me se non per utilità, mi annoio, non riesco a dormire, ingrasso troppo, dimagrisco troppo, forse mi sto ammalando, forse la mia vita è finita…”.

È veramente questo che desiderate? È veramente per ottenere questo tipo di libertà che lottate quotidianamente? Vi interessa una libertà che non sa gestire la propria umanità, che non sa che fare con la paura, con la rabbia, con la solitudine, con la malattia e con la morte?

Quindi desiderate ardentemente qualcosa che non risolve granché della vostra sofferenza umana. Allora non è meglio desiderare direttamente quella libertà che è libertà dalla paura, dalla rabbia, e da ogni sensazione di mancanza?

“Ok” , mi direte voi, “e può accadere anche se sono povero, malato e solo?”.

Certo che sì! Proprio per questo si chiama libertà; perché, nonostante qualunque situazione di vita vi stia accadendo, potete essere liberi dalla paura, dalla rabbia, dall’insoddisfazione, e da ogni sensazione di mancanza.

Questo tipo di libertà inizia a crescere dal momento che prendete consapevolezza della vera causa della vostra sofferenza… e sapete qual è? Non per quello che vivete, non per ciò che vi accade, ma la vostra sofferenza è causata dall’afferrare ciò che volete e dal respingere ciò che non volete. Non si tratta quindi di un problema di ciò che si possiede o meno, ma dell’atteggiamento interiore con il quale ci rapportiamo all’oggetto.

Come posso uscire dallo schema egoico di attrazione e repulsione? C’è un modo universale per risolvere la causa della sofferenza: diventare amorevole nei confronti di qualsiasi cosa.

Ogni giudizio nasce dai nostri credo distorti che ci portano a interpretare ciò che chiamiamo realtà; senza consapevolezza proiettiamo i nostri film su tutto ciò che accade, senza accorgerci che di vero hanno ben poco.

Ci vuole silenzio per osservare le dinamiche interiori che creano sofferenza, un silenzio non tanto per assenza di rumore quanto per sospensione di giudizio. Allora apparirà chiaro che la via di uscita è amare qualunque cosa. E per qualunque cosa intendo tutti ma anche tutto; ogni situazione, ogni evento, ogni istante. L’amore non impedirà di scegliere l’azione più opportuna, anzi porterà a una chiarezza sempre più grande per comprendere il nobile agire istante per istante.

L’errore del voler giudicare per difendersi è ormai fuori moda: ora tutti siamo chiamati ad aprire il cuore al nostro nemico guardandolo fisso negli occhi, sentendo quell’assenza di paura che viene dal riconoscimento che anch’egli è Dio, perché nulla è al di fuori di Lui. E quando riconosceremo che nulla è al di fuori dell’Amorevole Intelligenza, nessun evento avrà il potere di ferire il nostro cuore.

E se nulla è al di fuori di Dio: tu sei Quello, io sono Quello… tu sei me, io sono te. Questo sì che sa di libertà!

Carlotta Brucco

 

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17/09/18
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130. IL NOSTRO PREZIOSO E SACRO VIAGGIO

Un passo importante e fondamentale per la crescita di ogni persona è osservare e trasformare il proprio sistema di credenze. La sofferenza che proviamo è causata infatti proprio dai credo distorti ereditati dai nostri genitori e dal collettivo in genere.

Detto ancor meglio, noi nasciamo per conoscere la nostra vera natura divina libera da ogni sofferenza. La conoscenza di sé è la vera missione di ognuno. Questo viaggio meraviglioso consiste nella comprensione passo passo che tutto è Intelligenza, Coscienza, Una e Sola, per cui siamo tutti Uno.

Anche se ci sentiamo separati da tutto, in realtà, siamo una sola coscienza; l’amore e la luce sono le forze che muovono tutto il processo della creazione. Ovviamente questo non va compreso solo intellettualmente ma realizzato a ogni livello del nostro essere. Quanto più le credenze si allontanano da questa consapevolezza tanto più causano sofferenza.

La paura, l’ansia, la rabbia, la delusione, ogni stato di malessere è semplicemente un credo che chiede la nostra attenzione per essere trasformato sempre più verso la nostra vera natura unificata. Quando soffriamo è necessario quindi fermarsi a comprendere che la causa non è l’evento esterno ma il credo distorto.

Se tutto è intelligenza perché è necessario questo viaggio dalla dualità all’unità? A che cosa serve?

L’universo infinito, la coscienza Una, si nutre di informazioni per accrescere sempre più la consapevolezza di ogni possibilità diventata manifestazione. Ogni nostro processo interiore di comprensione arricchisce l’universo della manifestazione di quella possibilità di realtà che stiamo vivendo. Ogni nostra esperienza è unica in tutto l’universo e non viene persa ma registrata e condivisa a tutto il collettivo.

In questa prospettiva è il viaggio a interessare all’Intelligenza e non la meta. Ciò che il Creatore vuole sono tutte le informazioni che raccogliamo nel nostro viaggio verso Casa.

Spiego meglio: se decidete di fare il Cammino di Santiago non vi interessa prendere un aereo e arrivare a Santiago ma fare tutto il cammino. Anzi, se lo riuscite a compiere dalla prima tappa all’ultima siete ancora più contenti perché è l’esperienza di ogni giornata a essere preziosa e non l’arrivo a Santiago. Più il cammino è stato lungo e intenso, più alla meta sarete ricchi di informazioni di quell’esperienza. Così funziona il nostro viaggio verso Casa. Quando trasformiamo i credo distorti via via in comprensioni sempre più armoniche stiamo facendo il nostro vero lavoro, quello che veramente siamo venuti a fare qui sulla Terra.

Quindi, anche se le nostre credenze errate ci fanno soffrire, non dobbiamo giudicarci o avere rabbia nei nostri confronti quanto piuttosto ricordarci che è il viaggio dalla distorsione all’armonia a essere la preziosa raccolta informativa. Non la meta ma la raccolta informativa. Il viaggio dal dolore all’amore è tutto importante, dall’inizio alla fine; serve tutto.

Buona cosa è offrire questa raccolta di informazioni al Creatore ricordandoci che ciò che è utile e unico è proprio il nostro passaggio dal dolore all’amore, non la meta.

Ognuno di noi in questo momento è già l’Intelligenza Una, ma l’illusione della personalità serve per portare all’Infinito un particolare tipo di informazioni, quello sulla dualità, quello sugli schemi egoici. La personalità, l’ego, è solo uno schema che l’Intelligenza usa per un po’ al fine di portare un particolare tipo di informazioni all’universo intelligente.

Ma il viaggio non è immobilità. Invece ci hanno insegnato a cercare la ferma, finta sicurezza che tutto possa sempre rimanere fisso: il posto fisso, la casa fissa, la vita fissa, la salute fissa… Ci hanno insegnato ad avere paura del cambiamento…quando invece è la molla dell’esistenza.

Morte e rinascita si alternano in una danza illusoria solo per raccogliere informazioni per l’infinito, ma tutto è sempre e solo Intelligenza Una, Amore. Tutto è sempre e solo Coscienza Una. Morte e rinascita sono illusioni. Chi nasce e chi muore se l’ego è solo uno schema usato dall’Intelligenza? Tutto è sempre e solo Coscienza Una che conosce se stessa.

La raccolta informativa procede man mano che si risveglia la consapevolezza di non essere la persona che crediamo di essere. Man mano che comprendiamo che tutto è Intelligenza e nulla è al di fuori di Quello, la raccolta informativa si arricchisce proprio di quell’esperienza unica e preziosa che stiamo portando.

Ogni visione che non riconosce che tutto è Uno, che tutto è Intelligenza, che tutto è Dio, è un credo distorto da trasformare. Questo è il nostro bellissimo viaggio dove, al di là della visione illusoria egoica che non permette di riconoscere l’Unità, tutto è già perfetto così com’è.

Il più grande atto d’amore che possiamo compiere per tutto l’universo e le sue creature è offrire al Creatore il nostro viaggio così unico e prezioso, anche quando risulta molto difficile e doloroso.

Carlotta Brucco

NOTA: Chi desiderasse iscriversi al corso con me in Umbria 11/18 agosto, ricordo che ci sono ancora pochissimi posti. Per info: segreteria@neom.it

 

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24/07/18
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129. NELLE MANI DELL’INTELLIGENZA

Ognuno di noi crede che il proprio modo di vedere le cose sia vero, reale e indiscutibile. Non mi riferisco a quelle opinioni che possono anche cambiare ma al modo di credere se stessi, gli altri, la vita. Esempi di credo distorti? Tutti quelli che ci fanno sentire separati dalla consapevolezza che tutto è. Possiamo quindi affermare che lo sono quasi tutti.

Buona cosa è iniziare presto l’opera di trasformazione delle nostre convinzioni affinché ogni illusione di separazione torni all’uno.

Siamo cresciuti pensando che maturità fosse la conquista del maggior numero di verità quando invece è proprio il contrario; l’essere saggio si spoglia di ogni certezza perché solo così facendo l’illusione scompare per lasciar posto all’unità, al Sé, alla nostra vera natura. Uno dei più grandi credo errati è infatti il bisogno di sicurezza. Abbiamo bisogno dell’incertezza per poter fluire in ogni attimo di vita, non di sicurezze.

Ogni istante è mutevole, tutto cambia in continuazione, l’impermanenza è l’unica certezza qui, così è proprio partendo dall’accettazione del fatto che non vi è alcuna sicurezza che sarà possibile mollare il controllo su ogni aspetto della nostra vita.

O forse credete sia necessario avere il controllo degli eventi per poter essere liberi e felici? Volete forse dire che affidereste il comando a quella persona illusoria che credete di essere? Quella che è costituita dall’insieme delle frequenze distorte ereditate dalla propria famiglia e dalla società?

I saggi invece hanno compreso che conviene affidare tutto all’Intelligenza che tutto è.

Mettereste veramente il comando in mano a un io che non esiste e che è solo un composto di pensieri condizionati e limitanti invece che all’Intelligenza Infinita che è in grado di far battere il vostro cuore, di far diventare adulto vostro figlio, di far splendere il sole sulla Terra?

Beh, molto probabilmente è quello che state facendo quando desiderate che le cose vadano esattamente come credete sia giusto che vadano. Quel concetto di “giusto e sbagliato” nei nostri pensieri è il più grande inganno. I saggi si spogliano di questo concetto altrimenti non riuscirebbero a lasciare tutto nelle mani dell’Intelligenza che tutto sa.

E poi chi crediamo di essere noi? Veramente crediamo di essere quel personaggio con il nostro nome e cognome, con una storia precisa e definita? Riuscite a vedere l’immagine di voi, di quella persona? La potete immaginare di fronte a voi? Sì? Allora vuol dire che quell’immagine è un oggetto, non siete voi.

Voi siete quella consapevolezza che sta guardando l’immagine di voi. Quindi quell’immagine è un’illusione, non siete veramente voi.

Affidereste ogni decisione della vostra vita a quell’immagine illusoria? Oppure la affidereste all’Intelligenza che fa battere il vostro cuore? Ecco perché i saggi si spogliano di ogni immagine di sé; hanno visto che è solo un’ immagine, una vale l’altra.

Hanno compreso che la propria vera natura divina non si trova nel rendere le immagini di sé sempre più buone e belle, ma nella consapevolezza che gioca con le immagini stesse per meglio esperire la dualità.

Allora è utile combattere, irrigidirsi, deprimersi per le sorti di quella persona illusoria che crediamo di essere ma che proprio non siamo?

Certo non sto dicendo di trattar male il nostro corpo; l’aver cura con amore di ogni parte della creazione è cosa saggia, ma perché ostinarsi a non fidarsi dell’Intelligenza che è nostra vera natura? Pensate che non sappia accudire il nostro corpo? Fa battere il nostro cuore e non sa dare da mangiare e da vestire al corpo che lo contiene?

Noi siamo quell’Intelligenza, Una e Sola. Tutti noi siamo quell’intelligenza.

Perché allora non fare silenzio con gli inutili pensieri di preoccupazione e paura per lasciar spazio all’Intelligenza che sa come muovere la nostra vita? La distorsione di essere una persona è ormai bella forte, eh?!

Occorre silenzio per sentire Chi fa battere il cuore. Occorre silenzio per ascoltare che c’è uno e un solo battito in tutte le creature che è uno con quello del loro creatore.

Stiamo sereni, ricordiamo di non aver paura dell’incertezza e che non occorre dannarsi per avere il controllo della vita. Mettiamo tutto nelle mani di quell’Intelligenza che sa e che è tutto ciò che esiste, noi compresi: la fioritura sboccerà in un eterno presente.

 

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NOTA

Per chi volesse approfondire la conoscenza di sé vi ricordo che dall’ 11 al 18 agosto condurrò un ritiro residenziale in Umbria. Per ogni informazione scrivete a: segreteria@neom.it

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Carlotta Brucco

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26/06/18
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128. L’IMMAGINE DELL’EGO

Dietro a ogni pensiero, parola, azione, c’è sempre un’immagine di se stessi che crediamo sia da difendere. Proprio questa difesa è l’origine della nostra sofferenza.

Proteggere un’immagine non è la salvezza, quanto piuttosto riconoscerne l’illusorietà fino a spogliarsi da essa. Vediamo in pratica cosa vuol dire.

Ieri parlavo con una donna sul cammino della conoscenza di sé riguardo i selfie che condivideva sui social. Le chiesi il motivo che la spingeva a postare l’immagine di sé e lei mi disse che era un amorevole atto di condivisione della sua gioia derivata dal visitare quei magnifici luoghi di sfondo ai selfie.

Le proposi di cercare l’immagine da difendere dietro questo “amorevole” gesto di condivisione della propria gioia, ma le dissi anche che a quel punto il gioco si sarebbe fatto duro e che avremmo continuato solo se veramente avrebbe avuto intenzione di essere sincera con se stessa per andare in profondità.

Scelse di continuare. Le chiesi allora di osservare quell’immagine di sé tanto “felice e amorevole” e di ascoltare per un po’ le sensazioni provate nel corpo, soprattutto a livello dei chakra.

Mi disse: “Non so perché ma sento qualcosa che si irrigidisce nel plesso solare”.

”Ok, va bene, prova a vedere se quell’immagine nasconde una motivazione diversa dalla condivisione amorevole”.

“Sì”, continuò lei, “forse vedo che in realtà voglio mostrare agli altri questa immagine di me; non è tanto una condivisione amorevole, ma più un vedete quanto sono felice e fortunata!

“Che immagine vuoi dare agli altri di te?”

“Quella di una donna fortunata, forte e felice”, rispose lei.

“Perché vuoi mostrare quell’immagine di te?”

“Perché se gli altri mi vedono così è come se mi dessero conferma che è veramente così. L’immagine appare anche ai miei occhi più vera…”

“Ti accorgi che la maggior parte della tua energia vitale viene spesa per difendere e sostenere questa immagine ai tuoi occhi e a quelli degli altri? Questo vuol dire che dietro a ogni tuo pensiero ci sarà quell’immagine a urlare con forza Riconoscetemi!”

“Sì, ascoltandomi bene sento rigidità al plesso solare. Sento fatica e stanchezza. Vedo che ho passato tutta la vita a difendere questa immagine con rigidità e pretesa”.

“È così… Allora sono il voglio e non voglio che creano sofferenza? Volere quell’immagine e non volere l’opposto creano tutta la sofferenza che provi… e non il fatto che quell’immagine sia o non sia confermata… perché quell’immagine non è e non sarà mai ciò che sei veramente. La tua vera natura non ha niente a che vedere con alcuna immagine. È credere di essere quell’immagine a generare dolore.

“Ma procediamo per passi e osserva bene: quell’immagine è ciò che tu sei veramente?”.

“No”.

“Perché no? Come fai a dirlo?”.

“Perché posso guardare quell’immagine quindi sono colei che guarda e non l’immagine stessa”.

“Sì, ottimo… E chi è colei che guarda? Può essere un’ immagine colei che guarda?”

“No, altrimenti sarebbe sempre l’oggetto e mai il soggetto”.

“Allora perché da tutta la vita difendi un oggetto che non è te? Perché ti arrabbi se qualcuno mette in discussione l’immagine di te brava, forte e amorevole, se quell’immagine non sei veramente tu?”.

“Già, e chi sono io ‘veramente’ allora?”.

“Questa è una buona domanda, ma intanto osserva cosa non sei. Prendi coscienza di tutte le immagini di te che cerchi di difendere a ogni pensiero, parola, azione. Vedi chiaramente la loro illusorietà e che quindi un’immagine vale l’altra. Se uno ti odia o ti ama è così importante? Amerà o odierà solo un’immagine che non appartiene a ciò che sei veramente. Perché scaldarsi tanto a difendere un’illusione? … La tua vera natura è inattaccabile”.

“Mi sembra che fin ora ho lottato per imporre continuamente un’immagine di me. Ma c’è violenza in questa imposizione! Sento violenza ora nell’imporre continuamente immagini di me che voglio che tutti accettino e amino”.

“Buona cosa! Siamo arrivati alla violenza. Allora che ne è del tuo gesto amorevole di condivisione e della tua gioia?”.

“Non vedo più né gioia né amore… cosa triste, molto triste!”

“Lascia che la tristezza accompagni il dissolversi dell’illusione finché si tramuterà in un’apertura del cuore… lascia semplicemente che quell’immagine si dissolva… non è reale, lasciala andare. Quella gioia e quell’amore che legavi all’immagine non erano reali. Solo un’immagine da difendere. O forse lo sono stati per un istante, ma poi ecco che l’immagine ancora compare con l’identificazione a quella e l’attimo svanisce: ricompare la storia, il passato, il futuro, l’inganno.

“Credere di aver bisogno di un’immagine non permette alla consapevolezza di superare la struttura egoica di dolore. Lascia che ogni immagine di te si dissolva così che accada quello spoglio da ogni immagine che permette l’Io Sono. Il soggetto. Il solo soggetto che esiste. Senza l’immagine da difendere e imporre, non vi sono più oggetti, solo un unico soggetto: Dio, l’Amorevole presenza, Te, Tutti, Tutto. Il soggetto e l’oggetto sono uno”.

“È terribile e liberante allo stesso tempo!”.

“Sì, terribile per l’ego e liberante per ciò che sei veramente e per tutti quanti, perché quando le tue immagini di sogno svaniscono, la luce della consapevolezza splende per tutti”.

“Ho compreso, da ora avrò più consapevolezza del padrone che starò servendo: l’io o Dio”.

 

Carlotta Brucco

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23/05/18
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