L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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30. VINCERE

Qualche giorno fa Martino, mio figlio più grande di dodici anni, ha vinto i campionati italiani di scherma della sua categoria: circa duecento ragazzini da tutta Italia che combattevano tra di loro con il fioretto in mano. Penso si sia meritato la vittoria perché si è allenato tutto l’anno quattro volte a settimana per due ore e mezza ciascuna, senza lamentarsi mai dell’impegno e della fatica. Spesso ha rinunciato a feste con i suoi amici e quasi sempre ha dovuto studiare fino a tardi la sera.

Ma soprattutto se l’è meritato per aver bene o male accettato tutte le mie parole (non sempre carine) e le mie azioni, anche dure, al fine di utilizzare la scherma come mezzo per insegnargli a vivere.
Ovviamente molto del merito va ai suoi maestri Francesca e Andrea che hanno saputo “tirar fuori” da lui ciò che è servito per far fruttare al meglio le sue abilità.

L’arte marziale mi ha sempre affascinato tant’è che da bambina anch’io ho tirato di fioretto per molti anni. Salire in pedana è una strana, affascinante sensazione; è come portare tutta la tua vita in un unico momento e dover dare il meglio di te per vivere o per morire. In realtà l’avversario non è l’altro ma sei tu stesso, e sai che quello che stai cercando di fare è vincere te.

Nella scherma si fanno molti assalti quindi si vince e si perde di continuo, anche in allenamento, e per un bambino non è facile incontrare la sconfitta e il confronto con l’altro così tante volte. Quando Martino ha iniziato a fare i primi incontri in palestra, quattro anni fa, perdeva sempre e questo fu un duro colpo per lui. Ricordo che dopo i primi assalti persi, venne da me piangendo, dicendomi: “E’ colpa dell’arbitro… Ce l’ha con me!”.

Lo attaccai letteralmente al muro, dicendogli che se avesse voluto continuare a far scherma avrebbe dovuto imparare ad accogliere la vittoria e la sconfitta allo stesso modo, prendendosi la responsabilità dei suoi errori per cercare di non rifarli, migliorando così sempre più. Gli dissi che in ogni assalto avrebbe visto se stesso, l’atteggiamento che usa nella vita e che il confronto con quello sarebbe stata una dura prova ma anche una meravigliosa opportunità per conoscersi veramente.

Lo guardai negli occhi ricordandogli che non me ne sarebbe mai importato della vittoria sugli altri, ma che avrei voluto vederlo dare il meglio di sé utilizzando tutte le sue abilità senza mai lamentarsi della fatica o di nient’altro.
Sono stata molto dura con lui in più occasioni perché ha un carattere forte, e a volte ha bisogno di essere scosso a fondo per aprirsi veramente alla vita con il giusto atteggiamento.

Mahavatar Babaji, mio maestro, spiegava così: “Dai sempre il meglio di te, in accordo ai tuoi limiti ma senza credere a essi, pronta a superarli e senza mai preoccuparti del risultato”.

Se diamo il nostro meglio, il risultato sarà il migliore che può essere per noi in quel momento, quindi non serve preoccuparsene . La preoccupazione distrugge la chiarezza e impedisce di sentire l’attimo migliore per agire.Dobbiamo liberarci dal pensiero del risultato in ogni ambito della nostra vita, allora riusciremo ad amare il presente per essere felici.

Il problema è che ci si ascolta talmente poco che non si è consapevoli di quando si sta dando il meglio o no. Ci si confonde con l’ideale di sé, una pericolosa immagine di perfezione che allontana dal quello che siamo nel momento presente. Non siamo abituati a essere totali, quindi lasciamo l’attimo che siamo chiamati a vivere parzialmente vuoto della nostra presenza. Ci vuole coraggio per vivere totalmente ogni esperienza, ma è anche questo che un guerriero di pace deve imparare.

Ho sempre fatto notare a Martino che se quando è in pedana pensa al risultato, diventa più debole ed è più facile che perda. Se pensa di essere più forte dell’altro viene portato via dall’orgoglio; se pensa di esserlo meno viene portato via dalla paura.

Gli ho sempre detto: “Non pensare, sii presente solo al movimento del tuo corpo, ascolta il ritmo e il tempo tuo e dell’avversario. Fatti affascinare dal movimento del tuo corpo e rendilo armonico, bello, potente. Ascolta silenzioso il tuo e il suo movimento, senza fretta, e quando senti che è il momento di agire, sii totale e senza esitare porta tutto te stesso in quell’agire come se fosse il tuo ultimo momento di vita. Non risparmiarti mai. Osa con tutto te stesso.

Inizialmente sii come l’acqua, morbido e accogliente, libero da aspettativa e desiderio ma presente e attento. Sii puro ascolto finché senti che l’altro fluisce con te come se entrambi foste un unico movimento. Apri il tuo cuore all’avversario senza paura, non temerlo, piuttosto amalo fino a sentirti una cosa sola con lui. Allora, accogliendolo nel tuo flusso, potrai dargli tu il ritmo che desideri e sentirai in anticipo le sue intenzioni; avvertirai con chiarezza dentro di te la sensazione dell’azione, il momento in cui dovrai trasformarti in fuoco, in un fulmine potente. Ma sii sempre un fuoco d’amore, di tolleranza e di rispetto”.

I suoi migliori amici nella scherma sono i suoi avversari più forti. La gratificazione non viene dal vincere sull’altro ma dal riuscire a realizzare il “buon combattimento”. L’altro diventa un amico di gioco per crescere insieme, da amare e accettare per quello che è.

30. VINCERE

Nella vita valgono le stesse leggi dell’arte marziale.
Se abbiamo paura della sconfitta non potremo mai incontrare la vittoria vera.
Se abbiamo paura di perdere qualcosa o qualcuno, non incontreremo mai la pienezza della vita.
Se seguiamo i pensieri del risultato desiderato non saremo mai nel presente, l’unico spazio/tempo dove si apre la porta della felicità.
Se non siamo disposti ad ascoltare la bellezza del semplice gesto del momento, non avremo mai la chiarezza del come e quando agire.
Se non siamo umili chinando il capo alla vita che spesso ci porta a perdere anziché vincere, non vedremo mai la vittoria vera e nascosta che ha in serbo per noi quando meno ce lo aspettiamo.
Se non scegliamo di assaporare ogni attimo come fosse l’ultimo, non sentiremo mai il reale gusto della vita.
Se non impariamo a difenderci con l’apertura del cuore anziché con la chiusura, ci sentiremo sempre feriti.
Se non osserviamo l’altro fino a sentirlo Uno con noi avremo sempre paura e non riconosceremo mai che ogni istante è perfetto così com’é.

Vincere l’illusione di dover sempre combattere per vincere è la vera vittoria che tutti desideriamo. Quando verrà quel momento saremo finalmente in grado di posare la spada e ridere per l’eternità.

17/05/12

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