L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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126. LETTERA DI UNA MADRE AGLI INSEGNANTI

Caro professore,

vorrei farti delle domande alle quali mi piacerebbe avere risposta sincera.

Quante volte hai umiliato un tuo studente? Quante volte ti sei rivolto a un bambino facendolo sentire un incapace? Quante volte hai trattato male un adolescente colpendolo nella sua autostima perché magari non ha fatto le cose come volevi tu? Quante volte lo hai deriso di fronte a tutti? Quante volte gli hai distrutto quell’immagine di sé abbastanza serena che tanto a fatica stava iniziando a maturare? Quanta ansia gli hai fatto provare?

Credi che quel tremendo batticuore prima di ogni interrogazione gli serva per crescere meglio? Credi che un 3 difficilmente recuperabile sia più educativo di un 5 che lascia aperta con più serenità la possibilità di farcela?

Ancora qualche domanda alla quale veramente vorrei avere risposta…

Con quale sentimento nutri i tuoi studenti? Cosa provano in tua presenza? E cosa provi tu mentre insegni la materia che dovrebbe appassionarti?

Lo so che a volte i ragazzi sono veramente impossibili, ingestibili, e che spesso è necessario usare maniere forti, ma ci sono tanti modi di essere forte e autorevole. Immagino che anche per te sia difficile, ti senti pressato in tante direzioni, ma lo è sicuramente più per loro; tu hai già le tue difese, hai già imparato a chiuderti al mondo dietro le tue convinzioni, loro no, stanno ancora cercando un modo per essere felici. O forse è proprio questo che vuoi passare ai tuoi ragazzi: che non c’è speranza…?

Tu credi ancora nella felicità? Sii sincero… con te stesso. Stai facendo quello che ti piace? Ti piace insegnare? Oppure ti senti una vittima di questo sistema che non lascia spazio ad altro che ai protocolli?

Mi spiace, sento la tua sofferenza, sento il tuo cuore trafitto dalle dure prove della vita, e probabilmente stai cercando di educare i tuoi studenti come sei stato educato tu. Vuoi prepararli alla vita in questo modo perché forse pensi il più appropriato. Forse credi veramente che l’umiliazione rafforzi e che l’ansia faccia crescere efficienti… proprio come è servito a te. Ma… a te… è servito?

Cosa pensi veramente dei tuoi studenti? Apri loro il tuo cuore per farli sentire, se non amati, almeno accolti, accettati, ben voluti? Ascolti ciò che veramente vogliono comunicarti, con i loro sguardi, con le loro parole spesso spezzate e dette male? Sei consapevole delle loro effettive difficoltà che possono andare ben oltre il “non ha voglia di studiare”?

Sai quali sono i sentimenti e i pensieri più frequenti dei tuoi studenti? Hai mai provato a chieder loro come si sentono veramente? Hai mai provato a chieder loro che immagine hanno di sé? Anche solo chiedendo questo, scopriresti un mondo sconosciuto che vive in ognuno di quei ragazzi che ti stanno davanti tutti i giorni.

Forse pensi che tutto questo non ti riguarda, che il tuo ruolo sia solo quello di entrare in classe e spiegare geometria o la grammatica inglese… Sì giusto… ma in che modo fai tutto questo? Insieme alle formule o alle regole grammaticali passa il sentimento con il quale tu insegni.

Cosa vuoi da loro? Per favore risponditi a questa domanda. Prepararli bene nella tua materia? Sì, certo, ma come si sentono mentre imparano?

Forse questo non ti interessa, ma io rifaccio la domanda: cosa provano i tuoi studenti mentre insegni la tua materia? Che sentimenti scorrono nei ragazzi mentre sei con loro?

Questa è una chiave antica, caro professore. E se riuscirai a insegnare nutrendo tutti loro di buon umore, serenità, accoglienza, sorriso, fiducia, stima… tu sarai felice. E loro anche. E quando la lezione sarà finita, magari sarai stanco per esserti messo così in gioco, ma ti sentirai bene, veramente bene, quel bene che si prova quando si sta facendo sul serio qualcosa per il mondo.

I miei figli ti stanno aspettando, sai? I figli di tutto il mondo ti stanno aspettando, caro professore. Per favore, non deluderli. Inizia subito, oggi. Grazie per assumere un ruolo così difficile e importante.

E se, invece, tu che leggi, è già tanto che sei un vero prof dal cuore aperto e sincero… grazie, sei prezioso, non mollare, c’è tanto bisogno di te.

Carlotta Brucco

Libro-Brucco-Telesca-Spirito-Fisica      Libro-Brucco-Cinque-Abbracci

 

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7/03/18
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2 commenti a “126. LETTERA DI UNA MADRE AGLI INSEGNANTI”

  1. Franco

    Volontario-pensionato,NON professore, da 10 anni in una scuola media di Milano ho compreso che l’Insegnante, che dovrebbe essere una delle figure più importanti di ogni società che voglia migliorarsi, è in realtà considerato, SOPRATTUTO DALLE FAMIGLIE dei ragazzi, l’ultima ruota del carro: ERRORE, cari genitori di=
    stratti e incuranti di ciò che i loro figli fanno a casa, GRAVISSIMO. Voi genitori credete che la scuola debba sostituirvi nell’educazione (anche civica) e liberarvi dalle fatiche e dai sensi di colpa: comodo vero? E’ impossibile perchè è a voi che
    tocca dare esempio, continuità e coerenza per creare cittadini utili a se stessi ed agli altri, che non siano da adulti dei bamboccioni o dei disadattati ignoranti ai quali certamente non affidereste le vostre sorti da anziani o da bisognosi. SVEGLIA!!
    Li avete voluti i figli? fate dunque la vostra parte perchè NESSUNO PU0′ FARE IL
    GENITORE AL POSTO VOSTRO, neppure l’insegnante deriso, malpagato,obe= rato di stupida colpevole burocrazio che sia a sua volta genitore.

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  2. Gabriella

    76 anni, ex insegnante elementare che però non ha smesso di riflettere sulla scuola vedendo che spesso, anziché un’educazione (etimologicamente: tirar fuori i talenti), si fa una in-ducazione (si ficcano dentro cose).
    L’eminente pedagogista scozzese Sir Ken Robinson sostiene che la scuola attuale è nata nel periodo illuminista per ‘produrre’ menti e abilità per la nascente Rivoluzione Industriale.Industria e lavoro sono cambiati, e la scuola no… Non dà una formazione utile per il nostro tempo, in particolare uccide la creatività necessaria per trovare soluzioni inedite a una situazione che non ha precedenti e trova tutti noi senza punti di riferimento. Vero è, come dice Franco, che la prima formazione avviene in famiglia e non si può delegare tutto alla scuola, ma ‘forse’ genitori e insegnanti potrebbero sedersi a un tavolo comune per cercare INSIEME nuovi modi per coltivare questa preziosissima risorsa che sono i ragazzi. Se richiesto, posso fornire i link per Ken Robinson (ci sono alcuni TED Talk e persino bellissime animazioni con sottotitoli in italiano). E chissà che Anima non si faccia promotrice di un convegno in tal senso… Potrei fornire anche altre indicazioni.

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