L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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108. IL MAESTRO

Fin da bambina piccolissima ho sempre desiderato avere un maestro di amore e saggezza che si prendesse cura della mia educazione spirituale. Ricordo che mi sembrava assurdo il fatto che non riuscissi a mettermi in contatto con lui. Sentivo di avere un maestro del cuore ma non riuscivo a sentirlo, ad avvertire la sua presenza, e questo mi abbatteva molto. La mia fanciullezza è stata una ricerca continua della mia guida spirituale.

Un giorno, avevo 5 o 6 anni, i miei genitori portarono a casa la foto di un maestro, Mahavatar Babaji nella sua forma di Herakhan Baba. Ricordo che mi dissero che si chiamava Sai Baba ma io mi arrabbiai dicendo che non era lui. Loro insistettero, io presi la foto e me ne andai pensando che non capivano un tubo. Lo ricordo molto bene questo evento, come accadesse ora. Avevo già visto e conosciuto diversi maestri di ogni tradizione spirituale, ma l’uomo di quella foto mi colpì profondamente, e senza sapere perché ne avevo una grande nostalgia. In quel momento non ero cosciente di chi fosse ma mi sentii fortemente attratta tanto che misi quella foto nel mio scrigno segreto pensando che da grande avrei voluto essere come lui. La ritirai fuori solo dopo molti anni, con grande sorpresa, quando ormai il mio rapporto con Babaji era consolidato.

In realtà, da come era vestito in quella foto, mi sembrava un pastore di pecore e in più, proprio come un vero pastore, aveva anche un grande bastone al quale era appoggiato. Ed ecco perché da quel momento in poi dicevo a tutti che da grande sarei diventata un pastore di pecore.

Lo dimenticai fino a quattordici anni, quando mi capitò tra le mani Autobiografia di uno Yogi di Yogananda. Quando vidi nel libro la foto di Mahavatar Babaji e lessi cosa Yogananda raccontava di lui fui letteralmente folgorata quanto commossa tanto che mi misi a piangere. Semplicemente seppi che lui era il mio maestro, la mia amata guida.

Nel libro c’era scritto che ogni domanda fatta a lui con il cuore riceve sicura risposta. E così fu. Iniziò quel profondo contatto che ci può essere solo con la propria guida, una comunicazione intensa e inimmaginabile che non lasciava spazio ad alcun tipo di solitudine.

Lui era sempre con me e proprio perché non aveva un corpo materiale non era soggetto ai limiti spaziali del corpo umano. Semplicemente era con me a scuola, con i miei amici, di notte, di giorno, e potevo comunicare con lui in ogni momento.

Mi istruiva anche nei sogni con iniziazioni e insegnamenti. Mi spiegò tecniche che mi portavano ad altri stati di coscienza e mi istruì passo passo attraverso ogni esperienza che vivevo nel quotidiano. Quanti lila divini (giochi divini, eventi che hanno del miracoloso)… alcuni li ho anche raccontati nell’ultimo capitolo del mio libro I Cinque Abbracci.

Ho avuto altri maestri successivamente che insieme a lui hanno coltivato il mio giardino interiore; ognuno di loro è stato una perla preziosa per il mio essere. E tutti comunque sono Uno in un’unica fonte d’amore: Dio, il Sé, la vera natura della mente, dove non c’è più alcuna separazione.

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Perché ve ne parlo?

Perché ognuno di noi ha la propria guida sempre accanto che aspetta solo di essere riconosciuta.

Perché a volte ci si sente soli quando non lo siamo per niente.

Perché abbiamo sempre vicino qualcuno che ci ama immensamente e che ci vuole felici e noi non ne siamo consapevoli.

Perché è possibile per ognuno stabilire una connessione profonda con la propria guida, da cuore a cuore.

Perché il nostro maestro ha una pazienza infinita e ci può ascoltare anche per giorni senza mai giudicarci.

Perché lui o lei vede già la nostra fioritura e proprio lì vuole condurci.

Perché prendere coscienza della sua esistenza è il più bel regalo che possiamo farci.

Vi ho raccontato la mia storia affinché possa essere di ispirazione a tutti quelli che desiderano coltivare questo tipo di relazione con il divino. Così come è stato per me lo può essere per tutti; io non sono privilegiata e non ho nemmeno meriti particolari, ho solo avuto tanta fiducia e costanza per aprire sempre più il mio cuore a lui. Passo passo mi ha condotto a una resa sempre più grande che mi ha permesso di scoprire l’amore. Non ho detto che so amare ma che ho iniziato a cogliere il sapore dell’amore e la sua immensa forza in tante sfumature diverse.

Il divino mi ha mostrato che la vita è un viaggio di ritorno all’amore e che siamo nati solo per imparare ad amare, o meglio per amare sempre più. Solo questo è importante. Non c’è altro fine, tutto il resto è un mezzo che dobbiamo usare per accrescere in noi questa radiante, bellissima forza.

Diamo valore a ciò che ha valore senza confondere i mezzi con il fine. La domanda più importante da porci ogni giorno è: “Ho amato un po’ più di ieri?”. Allora, se la risposta è positiva, possiamo stare sereni perché il fiore che siamo piano piano sboccerà.

Per chi desidera unirsi a me e ad uno splendido gruppo di persone, dal 13 al 20 agosto sarò a Pagialla in Umbria dove terrò un ritiro residenziale nell’ashram di Babaji, luogo assai prezioso e sacro al mio cuore. Chi fosse interessato può contattarmi alla mail segreteria@neom.it

Carlotta Brucco

 

I Cinque Abbracci Carlotta Brucco   segreto-dell-essenza   meditazione-red

12/07/16
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