Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

151. LO SPAZIO CHE TUTTO ACCOGLIE E NULLA AFFERRA

 

Il momento del silenzio è quando nel massimo del caos attorno, tutto in te tace.

Con quattro figli e due lupi cecoslovacchi sono per forza diventata esperta in quest’arte; sì… la considero proprio una forma d’arte.

In questo momento, per esempio, i lupi stanno spiaccicando zampate di fango saltando sulle vetrate appena pulite, strisciandole con le unghie come non ci fosse un domani, i due bambini più piccoli si stanno picchiando dall’altro lato del giardino, urlando come ossessi, e i due più grandi mi stanno tormentando di lamenti su ogni faccenda della loro vita che reputano ingiusta.

Se la mia attenzione si facesse attirare da tutto questo, per reagire in qualche modo, forse sarei nervosissima, per cui ho imparato questa meravigliosa arte del “non afferrare”. Il che non vuole dire non agire, ma agire senza afferrare e senza farsi afferrare.

Ho notato che spesso mi ascoltano solo se alzo la voce; allora li sgrido forte, ma interiormente non afferro e non mi faccio afferrare.

Sono quello spazio infinito in cui tutto quel casino accade. Sono lo spazio in cui c’è una mamma che urla, che è lo stesso spazio in cui ci sono i suoi bambini che ne fanno di tutti i colori. E questo spazio intelligente osserva e si arricchisce di tutto ciò che accade, diventa sempre più ricco di esperienza ma è imperturbabile, silenzioso, infinito, non vuole risolvere ma conoscere.

Il fraintendimento è lasciarsi rapire dalla storia che ogni accadimento racconta, come fosse il canto di una sirena al quale non si riesce a resistere, con l’illusione di trovare una soluzione.

Si cerca sempre e subito la soluzione. Si ragiona per problema/soluzione. E se l’esistenza parlasse un altro linguaggio? E se tutto quello che accade fosse più intelligente della nostra mente razionale e non cercasse risoluzione ma comprensione? E se proprio comprendendo il messaggio di ogni evento la soluzione ne fosse solo una spontanea conseguenza?

Troviamo quindi due modi di rapportarsi alla vita; uno è quello di voler risolvere tutto ciò che si reputa sbagliato, tutto ciò che crea disagio e sofferenza, l’altro è quello di voler comprendere il messaggio che ci viene offerto così che la sofferenza non abbia più motivo di rimanere. Il primo crede che tutto quello che accade sia una sorta di casualità da correggere, l’altro si basa sulla fiducia che tutto sia governato da un’intelligenza infinita che vuole riportare a Casa ogni porzione di coscienza che vive il sogno illusorio della separazione.

Non che una visione sia meglio dell’altra, poiché sia l’una che l’altra sono una raccolta di esperienza, il che vuol dire ricchezza per tutto l’universo. Tuttavia, se siete stufi di lottare sempre è utile sapere che c’è un modo di essere e di vivere al di là del problema. Questa modalità non combattiva si apre nell’accoglienza: accolgo, ascolto e comprendo, di conseguenza la soluzione accade da sé come un percorso da prendere semplicemente guardando i segnali stradali.

Il punto è quindi vedere che posso disporre della libertà di non afferrare e di non lasciarmi afferrare dal pensiero della storia problematica, tuttavia, se invece ci finisco dentro, posso disporre della libertà di accogliere ciò che provo, osservando come, attraverso la storia, posso vedere meglio la lezione da comprendere ora.

La sofferenza mi mostra i punti di resistenza al flusso verso Casa, dove cioè non sono coerente con le leggi di amore e saggezza. Posso partire dal sentire quei punti nel corpo dove sento tensione. Per esempio, la paura che sento nella pancia, quando penso a una storia particolare, mi mostra che quel tema ha bisogno di essere visto da un’altra prospettiva. Mi chiede revisione. Mi chiede di essere arricchito da un punto di vista più in accordo ad amore e saggezza. Mi dice che è ora, che sono matura per iniziare a considerarlo in un modo diverso.

Solo accogliendo il tema conflittuale posso ascoltarlo per comprendere il fraintendimento. Se ho paura di morire, sento la paura nella pancia, per esempio, la accolgo, non fuggo, non mi distraggo mangiandomi un panino, ma mi rilasso e la ascolto in me. Osservo le immagini che sorgono, le sensazioni, i pensieri, senza farmi rapire, senza afferrare e senza farmi afferrare e ancora e ancora ascolto non per risolvere ma per conoscere.

Rimango in ascolto, sono lo spazio che ascolta, aspetto senza fretta che in questo spazio giunga un’intuizione che magari non sarà ancora la risoluzione completa del conflitto ma un passo verso quella direzione e piano piano unisco i puntini e Vedo sempre più.

Ogni piccola informazione che sorge in questo modo è una goccia di luce di un potere immenso. Mi toccherà il cuore, la sentirò nel profondo perché una piccola goccia di luce in una stanza buia ha il potere di far vedere molto. E di goccia in goccia vedrò ogni cosa così com’è, non perché la interpreto ma perché la vedo.

Accendendo un lumicino in una stanza buia che credevo piena di mostri, posso magari vedere che in realtà è vuota, nessun mostro. Non credo più ai mostri perché vedo che non ci sono. Senza lumicino credevo la stanza fosse piena di mostri e ne discutevo con i miei amici, ma quando accendo anche solo una fiammella posso vedere con i miei occhi che non c’è nessun mostro. I miei amici ancora saranno lì a discutere di quegli esseri terrorizzanti nella stanza ma io saprò che la stanza è vuota. E non mi crederanno. Ma non mi importa perché ho visto con i miei occhi. Non mi interessa che mi credano o meno. Possono dire quello che vogliono, non potranno farmi credere alle loro storie immaginarie perché io ho fatto esperienza della stanza, loro no.

Si può dedurre quindi che una buona strategia sia conoscerci sempre più a fondo in modo da accorgerci che nella stanza non c’è alcun mostro, piuttosto che combattere un nemico immaginario. E quanti sono i nemici immaginari? E se per tutta la vita combattessimo mostri che non sono veri, come le storie che si raccontano ai bambini prima di dormire?

Cerchiamo allora di dimorare in quello spazio silenzioso e intelligente che tutto accoglie ma nulla afferra, in modo da poter conoscere sempre più a fondo tutto ciò che vi passa attraverso. Ogni mostro viene dissolto dalla conoscenza.

 

Carlotta Brucco

Libro-Brucco-Telesca-Spirito-Fisica      Libro-Brucco-Cinque-Abbracci

 

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