L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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32. GENITORI E FIGLI: L’ILLUSIONE DEL DOVERE

Sto diventando madre per la terza volta, e ancor prima di vedere il mio bambino ricordo qual è il mio compito: renderlo indipendente da me e fare in modo che riconosca la sua vera madre Vita. C’è un amore più grande del mio che voglio lui conosca e senta, un amore che non lo lascerà mai e da cui potrà farsi consolare per tutta l’esistenza. Il mio compito è far sì che si senta Figlio di questo Amore. Allora sarà felice.

Forse all’inizio della sua vita crederà che io possa dargli tutto ciò che gli serve; mi confonderà con Dio. Non mi vedrà come Suo tramite. Sarò io con il tempo a doverlo pian piano svegliare da questa illusione e riconsegnarlo all’Amore, sarò io a dovergli ricordare che è la Vita in ogni suo istante che si prenderà cura di lui e che è di Lei che dovrà fidarsi.

Io sono solo un essere umano con tanti limiti e anche non volendo farò molti errori. Dovrà aspettarseli da me perché se non fosse così rimarrà deluso. Non dovrà confondermi con Dio e io non dovrò assolutamente mai fargli credere di esserlo, altrimenti si aspetterà da me ciò che non gli potrò mai offrire.

Il mio dovere nei suoi confronti sarà quello di aiutarlo a riconoscere la sua vera Madre permettendogli di essere figlio della Vita. E il suo unico dovere verso di me sarà quello di liberarmi dalle sue aspettative riconoscendo la mia umanità. Questo vuol dire che dovrò spingerlo a essere se stesso sempre, a seguire quello che sente lui e non quello che sento io, a staccarsi da me riconoscendo che non c’è nessun legame ed è proprio per questo che possiamo essere Uno.

Le catene genetiche e karmiche si attivano con il pensiero del dovere e/o con condizionamenti anche inconsci: “Io devo fare quello che i miei genitori si aspettano da me”, “Devo rispettare il legame familiare e portarne il peso”, “Devo fare in modo che i miei genitori non soffrano a causa delle mie scelte”…

Le catene si sciolgono all’istante quando riusciamo a vivere solo nel momento presente, tagliando la corda del passato e del futuro. Abbracciando ogni momento, come se fosse l’unica storia di cui possiamo disporre, tutti i legami che ci imprigionano vengono bruciati e siamo liberi.

C’è stato un periodo in cui i miei due figli hanno preso consapevolezza della morte e quindi dell’incertezza di tutta la vita. Hanno pianto tutte le sere per giorni dicendomi che non potevano accettare una cosa simile. Hanno compreso per la prima volta che il mio rapporto con loro era “a tempo” e che sicuramente prima o poi ci saremmo separati. Questo ha causato grande dolore a entrambi.

Allora sono stata loro vicino sussurrando che non era così importante la mia presenza perché non sarei stata io a renderli felici ma che avrebbero dovuto cercare di sentire Dio, la Vita, la loro vera Madre. Ho ripetuto loro più e più volte che erano Figli della luce e dell’amore e che la loro natura era la felicità: “Non puoi far altro che accettare che sia così, altrimenti soffrirai tutta la vita”, dicevo a ciascuno di loro. “Se riconoscerai che sei figlio di Dio, scoprirai anche che io e te siamo Uno e non è possibile separarci. Ma dovrai cercare la tua strada, imparare a seguire ciò che senti veramente. Dovrai accettare la tua solitudine; ci sei tu e la Vita, allora sarai uno con tutto e non ti sentirai mai più solo”.

Ringrazio i miei genitori per avermi permesso sempre di seguire il mio cuore anche quando non comprendevano le mie scelte, e li ringrazio per avermi cresciuta senza nessun senso del dovere nei loro confronti che non fosse quello del rispetto. Se li chiamo al telefono è perché ho voglia di sentirli, non perché lo devo fare. Allo stesso modo fanno loro con me. Hanno permesso la mia libertà lasciandomi andare quando ho voluto andare. Mai una volta mi hanno trattenuto con giochetti manipolatori o sensi di colpa.
Questo si chiama rispetto.
Mi sono stati vicino da lontano. Per me questo è un dono che non ha prezzo.

Ho potuto sentire Dio, il Suo amore e riconoscerlo come mio vero Padre e Madre. Mi sento figlia di ogni attimo che vivo come se nascessi e morissi in ogni istante. Non ho legami che mi imprigionano, non sento di dover corrispondere alle aspettative di nessuno. Sono libera dal dovere, per questo posso amare.

Mi chiedo sempre come far sentire ai miei figli la differenza tra dovere e rispetto, tra dovere e piacere di far felici gli altri, tra dovere e amore. Purtroppo l’amore non nasce a comando e non passa mai dal dovere. Possiamo provare e riprovare ad aprire il cuore e aspettare che venga riempito d’amore, ma non possiamo far finta di voler il bene di chi ci sta di fronte se non lo sentiamo. E nascondere la nostra incapacità di amare dietro il dovere per paura dei sensi di colpa, non porta felicità a nessuno.

Avere il coraggio di essere semplicemente se stessi, senza tradirsi in continuazione per assecondare le aspettative di altri o per sentirsi buoni, permette di trovare la propria strada verso la libertà.

15/06/12
32. GENITORI E FIGLI: L'ILLUSIONE DEL DOVERE

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