L'Abbraccio che Libera

Con questo blog desidero risvegliare la consapevolezza sul potere dell’abbraccio come modalità di difesa nei confronti di se stessi e degli altri. Comprendere come abbracciare teneramente ogni nostra e altrui debolezza, paura, dolore, ogni lato oscuro che vorremmo non avere, ogni evento e situazione difficile, ogni nostro pensiero ed emozione, ci permetterà di realizzare la magia di quella morbidezza necessaria per fluire liberi con la Vita, quella morbidezza indispensabile per riuscire a entrare in quell’eterno presente che è la porta del Regno dei Cieli.

Carlotta Brucco

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91. ATTEGGIAMENTI INTERIORI

Ci sono persone che sembrano vittime e, invece, sono più che altro carnefici; buone azioni e gentilezza possono anche mascherare grande egoismo e rabbia. Tante volte ho avuto a che fare con persone apparentemente buone, magari fragili e trattate da tutti come tali, che nascondevano in realtà forza inaspettata e aggressività.

Con il tempo ho acquisito una sensibilità particolare nello scorgere gli atteggiamenti interiori dietro le maschere di chi incontro e questo mi ha permesso di aiutare molte persone.

Per esempio, una signora già avanti con gli anni, ammalata di tumore, apparentemente si mostrava buona e gentile con tutta la sua famiglia e mi raccontava spesso i torti subiti dalle sorelle, dalla madre e dai nipoti. Si diceva vittima dei suoi parenti che la usavano a loro comodo, trattandola spesso molto male. Mentre mi parlava così, io non avvertivo per nulla il suo essere vittima, anzi scorgevo in lei un particolare tipo di suo egoismo quasi violento, ma non le dissi nulla; pian piano lasciai che arrivasse a vedere il suo atteggiamento interiore da sola. Era infatti una donna che aveva scelto di mettersi veramente in discussione e faceva di tutto per migliorarsi, così piano piano scoprì lei stessa che la causa dei suoi pessimi rapporti familiari era il suo egoismo e la sua incapacità di andare veramente incontro all’altro. Prese consapevolezza che ogni sua gentilezza passata era quasi sempre stata un atto manipolatorio per avere più attenzione. Offriva le sue cure agli altri solo per essere a sua volta curata e, se questo non avveniva, una grande rabbia si impossessava di lei.

Il tumore la stava portando velocemente alla morte e un giorno mi chiamò dicendomi proprio così: “Credevo fossero loro a sbagliare… invece ero io. Devo rimediare”. Decise così di fare per ognuno dei suoi parenti verso i quali provava rancore qualcosa di veramente sentito con il cuore. Invitò a pranzo sua nipote, e la guardò con occhi nuovi: per la prima volta sentì che le voleva molto bene e che gliene aveva sempre voluto. Non si dissero niente di particolare, ma cambiò l’atteggiamento interiore con cui lei si rapportò alla parente. “E la cosa sorprendente”, mi disse, “è che mi sono sentita amata! Pensavo che mia nipote ce l’avesse con me e invece ho scoperto che lei mi ha sempre avuto a cuore”. Prima di morire mi disse: “Ho sempre creduto di essere io a dover perdonare loro, invece è proprio il contrario, mi sono accorta che dovevano essere loro a perdonare me. Ho chiesto perdono a tutti e ora sono serena”.

Mi è anche capitato il contrario e cioè di sentire un cuore aperto e pulito dietro una personalità apparentemente aggressiva e rabbiosa. E portare passo passo questa persona a scoprire la sua tenerezza già viva, intatta, pronta a essere manifestata; è stato veramente un bel viaggio.

Ho visto persone definite depresse il cui unico male era in realtà la propria incapacità di prendersi cura degli altri, o forse è meglio dire persone ammalate della propria decisione di non prendersi cura degli altri poiché è sempre e solo questione di scelta. Spesso ci si ammala di egocentrismo eccessivo; ci si sente gli esseri più importanti di tutto il pianeta così si perde di vista il dolore del mondo per sentire solo il proprio. Anche aiutare gli altri per sentirsi buoni è pericoloso; non è certo questa la compassione. Il confine è sottile. Spesso la cura che molti hanno per gli altri non è dettata dalla compassione ma solo dal dovere… e questo non sa di amore.

La cura per l’isolamento, per la tristezza che tanti provano, è spesso proprio il sentire il dolore degli altri talmente forte da essere spinti a fare qualcosa, qualunque cosa, ma con il cuore. L’azione motivata dall’amore che nasce dal sentire la sofferenza altrui è una vera e propria medicina, quindi un ottimo modo per prendersi cura di sé.

Noi dobbiamo aver più cura della nostra anima che della nostra persona, poiché l’anima è immortale, la persona no. E mentre la persona si nutre di egoismo, l’anima si nutre di amore, di compassione che nasce spontanea solo quando apriamo il nostro cuore al dolore degli altri, non per farci schiacciare da esso ma per dare al nostro amore la forza di agire.

Amare noi stessi vuol dire amare tutti gli esseri, prendersi cura di noi stessi vuol dire amare tutti gli esseri, essere felici vuol dire amare tutti gli esseri, e siamo in grado di amare tutti gli esseri solo quando sentiamo nel cuore la loro sofferenza. Non dobbiamo aver paura che questa ci porti un peso ulteriore; è un peso solo per il nostro ego, vera causa di ogni sofferenza. Trasformiamo anche quella paura in amore e in voglia di agire attraverso quello che siamo capaci di fare.

Se facciamo della nostra sofferenza il centro del mondo, sarà pesante come tutto il mondo, ma se sentiamo il dolore di tutto il mondo nel cuore aperto, la nostra sofferenza sparirà spontaneamente nell’amore.

Siamo ammalati a morte di egoismo, di egocentrismo, e non basta dirsi: “Devo amare di più allora sarò bravo!”, occorre scegliere ogni giorno di aprirsi un po’ di più ad ascoltare la sofferenza altrui, allora l’amore accadrà da sé.

 

20/01/15
atteggiamenti

Un commento a “91. ATTEGGIAMENTI INTERIORI”

  1. donatella

    E’ così vero cara Carlotta! Nessun farmaco può curarci di più e meglio della compassione attiva, del prendersi cura degli altri con atteggiamenti o gesti concreti piccoli e grandi. Posso confermare alla grande ciò che dico perchè nella mia vita ho avuto la fortuna di sperimentarlo molte volte. Il problema sorge quando vorresti trasferire agli altri la bontà di questo insegnamento senza apparire buonista e pietoso…In questi casi penso che la miglior soluzione siano l’ascolto e il silenzio…grandi alleati dell’ Amore. Grazie! Donatella

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