Una grande anima e il mistero della morte
Era il maestro steineriano di mio figlio più grande: una persona speciale e una grande anima.
Le grandi anime si riconoscono non solo da come si muovono nella vita, quanto piuttosto da come affrontano la morte.
Sì, perché quello che ho visto è stato vederlo morire con Grazia, e in Essa anche la morte non fa più paura, diventa semplicemente un viaggio, sconosciuto alla mente razionale ma conosciuto bene da quell’essere immortale che siamo veramente poiché compiuto innumerevoli volte.
La malattia come trasformazione
Non deve essere stato facile l’ultimo anno per il maestro Stefano, eppure ha sempre sorriso. Anche quando non riusciva più a parlare, anche al culmine della malattia, anche con un corpo compromesso, ha sempre sorriso. Con un sorriso vero, non forzato, coinvolgente, perché ha sempre visto la possibilità, nella difficoltà. Ha sempre saputo cogliere quella bellezza collaterale che trasforma anche la sofferenza.
Non amava il lamento perché preferiva continuare a dare attenzione al bello in tutto e in tutti. Senza fatica. Lo vedeva e basta. E così, come un vero alchimista ha trasformato il piombo in oro.
Che cos’è davvero la malattia?
Che cos’è malattia? Quando il corpo non funziona più bene ma si dimora in uno stato di amore, radianza e pace si è malati o no? Quando il corpo è sano ma il cuore arido, la mente offuscata e la paura impera, possiamo dire di essere sani o no?
Non ho visto morire un uomo malato, proprio per niente. Ho visto un’anima radiosa che non aveva più bisogno di un corpo per continuare ad essere un sole, un essere immortale che ha trasformato ogni dolore in amore.
Era una grande anima che, dopo aver dato tanto a tutti in quel corpo, ha avuto la possibilità di continuare a splendere senza la forma fisica.
Morire nella Grazia
Ma per morire nella Grazia occorre prima vivere nella Grazia.
La Grazia non è un premio, non è una ricompensa per chi è stato “buono” ma ciò che rimane quando la pretesa di controllare tutto si dissolve. É ciò che accade quando non ci opponiamo più a quello che c’è ma ci danziamo insieme. Questo accade quando ci arrendiamo all’infinito intelligente e lo lasciamo agire con fiducia, fino a scoprire che tutta quella intelligenza siamo noi. Non quello che crediamo di essere ma ciò che siamo veramente che ha più a che fare con il vuoto che con il pieno.
Oltre la paura della morte
La Grazia giunge quando smettiamo di combattere continuamente. Allora il nostro vero nome diventa Vita, anche quando stiamo morendo.
Osservando il maestro Stefano nel suo viaggio nell’oltre, ho sentito chiaramente il suo stato di Grazia e non sono stata certamente l’unica. É stato un grande dono vedere la morte dai suoi occhi.
Perché non ho visto la morte, nemmeno per un attimo, perché lui non l’ha mai vista. E se non vedi la morte, non muori.
La morte come concetto che svanisce
Vedeva luce, sentiva amore e libertà, ma la morte no. Vedeva l’Arcangelo Michele, la Madre divina, ma la morte non la vedeva proprio. E se non vedi la morte, non c’è morte.
É un concetto che svanisce. Non ha più alcun significato.
Facile pensare che solo gli eletti possano essere toccati dalla Grazia. Comodo tenersi fuori per continuare a dimorare nel proprio angolo tiepido che appare sicuro.
Il folle liberato e la libertà interiore
Il folle liberato é un archetipo, c’è in ognuno di noi. É la manifestazione della libertà in ognuno di noi. Occorre solo riconoscerlo, permettersi di attraversarlo. Abitarlo.
Il folle liberato é colui in cui arde il fuoco della libertà più che quello della sicurezza.
E per morire liberi occorre vivere liberi ora. Non domani, non quando, non se… ora.
E nella libertà non si vede la morte, nemmeno nel mentre la vedono tutti gli altri.
Entanglement e connessione oltre il tempo
Il maestro Stefano non è morto.
Chi guarda dai suoi occhi può vedere che la morte non c’è.
E ricordiamo bene che due punti in relazione sono in entanglement. Questo vuol dire che è possibile uno scambio di informazioni, connessione sempre presente.
Due esseri che si Vedono sono connessi a qualsiasi distanza, anche se sono in dimensioni diverse, al di là de tempo e dello spazio.
La morte, così come ce l’hanno sempre presentata, non esiste.
Ognuno di noi, in fondo, lo sa già da sempre.
Carlotta Brucco
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