
Riposatevi per qualche istante nel “non sono”, un po’. Basta sforzi, basta ottenimento, basta combattimenti. Eppure riuscite ancora a vivere: far da mangiare, andare al lavoro. Potete esserci ma essere vuoti di voi. Qualunque cosa guardate, ripetete: “Non c’è” e qualunque pensiero: “Non è”.
“Niente di ciò che credo è così come appare.”
“Niente possiede quella realtà che gli do.”
Non è riposante?
Solo il pensiero “io” ha da dire qualche cosa. Solo se l’attenzione cerca il pensiero “devo essere qualcuno”, allora non si può lasciar essere il vuoto. Nel vuoto non c’è alcunché eppure mi guardo attorno e tutto è. Un essere che emerge dal non essere. Un’onda che emerge dal mare essendo sia onda che mare.
Perché cerchiamo un’identità? E se non ci cercassimo più in qualcuno, in qualcosa? Cosa rimarrebbe? Se ci cercassimo nel non sono? Se lasciassimo essere il non sono? Emergerebbe spontaneo l’essere? L’Io sono?
Allora sì che sarebbe sincero. Un Io Sono che poggia sul vuoto. Perché fa tanta paura il niente? Se qualcuno vi dice: “Sei niente, sei nulla”. La si vive come un’offesa. Tutti vogliono essere qualcuno. Sei niente è un’offesa. Questo perché si vive il niente come il contrario di qualcuno.
Ciò che intendiamo con la parola niente non è corretta, perché la usiamo come l’opposto dell’essere qualcuno. Ma il niente non è il contrario dell’essere qualcuno. Il niente non è la sconfitta rispetto alla vittoria. È la liberazione dall’essere qualcuno, ciò che sta nel mezzo tra vittoria e sconfitta, la porta di uscita dal gioco. È il punto zero.
ove si apre lo spazio che siamo veramente. Si apre il vuoto. Ed è Intelligenza pura. E si manifesta come radianza amorevole, l’Io Sono. Non fa le cose a caso. Non esiste il caso.
Ci si alza alla mattina per cercarci nell’essere qualcuno. Chi si alza alla mattina per essere niente? Per essere lo zero? Quasi nessuno si prende la briga di esplorare il niente. Perché altrimenti ci sarebbe molta meno sofferenza nel mondo.
Cos’è il nulla, il nessuno, il vuoto dall’essere qualcuno? Cosa c’è lì? Chi si sente attratto da quel varco?
Se il vostro amico vi dice: “Io sono un grande, tu sei niente, sei uno zero”. Invece di reagire per dimostrare di essere grandi almeno quanto lui, prendete la palla al balzo per esplorare il niente. Per lasciar essere solo il non sono. Solo il vuoto. Lo zero.
È così spaventoso? È bello lo zero, contiene il tutto in attesa di manifestarsi. Non sono. Né questo né quello. Sei così! No.
Sentite cosa si prova nella liberazione dalla definizione di sé. Non vado a cercarmi in ciò che sono ma mi riposo nel non essere. Sono vuoto di questo e di quello.
Oh, ma così si diventa apatici? Assolutamente no. Nasce la consapevolezza di essere mossi dall’intelligenza che tutto è, anziché dall’io. Si viene guidati dalla vita stessa che accade da sé nella perfetta sincronicità di ogni momento. Si apre la consapevolezza della continua danza tra il non sono e il sono.
Ma questo può accadere solo quando lo zero attrae l’attenzione più che tutto il resto. Allora ricordando di essere Quello, tutto ciò che si manifesterà da lì non perderà mai il suo sapore d’amore.
Carlotta Brucco
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